IL RITORNO DI DON ABBONDIO

La nomina al Soglio Pontificio del Cardinale Bergoglio ha chiaramente rappresentato la volontà di abbandonare la Chiesa severa ed austera, dorata ed inavvicinabile, a favore di un’Istituzione più vicina ai fedeli, in linea con il sentire sudamericano impegnato e progressista, in opposizione al marmoreo Altare della Città Eterna.

Lo stesso nome scelto, Francesco, è indicativo del solco che si è voluto tracciare. Di poi, come da copione, si è assistito allo sgomitare di prelati della venticinquesima ora, intenti ad inscenare le più patetiche rappresentazioni del buonismo spiccio a tutti i costi pur di ingolosire le alte sfere.

In questa imbarazzante battaglia del “bene” contro il diabolico diverso, si sono visti gommoni nelle chiese, talari ballare a ritmo di disco dance, pubbliche gogne e malcelate minacce di punizione non solo divina.Il tifo da bar imperante tra molti prevosti, tuttavia, è stato giocoforza soggiogato dalla drammaticità dell’emergenza sanitaria e delle conseguenti contromisure.

Da leoni dell’etere a vasi di terracotta circondati da tanti vasi di ferro è un attimo. Sole, nel silenzio di case ad alta tecnologia, chiuse in se stesse e prive di qualsiasi contatto col prossimo, le greggi si sono così trovate d’improvviso abbandonate da quei pastori d’anime che, in tempi diversi, si erano impegnati a guidarle.

Ci eravamo illusi di essere attorniati da tanti Fra Cristoforo, pronti a tuonare contro le ingiustizie, invece ci siamo ritrovati pieni di Don Abbondio in fuga: al sicuro nelle canoniche, ci si è limitati a suonare le campane, o, più arditamente, a ben predicare attraverso schermi da 5 pollici, novelli influencer del Signore.

Di tutto questo, l’unico timido appunto pervenuto è una paventata lesione del diritto di culto con l’avvio della mirabolante “fase 2”, come se quanto occorso finora sia stato solamente uno strano sogno interrotto da un brusco risveglio. Forse che la vita agiata abbia fatto dimenticare la Parola di Dio? Eppure, la storia trabocca del sangue dei martiri, vittime dell’odio costantemente invocate, e delle gesta dei beati, coraggiosi lumi nell’oscurità.

Certamente, tale smarrimento spirituale è ben comprensibile osservando il disfarsi dell’educazione cattolica ormai imperante, tanto che il Primo Ministro nostrano è riuscito, in diretta televisiva, a confondere la Pasqua cristiana (Rinascita) con quella ebraica (passaggio nella Terra Promessa). A quanto pare, l’incoerenza è di questo mondo, anche da parte di chi dovrebbe aver avvertito nel profondo del suo essere una vocazione ultraterrena.

Eppure, la Storia è ricolma di chierici guerrieri che hanno affrontato ogni sorta di pericolo in nome della Fede: dai lazzaretti ai campi di battaglia, dalle persecuzioni ai rastrellamenti, l’Amore verso il prossimo ed un vero senso del Sacro dovere assunto hanno spinto innumerevoli schiere a sacrificare ogni cosa per compiere la propria missione.

La Verità, tuttavia, è ben più semplice, ed abbagliante come la luce del sole: la paura ha vinto sullo spirito ed il coraggio ha abbandonato corpi ormai pingui di insicurezza. San Francesco lasciò le ricchezze, Mons. Pierre-Louis de La Rochefoucauld si strinse al fratello prima di essere linciato dalla folla, Beato Francesco Bonifacio non abbandonò la sua parrocchia al dilagare delle forze titine, solo per citarne alcuni.

A noi, invece, neanche una processione pasquale in solitaria tra le vie deserte delle città, perché il vero nemico non è il Covid 19, bensì il timore di perdere quelle dorate prigioni ove, da mesi, una classe politica che non vuole assumersi responsabilità ha rinchiuso tutti.

Ridateci Don Camillo e la sua Fede focosa ma vera, perché la realtà è ben peggiore della finzione.

Andrea Tomasini

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