PROGETTO VS CAOS: UN RECENTE STUDIO SU PNAS RIACCENDE IL DIBATTITO
Un recente studio internazionale guidato da Yosuke Nagahata e pubblicato su PNAS (diffuso in Italia da GeoPop) ha ricostruito l’origine evolutiva delle cellule del sangue. Attraverso un’accurata analisi trascrittomica, i ricercatori hanno dimostrato che i blocchi molecolari e i fattori di trascrizione regolatori (come il gene Fos) impiegati dalle cellule ematiche e immunitarie degli animali moderni erano già presenti in organismi unicellulari vissuti centinaia di milioni di anni fa, come l’olozoo Capsaspora owczarzaki.
Mentre il modello evoluzionistico classico interpreta questo risultato come una prova della rifattorizzazione casuale di geni ancestrali (exaptation), i sostenitori dell’Intelligent Design (ID) e del creazionismo scientifico utilizzano lo stesso identico corpus di dati empirici per giungere a conclusioni diametralmente opposte. Lo studio su PNAS analizza la trascrittomica, ovvero l’insieme dei geni attivamente espressi tramite RNA messaggero nelle cellule, anziché limitarsi al solo genoma statico. Confrontando le linee cellulari di vertebrati, invertebrati e unicellulari, gli studiosi hanno evidenziato che:
le prime cellule ematiche comparse negli animali erano fagociti simili a macrofagi con funzione difensiva.
Il gene Fos svolge un ruolo chiave nel mantenere la cellula in uno stato ameboide e isolato. Sovraesprimendo Fos in laboratorio all’interno dell’unicellulare Capsaspora, le cellule hanno smesso di aggregarsi e hanno iniziato a migrare singolarmente, simulando il comportamento dei macrofagi animali.
Da questa linea cellulare primordiale si sarebbero poi originate, per successive ramificazioni evolutive, sia le cellule dedicate alla risposta antiparassitaria (mastociti) sia quelle per il trasporto dell’ossigeno (globuli rossi) e la coagulazione (piastrine).
Per i teorici dell’Intelligent Design (come i ricercatori del Discovery Institute), la condivisione di fattori geneticamente complessi come Fos tra un’ameba unicellulare e un globulo bianco umano non rappresenta la prova di una comune ascendenza biologica guidata dal caso, bensì quella di una progettazione modulare (Common Design). Gli ingegneri informatici non ripartono da zero quando scrivono un nuovo programma, ma riutilizzano librerie di codice e moduli già testati ed efficienti. Allo stesso modo, secondo l’ID, un Progettista Intelligente ha impiegato il “modulo genetico” del fattore Fos, ideale per gestire la locomozione e il pattugliamento cellulare, sia in organismi singoli sia all’interno di sistemi complessi come il sangue. L’ID evidenzia come le reti geniche siano estremamente rigide: alterare casualmente i fattori di trascrizione apicali provoca quasi sempre la morte o la malformazione dell’organismo. Di conseguenza, adattare Fos a gestire risposte immunitarie articolate richiede un’immissione di informazione specificata, attributo distintivo delle menti intelligenti e non dei processi stocastici.
I movimenti creazionisti (come Creation Ministries International) ricollegano le scoperte della ricerca al principio della complessità irriducibile, formulato dal biochimico Michael Behe. Avere a disposizione una cellula con capacità ameboide grazie a Fos non spiega la nascita dell’intero sistema cardiocircolatorio. Un macrofago da solo non ha utilità senza un sistema vascolare che lo trasporti, una cascata di coagulazione coordinata e globuli rossi per lo scambio gassoso. Tutti questi sottosistemi devono coesistere simultaneamente per garantire la sopravvivenza dell’organismo. Un’obiezione metodologica riguarda la dimostrazione usata nello studio: per osservare il comportamento ameboide in Capsaspora, i ricercatori hanno dovuto forzare artificialmente la sovraespressione del gene Fos. Per il mondo creazionista, questo fatto dimostra in modo provocatorio che per spingere un meccanismo genetico a svolgere una funzione complessa serve un intervento guidato, intenzionale e programmato (in questo caso degli scienziati), replicando proprio la necessità di un agente intelligente.
Come ricordato spesso da figure del dibattito scientifico come il fisico Antonino Zichichi, la scienza galileiana in senso stretto si distingue per tre pilastri: osservazione empirica, riproducibilità sperimentale e falsificabilità.
La ricerca pubblicata su PNAS offre una mappa molecolare di grande valore per la biologia moderna. Il dibattito sulle origini dimostra come lo stesso dato empirico, la conservazione e l’uso del gene Fos, possa essere interpretato sia come prova di una co-opzione evolutiva non guidata, sia come testimonianza di un linguaggio di programmazione biologico condiviso firmato da un Progettista.
Fabrizio Fratus

Rispondi