Tesoreria unica: così Monti uccide il Federalismo

(tratto dal blog di Vincenzo Sofo)

L’azione del Governo Monti sta prendendo un piega decisamente preoccupante dal punto di vista della ristrutturazione dell’assetto organizzativo dello Stato: già la decisione di concentrare i tagli sulla spesa pubblica a livello periferico, evitando invece di incidere seriamente sulle spese centrali (il vero problema del Paese), aveva sollevato alcuni dubbi sulle intenzioni dell’esecutivo. Dubbi che sono cresciuti in seguito alle norme introdotte con il decreto sulle liberalizzazioni, che dota i Comuni di nuove funzioni, senza però dotarli dei mezzi e delle competenze per esercitarle. Infine, la recente decisione di accentrare la tesoreria ha dato il definitivo KO alle amministrazioni comunali.

Da qualche tempo ormai la politica –stante anche gli esempi di altri Paesi europei e non – si era pacificamente (e finalmente) convinta che per mettere in piedi un sistema efficiente ed efficace il federalismo fosse la via da seguire: idea sostenuta trasversalmente, dalla Lega così come da altri partiti e dai maggiori esperti di Economia Pubblica. Tuttavia l’azione di Monti sembra che vada in direzione del tutto opposta, facendo finta di decentrare affidando compiti e funzioni al territorio, togliendo però gli strumenti di governo… e soprattutto accentrando la gestione del denaro. Che andrà tutto in un posto solo, proprio là dove avviene la maggior parte degli sprechi. Non certo un modo intelligente di migliorare le cose.

I Comuni rappresentano le istituzioni più a vicine al territorio, quelle a diretto contatto con il cittadino e con una più profonda conoscenza delle sue necessità… che cambiano da città a città. I Comuni hanno il compito di erogare al cittadino i servizi di cui ha bisogno, ma per farlo devono avere gli strumenti. E’ impensabile che non possano gestire direttamente il denaro: che ne può sapere Roma di come/dove devono essere spesi i soldi – ad esempio – a Milano o in un piccolo paesino del profondo Sud (o Nord)?

Dotiamo i Comuni di entrate proprie, cosicchè possano decidere in autonomia quanti soldi chiedere ai cittadini e come spenderli. E lasciamo a Roma il controllo e la gestione delle funzioni più importanti, a rilevanza nazionale. Soltanto così si potrà avere una vera e propria responsabilizzazione dei politici, poiché chi spreca e ruba non potrà più vivere alle spalle del Governo ma non potrà evitare di rendere conto ai suoi cittadini (dovendo andare direttamente da loro a chiedere altre risorse). E il governo centrale avrà meno opportunità per sprecare. E i cittadini potranno finalmente e facilmente individuare chi si mangia i frutti del loro lavoro.

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