CORTOCIRCUITO BUONISTA

Fabio Volo diventa "moralista": ormai siamo alla frutta..

È vero, Fabio Volo ha usato toni certamente poco eleganti e, senza troppi francesismi, ha accusato la cantante Ariana Grande di superare il limite della decenza. Ma non ha forse espresso qualcosa di condivisibile – se non nella forma – nei contenuti?
Nonostante ciò, siccome viviamo in una società che, nella speranza di far scomparire la nozione di famiglia, promuove distorti stereotipi di genere e di ruolo tendenti all’eliminazione delle differenze presenti tra uomo e donna, la sua considerazione ha mandato subito in subbuglio il mondo dei social e dell’informazione. Entrambi, indignati contro il “volgare, sessista e maschilista” Volo, si sono immediatamente schierati a sostegno e difesa della “dignità” di “lei” – decantata come esempio di emancipazione femminile.
L’episodio sottolinea l’ipocrisia del presentatore che, nonostante l’ostentato buonismo, non è riuscito a trattenersi e si è espresso peggio di come si sarebbe potuto esprimere un misogino nazista dell’Illinois.
Cos’è capitato? Per quale motivo, questo aspetto della società, che non lo aveva mai sfiorato prima, lo ha toccato ora così profondamente?
Sinceramente credo si tratti di una storia vecchia come il mondo: finché qualcosa non ci tocca in prima persona è come se in realtà non esistesse. É solo nel momento in cui ci colpisce personalmente che comincia ad esistere come problema e ad interessarci.
Un pò come i radical chic che si definiscono pro-refugees e si spacciano per i fratelli degli immigrati finché questi ultimi non vanno in vacanza nella “Loro” Capalbio.
Allo stesso modo, Fabio Volo si è schierato contro la concezione dominante di donna solo nel momento in cui poteva diventare un esempio per le figlie.
E questo, storia e realtà di tutti i giorni ci insegnano, è uno dei cortocircuiti nei quali i radical chic cadono quotidianamente. Basti pensare ai volgari e sessisti cartelloni apparsi durante le manifestazioni dei Gretini venerdì scorso.
Cosa sarebbe successo se gli stessi volgari e sessisti cartelloni non fossero stati mostrati dagli amichetti di Greta ma da qualcun altro?
Se fossero stati scritti dai leghisti quale bufera avrebbero sollevato?
L’episodio ha anche evidenziato come la società quotidianamente oggettivizzi l’immagine del corpo femminile e come – paradossalmente – la donna si senta valorizzata nel presentare se stessa volontariamente come un corpo/oggetto sessuale.
Ariana Grande non è un modello di emancipazione sociale né tantomeno un esempio di emancipazione femminile. La Grande è molto più semplicemente vittima e carnefice inconsapevole di un sistema ideologico malato che manipola subdolamente e ricorda costantemente che il valore della donna è strettamente legato al suo corpo inteso come un oggetto sessuale.
In altre parole, la donna viene vista come un corpo il quale a sua volta viene interpretato come un oggetto sessuale.
Il problema principale di una tale concezione è che la donna ha valore in quanto corpo inteso come oggetto sessuale ad uso e consumo dell’altro. Questo si concretizza nella tendenza dell’uomo a vedere la donna come un mero oggetto sessuale ma sopratutto nella tendenza della donna a viversi come un oggetto sessuale.
In altre parole Ariana si veste e si comporta in un determinato modo perché convinta di acquisire valore.
Non può essere un modello di emancipazione una donna che incita le ragazzine a comportarsi da sgualdrine.
Ariana è uno dei tanti prodotti di un preciso sistema ideologico che va dalle redivive battaglie per la difesa dell’ambiente al multiculturalismo ma che ha come obiettivo la distruzione dell’Ordine Naturale delle cose.
Fabio Volo è anch’egli prodotto del medesimo sistema ideologico, tant’è vero che la dominante concezione della donna non gli ha creato nessun problema finché non ha concretizzato che le sue stesse figlie sono destinate a subire un’identica oggettivazione, ovvero ad essere subdolamente de-umanizzate.
Aggiungo che se Volo avesse avuto due maschi anziché due femmine, neanche si sarebbe posto il problema.
In sintesi, l’episodio ha fatto luce su un grande problema: l’oggettivazione del corpo femminile, ovvero la tendenza a intendere la donna come corpo/oggetto sessuale. È questo paradossalmente proprio dagli illuminati democratici e progressisti.
Una delle principali conseguenze di tale concezione è l’idea che il valore della donna risieda nel corpo inteso come oggetto sessuale.
Che oggi per essere a la page non è più neanche del sesso opposto…
Tutto ciò non solo è disdicevole ma da donna io dico essere soprattutto davvero triste se consideriamo il fatto che le donne, invece di ribellarsi ad una simile umiliante concezione se ne asservono persuase che tale idea rifletta la realtà delle cose.
Volo appare shoccato da ciò che vede nel video eppure non ha visto niente di nuovo o diverso da ciò che vede solitamente.
Forse ha semplicemente visto “il solito” con occhi diversi, con gli occhi di un padre e dunque non di un mero spettatore e questo l’ha portato a viverne lo sdegno da vicino.
Forse abbiamo bisogno che ogni individuo si relazioni alla concezione dominante della donna con una prospettiva diversa?
Non lo so, forse, ma sicuramente c’è bisogno che le donne si sveglino e la smettano di auto-sottomettersi a un sistema ideologico che le denigra e le de-umanizza.
Una donna è sicuramente un corpo esattamente come lo è l’uomo.
Ma non è solo un corpo e non dovrebbe in alcun modo sentirsi emancipata nel mostrarsi come merce in vetrina o peggio al mercato delle vacche.
Beatrice Mantovani

1 Commento su CORTOCIRCUITO BUONISTA

  1. VirgyNNH-T34 // 2 ottobre 2019 alle 12:18 // Rispondi

    Sono d’accordo su tutto

    "Mi piace"

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