COMUNITÀ E SOCIETÀ

In recenti interventi televisivi Vincenzo Sofo, intervenendo nel dibattito in corso sull’operato dell’attuale governo  giallo-verde, ha avuto il grande merito di rovesciare con tanto di dati alla mano, la lettura mainstream, secondo la quale l’attuale coalizione governativa sarebbe una patologia negativa, incompatibile con i valori, obbiettivi  repubblicani e progressisti, di un buon cittadino europeo. A questo riguardo Sofo faceva notare che la lettura mainstream è esattamente il capovolgimento della realtà, perché è semmai un certo modello di sviluppo a creare le patologie di cui il populismo è la necessaria reazione dialettica.

Questo tema, non a caso, è stato al centro dell’elaborazione culturale del Talebano i cui input hanno condizionato positivamente il nuovo corso leghista a trazione salviniana. Come sapranno i nostri lettori, alla concezione di cui sopra il Talebano contrappone la comunità, partendo da una visione aristotelica ripresa dal grande sociologo tedesco Tonnies. Con questo concetto intendiamo il prodotto della modernità industrialista e illuministica legittimata da una falsa quanto idolatrica concezione evoluzionistica che, lungi dal realizzare le magnifiche sorti e progressive, sarebbe portatrice di squilibri inquietanti.

Attenendoci all’attualità è facilmente visibile lo iato tra l’apologia ”sans frontierè” e il ragionevole tentativo di difesa dei confini, lo scarto tra l’umanitarismo di facciata e le ricadute sociale del bussines dell’immigrazione. Il discorso si potrebbe estendere alle tematiche sociali portate avanti dal Movimento Cinque Stelle, che hanno portato una levata di scudi verso proposte volte a difendere la dignità dei lavoratori, tra l’altro in linea con una tradizione riformista europea.

Noi crediamo che il tema sollevato, vada non solo approfondito culturalmente, ma anche debba essere oggetto di azione politica. Contrariamente all’assenza dei contenuti della post-politica, esiste tutto un mondo che a distanza di un secolo dal monumentale “Tramonto dell’ Occidente” di Spengler si occupa di questi temi. A questo riguardo va senz’altro segnalato l’ultimo libro del professor Martino Mora “abbattere gli idoli contemporanei. Non moriremo liberal” per le edizioni Radio Spada. Filosofo milanese, Mora è uno dei più brillanti sviluppi della cultura dell’etnoregionalismo padano-alpino, spesso misconosciuta o travisata. In questo saggio, tra i migliori di una elaborazione di nuove sintesi antimondialiste la penna di Mora sviluppa due importanti filoni dell’identitarismo padano-alpino: quello Tradizionalista-Cattolico controrivoluzionario e antirisorgimentale e quello della più raffinata elaborazione comunitarista.

A partire da questa prospettiva, il filosofo meneghino  esamina attentamente la natura del mainstream dominante mettendone a nudo le contraddizioni e le assurdità e di conseguenza riproponendo i valori Tradizionali e identitari europei. Sempre attento al dibattito contemporaneo il saggio unisce fecondamente analisi filosofica e teologica, demolendo gli idoli del politicamente e clericalmente corretto, mettendo in luce visione antropologica autenticamente Cattolica e comunitaria. Facciamo notare che questo filone Tradizionalista comunitarista è molto affine a molti articoli presenti sul Talebano.

Sotto questo aspetto crediamo che le provocazioni del Talebano e gli interventi di Sofo, rappresentino un valore aggiunto nell’azione politica e nel dibattito contemporaneo, per la rara sinergia tra riflessione intellettuale e proposta programmatica.

Revisione redazionale di Agra

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