MARX IDEALISTA?

Ho sempre ritenuto Marx il filosofo materialista per eccellenza, colui che, criticando Feuerbach e la sinistra hegeliana, per primo offre un’interpretazione materialistica – in quanto considera determinanti per lo sviluppo della storia umana e per la creazione di un ordine sociale  strutture materiali come la tecnologia e l’economia – della storia e della società. In questo modo Marx si distacca dall’idealismo che pone elementi sovrastrutturali, come la religione, la filosofia o l’arte, alla base dei cambiamenti politici e sociali.

Recentemente, Costanzo Preve ha espresso la convinzione che Marx sia da annoverare come un filosofo idealista in quanto unico e vero erede di Hegel. Nonostante Marx stesso si definisse materialista e ci tenesse particolarmente a distanziarsi da coloro che dispregiativamente annoverava tra gli idealisti, ovvero coloro che volontariamente offrivano un’interpretazione distorta della realtà, l’interpretazione di Preve ha scombinato i giudizi che reputavano Marx il filosofo materialista per antonomasia.

Preve, a sostegno del proprio ragionamento, adduce vari argomenti che, secondo lui, rivelano l’idealismo sostanziale di Marx. Gli argomenti di Preve possono essere riassunti in quattro punti centrali:concetto di alienazionefeticismo delle mercidefinizione di modo di produzione e struttura economicauso del principio logico di contraddizione dialettica
Esaminando brevemente le questioni elencate per accertarci che Marx possa seriamente essere considerato un filosofo idealista, è possibile notare diverse incongruenze.Preve afferma che per Marx la categoria di alienazione è una categoria di tipo qualitativo (riguarda la spiritualità umana in generale da intendere come la qualità spirituale che precede la quantità corporale estensiva). Secondo Marx, l’alienazione è un fenomeno psicologico-sociale che si manifesta quando i lavoratori salariati vengono estraniati durante il processo produttivo verso il prodotto della loro attività, verso l’attività lavorativa stessa, verso la loro essenza e verso il prossimo. La rivoluzione industriale capitalistica comportò lo smantellamento delle corporazioni, l’allungamento illimitato dell’orario di lavoro (il che provocò il Luddismo, cioè il sabotaggio delle macchine), lo sfruttamento forsennato della popolazione, compresi i bambini. Insicurezza, precarietà, distruzione dell’artigianato, controllo spietato dei ritmi di lavoro, licenziamento senza nessuna giusta causa: questo fu quello che poi fu chiamato progresso.

L’umanesimo degli illuministi contro l’umanità. Preve, rifacendosi al concetto di lavoro  nel mondo greco e medievale dove quest’ultimo era inteso come poìesis, ossia come un agire guidato da un eidòs (un’idea) che implicava in sé creatività e poesia con cui una persona attuava il proprio bene e quello altrui, afferma che  il più importante aspetto dell’alienazione è sicuramente quello che riguarda lo stravolgimento dell’essenza (Wesen) dell’uomo, poiché questi non lavora più per un progetto consapevole e creativo, ma solo per il profitto del capitale. Il valore materiale del denaro va a dominare la spiritualità fondamentale in cui ogni uomo può realizzare pienamente la propria personalità: ossia il lavoro, che è l’attività che rende libero e pienamente consapevole di sé una persona. “Il lavoro forma” scriveva Hegel nel descrivere la figura servo-signore, in cui il servo grazie al lavoro si emancipa dal signore. Con l’industrialismo capitalistico il lavoro diventa invece ripetizione scimmiesca, parcellizzazione, riduzione del lavoratore a macchina con la conseguente deformazione della natura umana. Ora se l’alienazione è da intendersi come una qualità spirituale, ossia come una determinazione propria dell’esserci umano, a rigore si avrebbe la conseguenza che l’economia capitalistica, che è soprattutto quantitativa, dovrebbe essere generata dall’alienazione stessa. Ma questa per Marx, in realtà, è il prodotto e la conseguenza del modo di produzione capitalistico. In altre parole col capitalismo la quantità, sotto tutti gli aspetti, da quello produttivo a quello scientifico, s’impone sulla qualità, provocando una distorsione dell’essenza umana che viene trasmutata in essenza alienata. Perciò in Marx la quantità precede la qualità, e in questo senso si viene a negare il suo presunto idealismo. Essa poi dovrebbe essere tolta (superata) attraverso la misura che rappresenta nella logica speculativa la negazione della negazione, ossia la sintesi fra qualità quantificata e la quantità qualificata.

Il secondo aspetto preso in esame è strettamente connesso con il primo, ed è il famoso e importante concetto del “feticismo delle merci”. Il feticismo delle merci dimostra in modo illuminante come gli uomini, o meglio i consumatori, siano completamente succubi di un mondo da loro prodotto attraverso il lavoro. La quantità ottenuta con la meccanizzazione e la riproduzione allargata domina sulla capacità di scelta dei più e quindi sulla qualità.Il terzo aspetto riguarda il concetto di modo di produzione, che è quello più importante perché concerne il pensiero fondamentale di Marx che era incentrato sulla concezione materialistica della storia, detta anche materialismo storico. Per questo la struttura economica (Struktur) in un determinato periodo storico costituisce la base su cui e attorno alla quale, secondo il filosofo, ruota la vita degli uomini. Ecco quindi che il modo di produzione socio-economico sostituisce, o meglio capovolge l’Idea hegeliana, cioè lo Spirito Assoluto. Il rovesciamento della filosofia di Hegel sta qui, sebbene il movimento logico interno della struttura sia quello della dialettica speculativa hegeliana. Per Marx le forze produttive materiali e i rapporti di produzione costituiscono la struttura sulla quale si eleva una gigantesca sovrastruttura composta dai rapporti politici, giuridici in generale, e dalle forme religiose, artistiche ecc., che dipende dalla struttura stessa. Questo suscita sicuramente dubbi sul suo ipotetico idealismo ( continua )

Beatrice Mantovani

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