OLTRE LA MATERIA: L’UOMO NEURONALE

Il materialismo è una dottrina che considera la realtà come derivata dalla materia e risolventesi totalmente in essa. L’unica realtà che può essere definita esistente è la materia e tutto ciò che deriva dalla sua continua trasformazione secondo un rapporto deterministico di causa-effetto senza nessun finalismo.
La materia viene identificato dalla dottrina come l’unico possibile principio esplicativo di tutto ciò che esiste: il mondo, la natura, la storia etc.

La dottrina del materialismo, sebbene già presente nel mondo antico, diviene dominante con la rivoluzione scientifica del XVII e del XVIII secolo che tenta di spiegare l’intero universo attraverso i concetti di quantità materiale (come peso, numero e misura) a discapito di qualsiasi nozione legata alla qualità. Più specificamente, il materialismo scientifico combina l’oggettivismo scientifico (l’idea secondo cui la scienza parla del reale, di un mondo indipendente dalla mente) e il fisicalismo (l’idea secondo cui la realtà fisica è tutto ciò che esiste). La scienza materialistica di stampo materialistico tende a ridurre i fenomeni “secondari” a qualcosa di fisico. Queste due visioni ci forniscono un’interpretazione incompleta perché non tengono conto di un variabile fondamentale che è la coscienza umana.

Come messo in evidenza da vari filosofi e intellettuali, noi, in quanto esseri umani, possiamo conoscere solo all’interno di un sistema-modello, quindi non possiamo conoscere le cose per come sono al di fuori del nostro modo di pensare e vedere.

In altre parole, come possono soggetti di esperienza – creature coscienti dotate di un punto di vista e di una vita mentale i cui caratteri qualitativi sono accessibili solo in prima persona – aspirare a una descrizione scientifica oggettiva e impersonale del mondo? Questo problema era già stato messo in evidenza dal filosofo Thomas Nagel secondo cui tale tensione appare irrisolvibile: “la visione materialistica e oggettiva del mondo proposta dalla scienza moderna semplicemente non offre margini per una spiegazione dell’esistenza dei fenomeni coscienti”. Secondo Nagel dunque la visione materialistica e riduzionistica della scienza e della vita è incapace di giungere a una spiegazione della soggettività cosciente. Ma se Nagel ha ragione, quali sono le ripercussioni sulla nostra scienza fisica? Dovremmo forse rivedere la visione materialistica e neodarwiniana che domina la nostra concezione del mondo e iniziare a prendere in considerazione l’esistenza di principi e saperi di tipo metafisico e teleologico?

Ma lasciamo da parte il problema della coscienza e consideriamo altri fenomeni. Come spiega la scienza il tempo? Esso rappresenta un enigma per la fisica moderna perché per poter spiegare un sistema è necessario avere una visione dall’esterno ma non è possibile uscire dal sistema stesso se quest’ultimo è tutto ciò che esiste.

Se il tempo fisico è l’unico tempo reale e possibile, cosa rimane del tempo esperienziale – senso soggettivo dello scorrere del tempo? Secondo la scienza si tratta, come tutto ciò che necessita di essere spiegato attraverso principi che vanno al di là del mondo puramente materiale, solo di una struttura cognitiva di secondaria importanza.

La scienza si basa sull’idea della nostra capacità di descrivere tutto in modo oggettivo e completo senza essere influenzata dalle percezioni. Ma non commettiamo forse l’errore di illuderci di poter conoscere e controllare tutto solo perché confondiamo le scoperte per leggi della natura?

La visione materialistica è una specie di fede perché:
–       Nessuno ha mai dimostrato che la materia è l’unico fondamento del reale
–       Per quanto probabile, ciò che prevede la scienza non è necessario

Essa inoltre, come è stato mostrato, è incapace di spiegare i fenomeni coscienti.

Questo non necessariamente implica la sostituzione della dottrina materialistica con il suo opposto, ovvero l’irrazionalismo ma implica la ricerca di una terza via che potrebbe essere rappresentata dalla fisica quantistica o dalle neuroscienze.
Per quanto concerne la fisica quantistica, alcuni studiosi, come David Bohm, introducono concetti e teorie più facilmente riconciliabili con l’esistenza di fenomeni metafisici come l’idea secondo cui il mondo agisce come un’unità indivisibile in cui la natura di ciascuna parte dipende dalla sua relazione con ciò che la circonda. In altre parole, contrariamente a quanto sostenuto dalla scienza materialistica secondo cui le parti elementari indipendenti dal mondo rappresentano la realtà fondamentale e i vari sistemi rappresentano solo forme particolari e contingenti di tali parti elementari, la fisica quantistica offre una visione che potremmo definire organicista che, in quanto tale, assume l’impossibilità di separare soggetto e oggetto, osservatore e osservato.

Per quanto concerne le neuroscienze è invece particolarmente interessante la teoria dell’uomo neuronale che supera la scissione anima/corpo, materia/pensiero, sociale/celebrale nel tentativo di non ridurre il cervello a un organo meramente materiale. Secondo questa teoria – che si contrappone ai processi descritti dalla teoria materialistica secondo cui percezioni, idee, pensieri e sensazioni si formano a partire dalla materia – la mente e il cervello non vanno confusi, essi non sono la stessa cosa: la mente si estende oltre il cervello, oltre l’organo materiale e produce la realtà attraverso capacità mentali e processi mentali che rendono possibile la coscienza percettiva.

Beatrice Mantovani

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