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ATTACCO ALL’ IRAN. FACCIAMO IL PUNTO

Gli USA di Trump hanno deciso di seguire Israele attaccando l’Iran e uccidendo, tra le altre personalità di spicco della politica, dell’esercito e dei servizi di sicurezza, l’ayatollah Alì Khamenei. Ciò mentre i negoziati sul programma nucleare iraniano proseguivano, anche se non egregiamente, soprattutto stando alle aspettative trumpiane. Interessante notare che il ministro degli Esteri dell’Oman Badr al Busaidi, che fungeva da mediatore tra le due parti, il giorno prima dell’attacco aveva dichiarato che “l’Iran ha accettato di smantellare le scorte di uranio arricchito”.

La giustificazione ideologica utilizzata, come noto, è quella della liberazione del popolo iraniano dal giogo della teocrazia sciita degli ayatollah. Le vere ragioni, ovviamente, sono altre, pur riguardando la stessa specificità della struttura della società e dello stato iraniani. Negli ultimi anni le proteste che si sono susseguite hanno principalmente riguardato, in questo ordine, il carovita dovuto alle sanzioni e la delusione nei confronti di una politica estera molto prudente. Un’azione di questo tipo, considerate anche le moltissime vittime civili (all’inizio delle ostilità è stata bombardata una scuola femminile nella città di Minab, il numero delle vittime è di 165), non può che ricompattare grande parte della società: la minaccia o l’attacco esterno, come è noto, spesso e volentieri sortiscono tale effetto. Tra l’altro, è anche bene precisare che alla caduta del regime non è detto che segua una “democratizzazione” della società e dello stato occidentalmente intesa (ammesso per ipotesi che tale sia l’aspirazione della maggior parte della popolazione). Le cose, come appunto il caso mediorientale ha più volte dimostrato, sono infinitamente più complesse.  Ciò che è certo che conflitto ormai coinvolge tutto il Medio Oriente e che le operazioni militari statunitensi si protrarranno per almeno qualche settimana: gli americani già lo sapevano. D’altro canto, sembra che non abbiano previsto tutto o che non siano contenti delle conseguenze (altrettanto ben intuibili) di un evento di tale portata. Infatti, ieri il segretario di stato Marco Rubio ha affermato che gli USA “non hanno colpito Khamenei e non mirano a un cambio di regime”.

 

In generale, queste dinamiche confermano il carattere in fieri del mondo quasi-multipolare che sarà, mostrandone al tempo stesso la labilità e l’imprevedibilità che dipendono dal suo aspetto profondamente personalistico espresse da una narrazione che non cerca più, come fino a qualche anno fa, di edulcorare o, addirittura, mascherare la logica dei “meri interessi”. Quindi un mondo quasi-multipolare fatto di imperi disposti a molto a causa di profonde crisi identitarie interne, anche se, spesso, incapaci di prevedere le conseguenze delle proprie azioni (si pensi alla crisi ucraina).  Il Medio Oriente in fiamme e l’Iran sotto attacco cambiano tutto. Gli ayatollah fornivano droni e missili ai russi, nonché materie prime (soprattutto petrolio) ai cinesi. In aggiunta, la chiusura del golfo di Hormuz e le ostilità con i Paesi del Golfo indurranno a un innalzamento dei prezzi del greggio, cosa che costringerà la Cina (ma non solo) a mutare il proprio atteggiamento (abbastanza canzonatorio) nei confronti della Russia la quale pretenderà prezzi più in alti. Dal punto di vista russo (e cinese) solitamente ogni nuova crisi che occupa e distrae gli americani è accolta positivamente. In questo caso però data la specificità del paese coinvolto (l’Iran), le cose stanno diversamente. Se è vero che la fornitura di armi all’Ucraina a causa di ciò potrà subire dei cambiamenti, l’operato americano dimostra che non esistono vincoli di sorta quando si tratta del perseguimento degli interessi nazionali (o di ciò che viene inteso come tale): in altre parole, è riconfermata l’inconsistenza del discorso, per il momento in Russia ancora abbastanza in voga, che insiste sulla possibilità di un accordo personale-personalistico tra Trump e Putin che metta fine al conflitto ucraino a discapito delle richieste e delle pretese ucraine.Inoltre, attualmente l’Iran è simbolicamente inteso come un alleato della Russia (e della Cina): il fatto che ciò non influisca sulle decisioni israeliane e statunitensi incrina la narrazione della multipolarità. Né la Russia né la Cina interverranno militarmente per difendere la Repubblica Islamica, ma il fatto che ciò sia e fosse risaputo non minimizza la conseguenza appena tratteggiata di questo attacco. Molto, inoltre, dipenderà dalla decisione di alcuni paesi europei (Gran Bretagna, Francia e Germania in primis) di prendere parte alle operazioni militari in sostegno di Israele.

Sacha Cepparulo

1 Comment on ATTACCO ALL’ IRAN. FACCIAMO IL PUNTO

  1. Luigi Bruni // 5 Marzo 2026 a 11:19 // Rispondi

    I giornaloni italiani sulla questione sono pieni di propaganda e trionfalismo data dalla superiorità militare dell’occidente. Che squallore. Kamanei sarà stato un dittatore ma è morto da uomo, senza nascondersi.

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