LE INDICAZIONI POLITICHE CHE LA LEGA DEVE TRARRE DALLE ELEZIONI FRANCESI

Opportunità e limiti del sovranismo che la Le Pen sta sperimentando sulla propria pelle e che Salvini può cogliere per costruire il miglior progetto possibile

Quello di Marine Le Pen al primo turno delle elezioni francesi è un risultato storico in quanto vetta più alta della storia del Front National e soprattutto certificazione di una crescita costante e al momento inarrestabile del movimento dei Le Pen, nonostante la macchina.

Ma non così storico come si pensava perché il 21,5% è alto ma a pensarci bene nel 2012 Marine aveva preso il 18%. E soprattutto nel 2002 il padre Jean-Marie, aveva preso il 17%. Ovvero l’imponente e sofferta operazione di maquillage fatta dalla figlia per cercar di togliersi di dosso lo scomodo passato è valsa solo 4,5 punti in più in 15 anni rispetto a quanto il papà era riuscito a fare nonostante lo scomodo di cui sopra.

Le elezioni francesi mettono in crisi un falso mito che in Italia ci siamo creati: il superamento della destra e della sinistra in nome di un più liquido populismo. Il populismo, come dice De Benoist, è un metodo e non una categoria politica a sé stante. Il populismo dunque non fa venir meno la necessità di occupare uno schieramento. Lo slogan “oltre la destra e la sinistra” è fuorviante: è valido come logica metapolitica (uscire dagli schemi e far proprie anche battaglie storicamente di altri schieramenti) ma non come posizionamento elettorale. Quello di cui la gente si lamenta infatti non è che ci siano una destra o una sinistra, bensì che una destra e una sinistra non ci siano più.

E’ non aver parlato di destra e alla destra che ha impedito a Marine di sfondare e fregare gli elettori a Fillon (20%), nonostante gli scandali e nonostante siano elettori abbastanza compatibili al Fn così come le ha impedito fagocitare gli elettori di Dupont-Aignan (5%), i quali con il Fn sono perfettamente compatibili. Non cavalcare ad esempio i temi etici (vedi famiglia) per non precludersi i voti dei gay e quelli Lgbt gli ha precluso di sedurre ad esempio i cattolici che sono rimasti così attaccati a Fillon. Dopodiché neanche i gay sono una categoria politica (ci sono i gay di destra e i gay di sinistra) mentre i voti Lgbt (questa sì categoria politica) non sono arrivati comunque perché – appunto – aventi già collocazione politica.

Nè difficilmente si realizzerà il sogno romantico dell’arrivo in soccorso dei voti di Melenchon: ché qui, nonostante le molte affinità programmatiche, si tratta principalmente di gente aprioristicamente di sinistra (che siano centri sociali o che siano radical chic) e che dunque tendenzialmente si taglierebbe i genitali piuttosto che votare Le Pen. In fondo sarebbe come pensare che i voti di Vendola arrivino a Salvini, alla faccia dell’oltre la destra e la sinistra.

Il punto è che il Front National è in costante crescita ma non può che crescere gradualmente. Arrivare a ottenere un successo finale (50%+1) con una corsa solitaria in un contesto democratico tuttavia è impresa molto difficile e sicuramente lunga, cosa che pone un problema di immagine: ad arrivare sempre secondi si rischia di essere percepiti come una forza utile solo come seconda. Ed è fondamentale riuscire ad andare al governo delle grandi città perchè è lì, come si è visto, che si forma la coscienza politica dominante. L’operazione di maquillage per scrollarsi di dosso il passato è utile se fatta con cautela ma non basta.

Il vero salto di qualità è l’intuizione che la Le Pen ha avuto dopo il primo turno: dimettersi da segretario del FN per diventare un leader sovra-partitico, ossia proponendosi come entità superiore al suo partito per permettere a questo di mantenere la sua identità e nel contempo a lei di proporsi come aggregatrice e federatrice più ampia. Calcoli alla mano, con questa strategia un fronte conservatore in Francia si verrebbe a comporre e con poco arriverebbe al fatidico 50%+1. Una dinamica che in prospettiva spiega quale sia l’unico progetto elettoralmente vincente nel breve-medio termine: fare del “populismo sovranista” non la meta ma il punto di partenza per la costruzione di una grande forza conservatrice, tradizionalista, identitaria. Quella destra della quale oggi in Italia un sacco di gente lamenta la mancanza e in Francia la gente intravede l’imminenza.

Vincenzo Sofo

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