PROSPETTIVE IMPERIALI

Il ritorno dell’Impero nel vero senso della parola.

Si dice sempre che la Storia sia fonte di insegnamenti ma, in realtà, degli eventi passati non si fa tesoro e non li si riesce neppure a leggere adeguatamente quando, grosso modo, si ripetono.

È indubitabile che la pandemia di Covid-19 comporterà dei cambiamenti politici ed economici ma non tanto in merito al ruolo degli attuali grandi protagonisti dello scenario geopolitico mondiale, quanto a quello di tutti gli altri Paesi.

Tralasciando le teorie complottiste le quali fino ad oggi si sono rivelate inutili se non addirittura funzionali allo stesso autore del presunto complotto, rafforzandolo, è comunque evidente che la Cina si appresti a riassumere, in modo pieno, il suo vecchio ruolo imperiale (ecco la Storia che ritorna) fino ai confini del Continente eurasiatico.

Non si sfugge: la Cina è già nella fase del postespansionismo economico ed è entrata in quello di tipo politico.

Al contempo, per quanto abbia accusato un brutto colpo con la pandemia, l’altro Impero resta quello statunitense.

È dalla fine del XIX secolo che gli USA marciano senza sosta affermando il loro imperialismo e continueranno a farlo ancora per molto tempo, indipendentemente dall’esito delle elezioni presidenziali che comunque condizionerà la politica europea.

E così, mentre Cina e USA, potendo estendere anche in termini di aiuti umanitari la loro ingerenza nel resto del Mondo, si apprestano a materializzare l’ideologia imperialista in un vero e proprio Impero, accade che i Paesi europei degradino sempre di più a piccole province periferiche.

Ed infatti, l’Europa e gli europei continuano a discutere, a litigare.

Non solo, in ogni stato europeo lo scontro politico viene vissuto come se davvero fosse importante e decisivo, quando invece si sta correndo esclusivamente per ricoprire ruoli marginali, specie da parte del satrapo locale di turno che crede di essere un grande leader internazionale.

Eppure un’alternativa c’è: cambiare radicalmente percorso e immaginare un Europa imperiale, dignitosamente autonoma e con un potere contrattuale verso l’esterno.

Nel prossimo futuro – ma non immediatamente dopo la fine dell’emergenza (che seppure ridimensionata non finirà), poiché riaprendosi le gabbie i galli e le galline della politichetta italiana torneranno a scannarsi fomentando le relative tifoserie – le attuali categorie e forze politiche non avranno più senso, verranno superate.

Insomma, se l’Europa, i Paesi europei, vorranno contare qualcosa nello scenario geopolitico generale dovranno lasciarsi alle spalle sia l’attuale Unione Europea sia i sovranismi nazionalisti.

L’Unione Europea, così come concepita attualmente, è ridotta ad una sovrastruttura burocratica utile solo ad alcuni stati membri i quali, tuttavia, con la pandemia hanno compreso che pure la loro posizione dominante sta scricchiolando, ma si illudono di poter resistere.

Altrettanto, le spinte sovraniste in direzione, o minacciose, dell’isolamento di ogni singola nazione, comprese le illusorie fughe verso una Russia il cui reale ruolo di potenza è sempre più discutibile, porterebbero allo schiacciamento totale, definitivo dei singoli stati.

Chi sarebbe il referente di ogni Paese se non uno dei due Imperi, cinese o statunitense, tanto da vedere miseramente al governo un nazionalismo-sovranismo di facciata: camerieri da una parte; kamikaze suicidi verso il Paese europeo confinante, dall’altra.

Se il dibattito politico interno dovesse riprendere, anzi continuare tra le parti in gioco, con lo stile polemico e demolitorio, oltre che mistificante, di questi ultimi anni, allora non ci saranno speranze per l’Italia e lo stesso vale anche per gli altri Paesi europei.

Se, invece, si percorrerà la strada di una rifondazione dell’Europa, unita ma con uno spirito e una solidarietà differenti rispetto al passato, quindi un’Europa dei Popoli, ma di Popoli consapevoli e indirizzati da tutte le forze in campo a ritenersi appartenenti ad un’unica famiglia, allora i Paesi europei, così riunificati, potranno avere un futuro e un ruolo importante nello scacchiere mondiale.

Questa Europa, purtroppo, non si rende conto delle sue potenzialità che la renderebbero un Impero al pari di Cina e USA, seppure con caratteristiche diverse, apparentemente meno forti, ma essenziali a livello globale: la cultura poliedrica e quell’umanesimo che è innegabilmente cristiano, quindi autenticamente laico (non laicista), che continua a parlare un linguaggio universale, ecumenico ma non ideologicamente mondialista.

Dopo quasi tremila anni, ancora oggi, l’unica benedizione verso le quattro direzioni dell’Universo viene impartita da Roma, così come è avvenuto il 27 marzo scorso ad opera di un costruttore di ponti.

Massimo Ciullo per barbadillo.it

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