LUI E’ TORNATO…

... così vendete qualche copia e pagate l'affitto in centro

Come ampiamente  risaputo  l’ascesa nella nuova Lega di Matteo Salvini ha trovato come risposta dialettica uno sviluppo di un antifascismo postmoderno, che meglio potremmo definire un antifascismo in assenza di fascismo. Caratterizzato da un’ estensione semantica del concetto di fascismo e nazismo basato su discutibili e faziose ricostruzioni storiche, l’antifascismo odierno ubbidisce a tre dogmi:

  • perimetrare il politicamente corretto fungendo da dispositivo di legittimazione del pensiero unico
  • diffamare l’avversario
  • tenere vivo il radicamento delle sinistre oggi in crisi d’identità

Dopo che l’etichetta del “fascismo eterno” è stato affibiato a variegati soggetti scomodi per l’antifascismo militante, oggi è il turno di Matteo Salvini. Al “Capitano” è infatti sono stati dedicati alcuni libri utili a questo modello presentato pocanzi. Gli autori si basano sul sentito dire, su interpretazioni soggettive e senza nessuna indicazione precisa di fonti, presentando come certa una fantomatica “infiltrazione neonazista” che avrebbe condizionato la storia leghista. Tra coloro che avrebbero condizionato questo percorso troviamo noti nomi del passato che quasi mai hanno avuto rilevanza nel panorama neofascista e spesso sono stati solamente referenti di se stessi e pochi altri; per dare forza a tale tesi si fanno nomi di specifici referenti della Lega come Mario Borghezio e Gianluca Savoini, esponenti del pensiero tradizionalista.

Tra i gruppi “infiltrati” nella Lega e fautori di un non meglio specificato “postnazismo” viene citato anche il nostro laboratorio culturale: esso sarebbe parte di questa cospirazione agli ordini di specifici referenti politici del passato. Ovviamente si citano a casaccio alcuni collaboratori o presunti tali del Talebano e, per incompetenza o malafede, si tace sulla proposta culturale del nostro circolo. Ci si limita a rappresentare il Talebano come un’organizzazione omofoba, in relazione a specifiche tematiche come la difesa della famiglia e l’opposizione alle adozioni da parte di coppie a-sessuali,  e arrivando a fare la seguente presentazione delle idee presentate nel nostro documento: il circolo il Talebano sarebbe un’organizzazione postnazista perché avrebbe un giudizio positivo del romanticismo..

Basterebbe invece leggerci, per comprendere che gli ispiratori del comunitarismo Talebano sono Aristotele e Tonnies. Non vi è nessuna deriva postnazista, semplicemente si combatte per i popoli, i loro territori, i loro usi e costumi, le loro istanze sociali. Temi di cui da sempre si occupa il mondo leghista ed invitiamo cortesemente certi autori e giornalisti ( anche se dubitiamo che raccolgano l’ invito ) a leggere la complessa letteratura sovranista identitaria leghista.

Le nostre battaglie comunitariste, sono infatti lontanissime da dottrine razziste e nazionaliste delle destre novecentesche, in quanto concentrate sui concetti di patria e popolo niente affatto coincidenti giacobinismi e darwinismi vari presenti nelle destre del secolo scorso.

Se certamente la democrazia è rispetto dei popoli e del pluralismo, riteniamo inquietante questa caccia ai fantasmi del Terzo Reich, i cui effetti li pagano i i popoli sempre meno ascoltati da irresponsabili elites. Si accusa spesso Salvini di essere un imprenditore della paura, ma agitare lo spettro del nazismo non è forse la stessa cosa? Ci sarebbe da chiedersi se la guerra civile chiamata resistenza e la recrudescenza degli opposti estremismi siano conformi ai valori democratici.

Fomentare un clima di caccia alle streghe e contrapposizione ideologica va solamente a discapito degli italiani e dei popoli costretti da mafie e da economie rapaci ad emigrare; genera odio, disinformazione e intolleranza; mette in secondo piano le esigenze sociali ed esistenziali popolari, e dimostra incapacità di confrontarsi con chi ha posizioni diverse ergendosi a partigiani in un contesto dove sempre più si assiste ad un allineamento tra una vacua retorica democraticista e l’ irresponsabilità di affrontare i problemi dei nostri tempi.

Da parte nostra noi rispondiamo rimandando alla lettura della nostra proposta politica e culturale ed a valutarla per ciò che è, senza etichette che potrebbero piacere a sedicenti “partigiani,” ma che si rifanno ad un mondo che esiste solo nella fantasia di questi personaggi senza proposte, che invitiamo ad un confronto civile e costruttivo.

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