LA RICERCA CONFERMA: SIAMO SEMPRE PIÚ PIRLA

Un articolo che, stavolta, non ha nulla di politico

La percezione comune è che le persone siano più stupide, meno capaci di elaborare pensieri, ma questa idea è supportata da qualche dato? Da ricerche specifiche? Sì, lo è e tutte confermano un fatto: siamo meno intelligenti del passato.

La capacità intellettiva sta diminuendo in tutto il mondo: i punteggi dei test scolastici negli USA,  per esempio, sono in declino da decenni. Le componenti che portano a questo aumento della stupidità sono molteplici, si parte dall’educazione al volere solo cose semplici, al cibo spazzatura che non contribuisce allo sviluppo celebrale, al sistema educativo basato sulla scelta individuale (contribuendo a creare una visione soggettiva della realtà che ci circonda), al mercato dell’intrattenimento sempre più banale.  La tecnologia contribuisce più di tutte a questo meccanismo di non utilizzo della capacità intellettiva: si pensi allo smartphone e ai cambiamenti che ha introdotto nella nostra vita. Solo il telefono portatile sempre connesso ha cambiato notevolmente la nostra capacità di memoria e di organizzarci. Se prima, con i telefoni fissi, si avevano dai 5 ai 10 numeri memorizzati nel nostro cervello, oggi non si ricorda nemmeno il numero del proprio apparecchio. Il telefono portatile ha contribuito anche a diminuire la capacità di organizzazione delle persone, il suo costante utilizzo rovina i rapporti sociali, le relazioni di coppia e molto altro.

Un recente articolo del Daily Mail ha spiegato come i quozienti intellettivi si siano ridotti e in tutto il mondo:

Richard Lynn, psicologo alla University of Ulster, ha calcolato il declino del potenziale genetico umano. Ha usato i dati sui quozienti medi di tutto il mondo dal 1950 al 2000, e scoperto che la nostra intelligenza collettiva è scesa di un punto. Il dr. Lynn prevede che, se la tendenza continua, potremmo perdere altri 1,3 punti di QI entro il 2050.

Cosa unisce tutto il mondo se non la tecnologia strettamente legata al consumo?

Ma non è finita, il professore di psicologia Jan te Nijenhuis dell’Università di Amsterdam ha presentato studi di come la capacita intellettiva dell’uomo sia crollata di ben 14 punti dalla metà dell’800 a oggi. In tutto il mondo occidentale, in effetti, le valutazioni scolastiche basate sui punteggi del QI vanno peggiorando da anni, gli studi si basano in tre ambiti differenti: letteratura (calata di 9 punti), Matematica (calata di 4 punti), scrittura (calata di 9 punti)

Il dato certo è il calo intellettivo delle persone, capire se questo è un processo naturale, indotto dallo stile di vita o da diversi fattori concatenati è ancora in fase di studio. Le interpretazioni sono molte ed è interessante, per esempio, leggere cosa ha pubblicato la Cambridge University dopo avere sostenuto economicamente una ricerca proprio sul declino intellettivo:

Il genere umano si sta considerevolmente rimpicciolendo. Gli esperti affermano che gli esseri umani hanno superato il picco di dimensioni, e che quelli odierni sono il 10% più piccoli e bassi dei nostri antenati cacciatori-raccoglitori. Anche i nostri cervelli sono più piccoli. I risultati dello studio ribaltano il luogo comune secondo cui gli umani sarebbero diventati più alti e grandi, una credenza basata sugli sviluppi fisici più recenti. Il declino, affermano gli scienziati, è avvenuto nel corso degli ultimi 10.000 anni. Ne attribuiscono la causa all’agricoltura, che, per via della dieta ristretta e dell’urbanizzazione, avrebbe aumentato le malattie.

In questi ultimi anni molte certezze basate sui presupposti di metà 800 crollano, l’uomo sembra sempre più spinto verso una decadenza di carattere intellettuale, fisico e morale.

L’accumulo di conoscenze nozionistiche come  l’utilizzo della tecnologia per le diverse attività intellettuali contribuiscono a nascondere l’idiozia dominante della nostra società, ma tutta la letteratura a riguardo conferma quanto molti studiosi vanno ripetendo: non esiste evoluzione della specie, l’uomo oggi ha meno capacità che nel passato.

Fabrizio Fratus

 

 

 

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