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Trump, violenza e il Capitalismo cinese.

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Gli scontri avvenuti a Washington il 6 Gennaio, erroneamente descritti come un attacco alla democrazia, rappresentano il disperato tentativo del popolo americano di non arrendersi alla fine del sogno americano e all’insorgere di un nuovo ordine mondiale di global comunismo guidato dalla Cina che mette a repentaglio la sopravvivenza dell’identità, delle radici, dei valori e della sovranità dei popoli.

Come messo brillantemente in luce da Edoardo Cigolini, gli Stati Uniti stanno attraversando una grave crisi economica, politica sociale e culturale e sono dilaniati da profonde contraddizioni e tensioni sociali e da un generale declino della vita politica e sociale. Gli USA, da potenza egemone sono ora una potenza in crisi.

Dall’altra parte, in pochi decenni la Cina ha sperimentato una grande crescita economica e da paese in via di sviluppo si è trasformata in una superpotenza economica mondiale. Più di tutte le nazioni la Cina ha tratto vantaggio dalle dinamiche della globalizzazione producendo prodotti a basso costo e diventando la fabbrica del mondo. Ha incrementato in modo esponenziale gli scambi con l’estero e dopo aver eguagliato e superato gli USA si sente ora pronta a collocarsi al vertice dello scenario politico internazionale e a porre fine al secolo americano.
Tutto questo ha avuto ripercussioni sugli equilibri economici e politici internazionali (basti pensare alla guerra commerciale con gli USA a colpi di dazi e sanzioni). Ma il terreno di scontro tra USA e Cina non è solo commerciale.
La Cina, con il suo sistema capitalista perfetto – poiché sostenuto da una dittatura, non solo minaccia la supremazia economica degli USA ma anche quell’insieme di valori secolari che potremmo definire l’ideologia americana o occidentale.

La Cina è portatrice di un nuovo paradigma di sviluppo all’insegna del progresso, della cultura digitale e del transumanesimo e di un nuovo modello socio antropologico basato sulla destrutturazione dell’umano in una dimensione dove tutto viene piegato a criteri e metodi scientifici e dove tutte le altre componenti essenziali non quantificabili come il pensiero, vengono rinnegate, controllate e censurate. Tramite una struttura verticale di controllo orwelliano il sistema cinese estende i tentacoli del Partito Comunista in ogni ambito.

Nella corsa per la riduzione dell’uomo a numero e a soggetto manipolabile e controllabile l’Occidente, con la sua ideologia e i suoi valori, rappresenta un ostacolo. O meglio, l’ostacolo è in realtà rappresentato da una parte del mondo occidentale, ovvero da quella parte che non intende piegarsi alla propaganda continua e martellante che zittisce, spesso con censura, le opinioni contrarie alla narrazione globalista.

Non è segreto che il modello cinese sia improntato ad un rigido controllo di tutti gli aspetti della vita dei cittadini ed a una totale sorveglianza.

Il confronto tra Stati Uniti e Cina ricorda il confronto tra Stati Uniti e Unione Sovietica durante gli anni della Guerra Fredda ma presenta anche notevoli differenze. L’attuale battaglia non può essere interpretata attraverso il mero binomio tra comunismo e capitalismo. La Cina, seppur comunista ha un’economia capitalista. Si tratta infatti in primo luogo di una guerra tra dittatura e democrazia. Lo scontro tra le due potenze è ideologico prima che geopolitico.

Come Antonio Rapisarda ha messo in evidenza, Donald Trump ha interpretato e incanalato le esigenze e il diritto di continuare ad esistere di un mondo che lotta per la propria sopravvivenza all’urlo di “Make America great again!”.

Beatrice Mantovani

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