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LA SCIENZA CONFERMA LA BIBBIA. DI NUOVO

 

Per millenni, un versetto della Genesi è rimasto sospeso tra il mito e la profezia. Mentre il Professor Cosimo Comito oggi ci ricorda che il nostro corpo è “programmato” per raggiungere la soglia dei 120 anni, scopriamo che questa cifra non è una novità della medicina moderna, ma un’indicazione millenaria che sfida il tempo. ​Nel libro della Genesi (6:3), leggiamo una dichiarazione perentoria: «I suoi giorni saranno centoventi anni». Per secoli, i lettori della Bibbia hanno interpretato questo numero in vari modi, ma oggi la scienza sembra confermare che esista un vero e proprio “muro biologico” situato esattamente a quella quota.

​Mentre il Salmo 90 ci parla della fragilità quotidiana (fissando la vita media tra i 70 e gli 80 anni), la Genesi definisce il potenziale massimo della macchina umana. Un potenziale incarnato perfettamente da Mosè, che muore a 120 anni conservando vista e vigore. Ma cosa dice la scienza su questo limite? ​La biologia moderna ha identificato un meccanismo che sembra dare ragione alla Bibbia. Nel 1961, il biologo Leonard Hayflick scoprì che le cellule umane non possono dividersi all’infinito. Ad ogni divisione cellulare, le estremità dei nostri cromosomi (i telomeri) si accorciano. Quando diventano troppo corti, la cellula smette di riprodursi e muore.

​Studi sulla senescenza cellulare suggeriscono che, in condizioni ambientali e genetiche ottimali, il numero massimo di divisioni consenta al corpo umano di vivere circa 115-120 anni. Se la Bibbia pone il limite a 120, la realtà storica ci è arrivata vicinissimo. Il caso più documentato al mondo è quello della francese Jeanne Calment, l’unica persona di cui si abbia prova certa che sia riuscita a superare di poco la soglia, morendo a 122 anni.

​Tuttavia, uno studio fondamentale pubblicato sulla rivista scientifica Nature nel 2016 ( “Evidence for a limit to human lifespan” di Dong, Milholland e Vijg) suggerisce che il limite naturale della vita umana sia fisso e che, nonostante i progressi della medicina, la probabilità di superare i 125 anni sia praticamente nulla. Gli scienziati hanno osservato che, dagli anni ’90, il miglioramento della sopravvivenza negli ultracentenari si è arrestato, confermando l’esistenza di un “tetto” biologico invalicabile.

 

​Se Dio ha fissato il confine e la biologia ha costruito le mura, il Professor Comito ci ricorda che le chiavi del castello le abbiamo noi. La Bibbia ci dà il “numero”, ma la scienza ci spiega come arrivarci in salute:

​L’Attività Fisica (Il Vigore di Mosè): Camminare un’ora al giorno a passo svelto non è uno sport, è una manutenzione necessaria. Il corpo fermo decade; il corpo in movimento rigenera i tessuti. Un cervello attivo rallenta l’atrofia neuronale. La Bibbia stessa spinge verso il “lavoro” come scopo; la neurologia conferma che l’apprendimento continuo crea nuove connessioni sinaptiche.

​È straordinario pensare che ciò che la scienza sta faticosamente dimostrando attraverso microscopi e sequenziamento del DNA fosse già scritto in poche righe di un testo antico di millenni. Che lo si chiami “Limite di Hayflick” o “Decreto Divino”, il numero 120 resta il traguardo ideale.

​La sfida oggi non è solo vivere 120 anni, ma vivere come Mosè: con la vista non offuscata e il vigore non venuto meno. La genetica ci dà il limite, ma il nostro stile di vita decide quanto vicino vogliamo arrivare a quel traguardo.

Fabrizio Fratus

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