UN SOVRANISMO ANTIGIACOBINO. LE INTERVISTE TALEBANE

In più di un occasione abbiamo usato su questo sito l’espressione etnoregionalismo padano-alpino . Con tale concetto intendiamo non solo lo sviluppo dell’ autonomismo in senso indipendentista con correlata riscoperta delle piccole patrie ma anche una sostanziosa riflessione sulla proiezioni nel concetto di Europa dei popoli nel travagliato contesto postmoderno. Questo insieme di correnti meta politiche anticipa non pochi temi poi elaborati dal Talebano. Per approfondire la questione abbiamo il piacere di confrontarci con un maestro dell’identitarismo padano Andrea Rognoni, grande protagonista del mondo padanista, studioso di cultura lombarda e vero e proprio filosofo politico leghista

Grazie caro Andrea per concederci questa intervista. Diversi anni fa in un confronto col compianto Gilberto Oneto sulla cultura leghista tu sostenevi l’importanza di una evoluzione del leghismo da una mera lotta per l’autonomia ad un ruolo propulsore di trincea e contemporaneamente avanguardia nella difesa dell’identità dei popoli non solo padano alpini. Potremo dire per usare i termini di Tonnies “comunità contro società”. Vuoi raccontare la tua esperienza e il ruolo delle varie iniziative culturali da te dirette in merito a questo tema?

Sono leghista dal lontano 1983….cioè dai tempi della nascita di un foglio, Lombardia autonomista, a cui collaborai colla rubrica Lotta di etnia ..uscivo da altre esperienze politiche…..a sfondo liberale….che non mi avevano soddisfatto. Mi sembrava fin da allora che il leghismo potesse costituire una svolta rispetto al piattume italiano e europeo.Da allora non ho mai smesso di riflettere sul senso del leghismo e mi sono convinto che la filosofia leghista rappresenta l’unica grossa novità della politica contemporanea.

La lotta per l’autonomia e la valorizzazione reale di ogni comunità rappresenta la quintessenza della stessa vita sociale ma attorno ad essa va creata una trama complessa di idee riferimenti e progetti che tengano conto della storia della filosofia etica e sociale e sappiano al tempo stesso rispondere ad una morale più adeguata alla specificità umana , in ordine ai grandi problemi tipici del Terzo Millennio.

La comunità deve essere il punto di riferimento a partire da lingua tradizione ergologia ed arte maturate in essa, perche ‘ la stessa economia, anche locale, rappresenta solo la risultante della cosiddetta Isoida, cioe del pensiero tipico di ogni comunità…al punto che una imposizione strutturale dall’ esterno non può non nuocere a lungo termine al benessere comunitario. La politica consiste quindi nella capacità programmata di valorizzare appieno la cultura della comunità , in relazione alle forze giuridiche e amministrative …dalla Regione allo stato, inevitabilmente governato in chiave federale.

Il leghismo gestisce il nocciolo di questo profondo ripensamento in opposizione dialettica a quella lunga lista di ideologie che hanno fallito all’ interno della modernità proprio perché non hanno tenuto conto adeguatamente della dimensione identitaria e comunitaria: liberalismo, sociocristianismo, marxismo e nazionalismo. La complessa evoluzione che il leghismo ha vissuta dal 1980 ad oggi, in pratica nel giro di una quarantina di anni a cavallo tra i due secoli, non risulta contrassegno di debolezza ma di forza , nella misura in cui da parte sua e’ sempre stato esercitato uno sforzo di comprensione e adattamento.

La difesa dei popoli padanoalpini per il vero leghista non è mai stata formula di schiacciamento su posizioni esclusiviste e incomprensive delle ragioni di tutti i popoli dell ‘universo. I miei studi linguistici e storicoculturali, ad esempio, in qualità di direttore del centro regionale delle culture lombarde, sono sempre stati legati al tesoro della conoscenza diretta del territorio e della sua storia…nella speranza che altri ..in altre regioni portassero avanti un discorso parallelo al mio…..carente in Italia proprio per mancanza di sensibilità identitaria e federalistica. Sulle pagine de La Padania , anche come presidente di Arte Nord, ho sempre difeso la sacrosanta idea che il leghismo non deve limitarsi al riscatto del Nord ma deve interessarsi, oserei dire per sua natura ontologica, di ogni parte del mondo ( vedasi in tal senso anche la mia direzione della rivista dal titolo parlante, Idee per l Europa dei popoli).

Ritengo sotto questo punto di vista che il leghismo abbia vissuto quattro stagioni, tutte importanti.

La prima va dal battesimo fino a meta anni novanta, in cui forte si faceva sentire la protesta contro Roma ed un certo tipo di meridionalismo. La seconda coincide col cosiddetto Padanismo..modulato a partire dal Novantasei secondo un ardito affascinante ma un po’ utopico progetto di indipendenza del Nord. La terza potrebbe venir definita di governance a fini federalistici dal 2001 al 2011, e la quarta ed ultima di impianto sovranista ed antieuropeista…tuttora in corso. Attenzione, secondo la mia riflessione l’ anima di fondo non è mai mutata, esiste uno zoccolo duro del pensiero leghista che rimane la vera arma vincente.

Recentemente Paolo Becchi ha parlato di diritto dei popoli e di un sovranismo non giacobino attento ai diritti dei popoli. Credi che questo binomio sovranismo federalista attento alla comunità territoriale possa essere l’originalità del leghismo nel quadro del sovranismo europeo?

La via che il leghismo non può ma deve seguire e’ proprio quella del SOVRANISMO FEDERALISTA.

Il federalismo non e’ un labirinto cieco a catena di montaggio ….come vorrebbe proprio l’europeismo di Ventotene e della UE livellatrice. Il sistema statuale rimane un confine invalicabile per il fatto che assembla in chiave federale identita’ accomunate dell ‘uso della stessa lingua franca e di una storia autorelazionata.

Il problema dell Italia consiste proprio nel fatto che non è diventata mai vero Stato perché non ha avuto il coraggio di strutturarsi in maniera federale. Il federalismo sarebbe garanzia di sovranità grazie alla creazione della convinzione reale di appartenere ad una Patria fatta di Matrie alleate tra loro e non di vuota retorica falsamente unificatrice o muscolarmente nazionalista, come e’ avvenuto nei 150 anni da Porta Pia ad oggi.

Il sovranismo non deve avere basi giacobine semplicemente perché il giacobinismo ha generato solo lutti e dittature. I diritti dei popoli devono basarsi su basi più solide…radicate nelle rispettive tradizioni. Esiste una storia di comunità bimillenarie che va ristudiata e rilanciata. Il leghismo possiede gli strumenti per attuare tutto questo, in barba a quanto vuol far credere il pensiero individualmondialista, il frutto più elaborato della falsa democrazia su cui si basano le maggiori istituzioni planetarie.

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