IMMIGRAZIONE, LA FAVOLA TRISTE DEL QUARTIERE VASTO

C'era una volta un fenomeno naturale, l'integrazione.

C’era una volta il Vasto, quartiere napoletano dove negli ultimi trent’anni la convivenza tra esseri umani di diversa etnia e religione è avvenuta spontaneamente, come ogni fenomeno che abbia a che fare con l’Uomo, senza bisogno di arzigogolati progetti “d’inclusione sociale” spesati con denaro pubblico e dall’utilità alquanto dubbia. C’era una volta la coesistenza pacifica di quartiere tra residenti italiani e stranieri, nel rispetto reciproco delle proprie diversità. C’era una volta, come nelle favole, solo che questa favola non ha un lieto fine. Perché quel modello endogeno di equilibrio etnico made in Naples è andato a soccombere sotto i colpi di un’azione esogena, che ha impattato sul quartiere come un caterpillar che sventra il centro storico di una cittadina. C’era una volta, appunto, perchè ora non c’è più, per colpa soprattutto di scelte sbagliate e illogiche dei governi precedenti in fatto di immigrazione e accoglienza, a cui ha fatto sponda la miopia e la latitanza delle istituzioni locali.

Alla fine di giugno scorso in città risultavano censiti 23 CAS, di cui 13 individuati a ridosso del Vasto, che ospitavano il 65% dei migranti tra quelli presenti a Napoli, ovvero ben 903 su 1390. Il risultato ottenuto è stato quello di creare in zona un vero e proprio ghetto, dove la sproporzionata presenza di richiedenti asilo rende impossibile l’avvio di un reale e spontaneo processo d’integrazione con gli abitanti, che pure sarebbe facilitata dalla pluridecennale tradizione di accoglienza presente nel quartiere. Questo massiccio e innaturale insediamento di cittadini stranieri ha inciso negativamente su un equilibrio faticosamente raggiunto in passato: a differenza di coloro che, giunti anni prima alla ricerca di una vita migliore, si erano fatti apprezzare per la loro volontà di integrarsi ed entrare a far parte di una comunità rispettando regole e persone, i nuovi arrivati si sono invece contraddistinti spesso per comportamenti contrari alla convivenza civile. Come, ad esempio, la vendita nei mercatini abusivi di prodotti alimentari molto probabilmente entrati in Italia per vie illegali, che, complice anche la cattiva conservazione, potrebbero essere fonte di problemi igienico-sanitari nella zona. O anche episodi di violenza nei confronti di passanti, residenti e negozianti, oppure le frequenti risse e gli accoltellamenti, che stanno sempre più acquistando la parvenza di regolamenti di conti tra gruppi malavitosi dediti allo spaccio di stupefacenti e allo sfruttamento della prostituzione.

In Europa gli esempi in cui la massiccia immigrazione ha fatto finire interi sobborghi cittadini nelle mani di gang criminali si sprecano e questo quartiere rischia purtroppo di diventare la prima no-go zone italiana. Il Vasto è oggi infatti un luogo dove la Legge dello Stato soccombe sempre più spesso davanti alla legge di gang criminali, per lo più straniere (ma non solo), a cui i flussi migratori dello scorso triennio hanno fornito preziosa manodopera. È una polveriera pronta a saltare in aria alla prima scintilla, che qualcuno potrebbe provocare volutamente per portare italiani e stranieri ad uno scontro dalle conseguenze imprevedibili e incontrollabili.

È stata la consapevolezza di trovarsi a vivere in una trincea a spingere i cittadini del quartiere a sottoscrivere, a settembre, un’accorata lettera-appello al Governo, perchè riprendesse il controllo del territorio attraverso sia l’azione repressiva delle Forze dell’Ordine sia con azioni politiche mirate alla salvaguardia delle libertà costituzionali dei cittadini, messe a rischio da chi pretende di dettare la propria legge fatta di violenza e soprusi. Più che una missiva, un segnale per far capire a Roma che l’emergenza-criminalità nel quartiere può essere risolta solo attraverso il ripristino dello Stato di diritto, in luogo del quale resterebbero solo il caos e l’anarchia. Un messaggio a cui il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha dato subito risposta, recandosi nel Vasto di persona per rendersi conto della situazione e impegnandosi a riportare la legalità nella zona: un passaggio che è servito per adesso ad allontanare quel senso di sfiducia nelle istituzioni che negli ultimi tempi aveva cominciato a serpeggiare, in attesa che interventi mirati (già è in arrivo un primo incremento degli effettivi della polizia in città) scrivano un lieto fine alla triste favola del quartiere Vasto.

Alessandro Ronca

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