MODERATI CHE NE HANNO PIENE LE PALLE DEI MODERATI

Vi raccontiamo una barzelletta: ci sono un fascista, uno che-vende-il-Milan-ai-cinesi e un monogamo...

In questi mesi assistiamo in maniera inequivocabile alla fine di una visione, una visione che nel ’94 aveva cambiato il corso della politica  nostrana, che era riuscita a dare speranza a un elettorato che non sapeva più a chi affidarsi dopo Tangentopoli e la fine di quei partiti che avevano rappresentato un porto sicuro fino ad allora. Oggi tutto quello è svanito in nome di mancanza di programmazione politica, in nome di un assolutismo miope che non è stato in grado di guardare al futuro ma solo all’hic et nunc – neanche in maniera straordinaria, basta guardare chi circola in certi ambienti – e che lascia di nuovo orfana una larga fetta di elettorato. Non ha senso che scriva le vicissitudini che hanno portato a questo, sono arcinote e non sono la persona adatta a farlo: quello che vorrei fare, invece, è una riflessione su cosa resta e su quale prospettiva rimanga a questo centrodestra.

Se ci si aggira tra i resti di quello che fu il centrodestra, di quel Popolo delle Libertà che nel 2008 raggiunse il 38% dei voti, si trovano soltanto lotte intestine, macchinazioni volte al solo tornaconto personale, miriadi di correnti che si ricattano tra di loro. Non c’è più altro! Non c’è una comunione di intenti, e le vicende delle amministrative lo testimoniano, gli interresi privati, che già hanno affossato il centrodestra, ora lo stanno uccidendo.

Ma come si può dare una sferzata a questa situazione, a questo en passe? Solo con il coraggio di chi ha a cuore il destino di un’ala che non può sentirsi rappresentata da un centrosinistra come quello di Renzi né tantomeno da un populismo di pancia come quello pentastellato. È il momento che quei giovani cresciuti all’interno di una visione che non si è mai realizzata, sciolgano i lacci e le catene con un passato che altrimenti li soffocherebbe e vadano incontro a quel popolo moderato che non ha a chi guardare. Senza questa scelta, tanto forte quanto necessaria, il centrodestra non potrà ambire a nulla.

Come fare tutto ciò? Scegliendo non più in base ad interessi lobbistici, o “nazareniani”, ma secondo scelte di policy reali e soprattutto il linea con la matrice moderata da rappresentare. Non si può affermare di fare una politica per le PMI e tassare senza fine gli imprenditori, non si può sbandierare ovunque l’importanza della famiglia senza mai proporre (proporre non approvare!) una serie di leggi volte a tutelarla, non può parlare di sicurezza quando poi si depenalizzano reati e si condanna chi vuole difendere la propria famiglia. Il centrodestra per poter rinascere e andare oltre a quella visione deve riscoprire le proprie radici popolari, deve tornare ad ascoltare le famiglie, il popolo delle partita iva, quella maggioranza silenziosa che ogni mattina mette in moto il paese, altrimenti sarà morto. Ma ho paura che non riuscirà a fare la fine di Lazzaro. La quaresima è ancora lunga, ma alla fine c’è sempre la Pasqua.

Edoardo Brunetti, Noi x Milano

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