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I DUE VOLTI DELLA GIUSTIZIA. DAGLI ANNI 70 AL CASO ROGGERO

 

Il recente verdetto della Corte di Cassazione che ha confermato la condanna a 14 anni e 9 mesi di reclusione per il gioielliere Mario Roggero, reo di aver inseguito e ucciso due rapinatori che avevano assaltato il suo negozio a Grinzane Cavour, ha riacceso con forza il dibattito sui confini labili della legittima difesa e sulla percezione di equità del sistema giudiziario italiano.

Mentre l’opinione pubblica si divide tra chi invoca la grazia presidenziale e chi difende l’intangibilità delle sentenze, la memoria storica offre paradossi capaci di amplificare il senso di smarrimento del cittadino comune. Il cortocircuito logico e giuridico emerge in tutta la sua potenza se si mette a confronto il caso Roggero con vicende del passato politico italiano, come quella legata alla morte del militante dei NAR Franco Anselmi.

 

Il caso Anselmi (1978): Il 6 marzo 1978, durante una rapina all’armeria Centofanti di Roma compiuta dai Nuclei Armati Rivoluzionari, uno dei proprietari sparò alle spalle e uccise Franco Anselmi. Lo sparatore fu indagato ma successivamente prosciolto. Anni dopo, nel 1987, gli venne persino conferita la medaglia d’argento al valor civile per il coraggio dimostrato. Un’azione difensiva estrema, compiuta in un contesto di piombo eversivo, che ottenne il riconoscimento dello Stato.

 

Il caso Roggero (2021-2026): Il 28 aprile 2021, il settantaduenne Mario Roggero subisce una rapina a mano armata (poi rivelatasi con armi giocattolo e un coltello) nella sua gioielleria. Sconvolto dalla violenza subita, insegue i malviventi all’esterno, esplodendo colpi di pistola che lasciano a terra due morti e un ferito. Per i giudici, l’azione criminosa era ormai conclusa e la fuga dei rapinatori escludeva l’attualità del pericolo, requisito fondamentale per far scattare la legittima difesa. Da qui la condanna definitiva.

 

Il raffronto nudo e crudo spinge a interrogarsi su cosa muova il metro della giustizia. Da un lato, un negoziante che difende i propri beni e la propria incolumità subendo il trauma di un assalto armato viene sanzionato severamente perché l’azione si sposta fuori dal perimetro temporale dell’aggressione immediata. Dall’altro, in un passato segnato da ideologie eversive, reazioni analoghe a colpi d’arma da fuoco contro rapinatori portarono a proscioglimenti e onorificenze.

 

La legge è uguale per tutti, ma l’interpretazione del pericolo e del tempo della difesa sembra mutare radicalmente a seconda del contesto storico, sociale o, più probabilmente, di chi sia il bersaglio. Nel caso Anselmi, ad essere ucciso è stato un fascista e, ieri come oggi, vi sono persone che non ritengono la vita sacra per tutti: un fascista evidentemente non ha diritto alla vita e, di conseguenza, il suo carnefice venne premiato.

 

La legge non è uguale per tutti; la sua interpretazione muta perché è fatta dagli uomini. Ieri come oggi, spesso, sono più colpevoli gli apparati di giustizia, pronti a colpevolizzare chi si difende o a esaltare chi uccide un fascista!

Fabrizio Fratus

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