LIBERTA’ E COMUNITA’: UNA RIFLESSIONE – parte seconda

Proviamo a ragionare su ciò cui stiamo assistendo: il premier Conte senza aver avuto un mandato pieno dalle Camere ha avviato consultazioni con i partners europei dell’Eurozona per avviare, sostanzialmente, il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità). IN piena emergenza sanitaria ma con l’attività del Parlamento che è stata sospesa per un periodo di quasi un mese e che, comunque, sta riprendendo con molta lentezza ed apatia da parte di quasi tutti i gruppi parlamentari sia di potere che di opposizione, l’Italia non ha avuto un dibattito reale su nessuno dei temi che la riguardano.

Sulla vicenda degli aiuti di cui avrà bisogno per superare l’emergenza socioeconomica, ad esempio. Tutta la vicenda relativa ai rapporti con la BCE ed alla “ricostruzione” di cui si parla, è appannaggio di una squadra di tecnici nominati da Conte stesso e dal suo Governo, sovente al di là delle stesse forze politiche che lo compongono, in ispecie relativamente al M5S.
Non è peregrino pensare che l’Italia si sia trasformata, secondo dei desiderata molto tipici di una certa elites di pensiero attiva da molti anni nel mondo occidentale, in una Tecnocrazia di nominati o, persino, di autoconvocati.
L’onorevole Fabiola Bologna , ad esempio, ha lasciato il Movimento accusandolo di essere oramai lontano dalle posizioni originarie e di non essere più in grado di sostenere una linea autonoma all’interno dell’esecutivo, pur avendo posizioni elettive maggioritarie.
Colpisce anche la dichiarazione di Antonio Zennaro, altro deputato che lascia il movimento con un’accusa ben precisa: “ Peccato che questo cambiamento si sia fermato per qualche cerchio magico di troppo e l’arroganza di qualche membro del Governo a cui per errore il M5S ha affidato ‘pieni poteri’ in materia economica, che non ha fatto altro che boicottare e mettere in un angolo persone come il sottoscritto. Ma la cosa più grave è proprio la differenza tra programma elettorale e quello che realmente si è fatto. Di buone idee ce ne erano molte, ma per arroganza, incompetenza e senso di ingiustificata supremazia, non sono mai state seriamente prese in considerazione. Specie in questo difficilissimo momento storico, il Movimento non sembra proprio in grado di trovare idee, progetti e proposte per far uscire l’Italia dalla crisi post coronavirus”.

Andando a toccare il tema legale del periodo che stiamo vivendo ha colpito il parere autorevole dell’ex-presidente della Corte costituzionale, Gian Maria Flick: egli ha espresso dubbi di applicabilità relative alla parte di questi decreti in cui si ipotizza addirittura l’arresto per i contravventori e non mancano profili di incoerenza di fronte all’assenza di procedure rapide e certe per accertare la positività al coronavirus di un sospetto o di un contravventore che vada in giro a bighellonare, magari a torto ma di cui non sappiamo se egli sia infetto, consapevolmente o meno.
Idem altri nomi come Sabino Cassese sul piano del Diritto Amministativo dato che le sanzioni sono state traslate dal diritto penale a quello amministrativo, per motivi di applicabilità.
Le ipotesi si sprecano e si continuano a sprecare ma siamo sicuri che un Governo possa creare ipotesi di reato che non passino di fronte al vaglio delle normali procedure? Possiamo evitare che il potere legislativo si autoastenga da una procedura che preveda un vaglio attento di commissioni ministeriali perché un reato abbia ad esistere?
La domanda nasce spontanea pur essendo, questo, indubbiamente uno “Stato di Necessità” ben temuto e criticato dalla dottrina liberale e progressista in merito ad autori come Schmitt che di questo concetto hanno fatto un pilastro delle proprie proposizioni teoriche.

E quand’anche la Giustizia, penale o amministrativa in caso di ricorsi, si proponesse di celebrare miriadi di procedimenti aventi ad esame queste fattispecie di reato, è giusto che un organo come la Giustizia venga intasato di processi così quando, da sempre, ci si lamenta di una Giustizia lenta, inefficace, a rischio per carenti infrastrutture e organici di cui gode? Esiste un dibattito molto complesso circa, ad esempio, la prescrizione dei reati propriamente detti e le sanzioni amministrative, in tutto questo tutta Italia si immerge in un regime sanzionatorio che ha visto tutti i tipi di comportamenti più ordinari, diventati sanzionabili.

Indubbiamente la popolazione ha accettato, va detto, di buon grado le proibizioni in quanto è evidente che davanti ad una pandemia alcuni comportamenti sociali sono un veicolo di infezione e non è certo criticabile la decisione di impedire, a tutti i costi, che l’epidemia si espanda per tutte le ragioni possibili.
Ora, sappiamo che il Governo ha risposto con un pacchetto di misure simili a quelle di alcuni Governi di altre nazioni come la Cina, presa a modello primario di intervento sull’epidemia. Parliamo, quindi, della Cina Popolare e non di Taiwan che pure ha affrontato in modo brillante la pandemia, ovviamente giunta in modo assolutamente facile essendo vicina alla Cina Popolare.
Colpisce, però e qui sta un altro problema, tutto il percorso del Governo che ha tardivamente, applicato tali misure passando dal rifiuto di ogni allarmismo, al rifiuto di ogni considerazione circa la necessità di verificare rigidamente la salute di chi venisse dall’area cinese, che si tratti di Cinesi o Italiani viaggiatori per affari e lavoro o studio, ad altri interventi.
Occorre ricordare, ai difensori della politica del rigore, che la politica ha risposto con sdegnate dichiarazioni antirazziste e con una totale assenza di realismo a fronte di una minaccia che si stava rivelando ben più presente e concreta che non le fantasiose asserzioni di movimenti come le Sardine che hanno dichiarato “il vero virus è il razzismo”.

Nel giro di pochi giorni , in modalità del tutto schizofrenica Il sistema ha riconvertito tutto questo apparato mediatico volto al più dogmatico buonismo in una sorta di allarmante regime di totalitarismo sanitario in cui qualsiasi trasgressore dovesse essere sanzionato con multe colossali ed una caccia all’uomo mai vista dai tempi del sequestro di Aldo Moro.

Non sono mancate una serie di difformità francamente inaccettabili quali le vicende della solita ONG cui nessuno ha, finalmente, intimato di andarsene nei propri paesi di provenienza (Olanda o Germania) a scaricare pseudo-profughi e sconosciuti vari, di cui alcuni sicuramente positivi al Coronavirus, ed altre vicende ancora quali quella dell’appena passato 25 Aprile dove l’ANPI ha avuto concessa una sorta di sostanziale deroga che il Governo aveva assolutamente respinto per le funzioni religiose financo funerarie.
Capitolo a parte, quello religioso, che richiederebbe una disamina a parte per capire il livello di “imbarbarimento” delle istituzioni anche relative alla sicurezza a fronte di esigenze che nessuna emergenza sanitaria o bellica aveva mai messo in discussione, vale a dire la celebrazione di riti funebri o religiosi in genere, peraltro nella totale acquiescenza del mondo ecclesiastico e dei suoi rappresentanti, tutti indubitabilmente schierati dalla parte dello Stato Laico, probabilmente a fronte della permanenza di guarentigie di quest’ultimo nei confronti di cosette come l’IMU sugli immobili ecclesiastici adibiti a operazioni economiche estranee al culto.
Quando fai accordi col diavolo poi ti bevi la sua minestra, è chiaro.
L’effetto di questa assetto di emergenza nazionale è, comunque, oramai dubbio anche a fronte di continue discrepanze e incoerenze nell’applicazione e se ha fatto notizia, poi rientrando quasi subito, l’idea di una App di tracciamento dei casi di Coronavirus e di controllo dei movimenti dei cittadini che uscissero di casa, stiamo parlando della mitica IMMUNI, maggiormente ha fatto scalpore l’idea che qualcuno avallasse l’idea del braccialetto elettronico per i cittadini che non avessero modo di scaricare tale app sul cellulare.

Ricordiamo tutti il grande dibattito legale che incorse quando si parlò di usare il braccialetto elettronico per i detenuti agli arresti domiciliari o per quelli che avessero concluso la carcerazione ma che fossero ancora sottoposti e misure di limitazione della libertà personale in virtù della loro natura criminale certificata da una condanna per reati come Mafia et similia.

Ricordiamo tutti, per averne vissuto almeno una volta un episodio, di aver dovuto chiedere soccorso alle Forze dell’Ordine per situazioni a rischio o per segnalare qualcosa di relativo a malintenzionati nelle proprie pertinenze abitative, ricevendo risposte quali “non abbiamo mezzi disponibili”, “non abbiamo, al momento, uomini da inviare”, “passi domani all’orario delle denunce”.
Non si deve far altro che una piccola ricerca in rete per notare una articolistica molto dettagliata circa Corpi di Polizia che ricorrono all’autotassazione per veicoli, manutenzione, uniformi, carburante etc.
Magicamente si materializzano mezzi, fondi, droni, elicotteri e quant’altro per un controllo capillare ai danni di anziani che portano il cane fuori a fare i bisogni, improvvisati sportivi della domenica, ribelli delle spiagge.
Stranamente non si può andare in un bar ma ci si può ammassare in industrie come Amazon i cui lavoratori hanno dovuto scioperare per non doversi mettere in fila a pochi cm tra di loro in spogliatoi dove sono obbligati ad andarsi a cambiare per lasciare i cellulari nelle cassette di sicurezza.

Verrebbe da pensare, anche, che l’idea del braccialetto di sorveglianza per chi non abbia la app IMMUNI, sia stata scartata e tutto il discorso dell’applicazione sul cellulare, sia rientrata per non costringere le autorità a censire ed a far tracciare una serie di categorie di persone che, normalmente, non hanno limitazioni di movimento quando si comportano in modo delinquenziale o quando vagabondano per parchi e aree urbane senza che nessuno chieda mai loro conto e ragione sul perché siano in giro a quella o ad altra ora.
Non mi ci vedo, infatti, gli ospiti dei centri di accoglienza gestiti dai vari enti assistenziali convincersi di mettere un braccialetto di sorveglianza. IN passato si era questionato persino sulla loro limitazione di movimento quando sono emersi rischi per la diffusione di malattie come Ebola e la TBC.
Tutto questo per riflettere, tutti assieme, sul dato che, forse, questo mantra del sistema politico e di potere che preveda una serie di limitazioni della libertà dei cittadini per “il bene di tutti” non sia poi così credibile alla luce di questa ed altre dissonanze che si verifichino nel concreto e nel quotidiano sui cittadini ordinari, qualsiasi, che non hanno certo avuto colpa di aver fatto esplodere la pandemia, a differenza di ben altri attori consapevoli o meno della globalizzazione senza cervello in cui siamo finiti.
Forse perché, come hanno rilevato Fusaro e Meluzzi in un interessante dibattito congiunto in video, il cittadino libero è stato trasformato in un utile idiota di un sistema che lo vorrà far tornare ad una normalità ancora più subnormale di quella in cui era già stato imprigionato.

Stefano Cordari

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