Chiudere a Silvio, aprire a destra: l’unica via per uscire dalla gabbia moderata

Dal lepenismo alle ultime elezioni meneghine, fino alle leve giuste per il rilancio del sud. PugliaIn intervista il talebano Vincenzo Sofo

Intervista di PugliaIn a Vincenzo Sofo. Dal lepenismo alle ultime elezioni meneghine, fino alle leve giuste per il rilancio del sud: “è ora necessario che proprio da Milano parta la sperimentazione per il superamento del centrodestra”

Vincenzo Sofo, andiamo a ritroso. Voi col vostro circolo culturale “Il Talebano” siete stati gli sdoganatori a destra di Matteo Salvini. Ma questo processo non si è un po’ arenato dopo le fratture con Sovranità?

Il nuovo progetto salviniano ha suscitato interesse in un ambiente politico/elettorale molto più vasto, iniziando a rivolgersi a un elettorato che conta qualcosa come 5 milioni di persone e che non aveva più interlocutori credibili. Queste persone hanno visto in Salvini la speranza che finalmente venisse creata una casa comune dove tutti potessero essere ospitati, inclusi Sovranità e le molte realtà che compongono quel variegato mondo definito Destra, e che avesse in lui il referente da portare al Governo senza i lacci e lacciuoli di Berlusconi & Co. Il lavoro che con il curatore culturale de Il Talebano Fabrizio Fratus abbiamo fatto per avvicinare da un lato referenti culturali autorevoli e dall’altra associazioni e movimenti, era finalizzata proprio a supportare la creazione di un habitat indipendente ed esteso per consentire alla Lega di svincolarsi dal ruolo di fratello minore di una coalizione. Ma è evidente che il centrodestra faccia di tutto per non fare uscire Salvini da questa gabbia per paura che spicchi il volo, cosa che sta ricreando un po’ di sconforto perché – la gente – del centrodestra non ne vuole più sapere. La sfida è riuscire a rompere la gabbia.

Da “diversamente padano”, come ti definisci nella biografia, cosa pensi del progetto “Noi con Salvini”? Ci saranno sviluppi concreti nella copertura Nazionale del Carroccio?

La Lega ha deciso di sbarcare in un Sud dove il voto di protesta era già stato messo in tasca dai 5 Stelle e dove il voto di opinione, quello sul quale si basa l’affermazione di Salvini, non esiste: La politica lì è fatta tutta di relazioni personali molto strette, che i media non riescono a scalfire. Anche se come personaggio o come partito piaci, alle elezioni il voto arriva solo dai rapporti diretti che hai sul territorio e per il passaparola che essi generano grazie a parentele amicizie e conoscenze. E’ il cosiddetto familismo amorale del quale parla la sociologia, per il quale uno sbarco a Sud non può esserci se non vengono individuate persone e le realtà che veramente sono percepite come figure di riferimento in quei territori. E soprattutto che non siano percepiti come riciclati, perché Salvini al Sud è stato accolto perché rappresenta il nuovo il diverso e il pulito. E comunque, quel consenso arriva solo da elettori di destra e dunque a chi sa parlare a quel mondo bisogna guardare. Ma il vero tema da affrontare se si vuole dare caratura nazionale al Carroccio è il seguente: Noi con Salvini fatica molto ad affermarsi perché è vista come una dependance della Lega, una costola subalterna. I risultati delle elezioni a Roma sono state la sintesi di tutti questi aspetti, ma non c’è da disperare perché ad ogni modo è certo che non ci sia altra persona oggi che possa caricarsi sulle spalle quella metà di destra del Paese all’infuori di Salvini.

Tra i vari progetti che curi, c’è “Mille Patrie”. In cosa consiste esattamente? Vuole essere la base di un nuovo partito, o vuole costruire una classe dirigente all’interno della Lega?

Mille Patrie è stata pensata quando Salvini ha deciso di parlare a tutto il mondo identitario da Nord a Sud del Paese. Con Il Talebano, abbiamo deciso di supportarlo creando un laboratorio di dialogo e di cooperazione tra associazioni e movimenti identitari presenti sui vari territori, attraverso una rete che lavora portando avanti ognuno nel suo posto in modo coordinato gli stessi temi e le stesse battaglie. Insomma, è un ponte che abbiamo costruito per favorire l’estensione del progetto salviniano e che oggi annovera molti eletti nelle amministrazioni locali, compresi sindaci di comuni importanti. Per riuscire a dare la giusta benzina alla macchina salviniana, è essenziale che queste persone vengano integrate nel progetto, altrimenti si perde un patrimonio importante di ambasciatori in grado davvero di lavorare su territori che il Carroccio per sua natura non conosce. Bisogna fare in modo che Noi con Salvini (o qualunque sarà lo strumento di Salvini al centrosud) sia in grado di presentare liste ed eleggere persone perché solo così potremo esistere concretamente in quelle terre. Per riuscirci, bisogna fare di Noi con Salvini un contenitore aperto e che abbia come unici filtri quelli dell’onestà e della capacità.

Il Fronte Nazionale all’italiana è plausibile? Se si, con chi nascerà?

Ho avuto modo in questi mesi di approfondire la realtà del Fronte Nazionale francese, di conoscerne molti suoi dirigenti e di farmi spiegare da loro come sono arrivati a questo successo. Il Front National in Francia è possibile perché lì c’è una cosa che sta al di sopra delle divisioni ideologiche: È un forte sentimento nazionalista, la viva vena della Francia che fa da collante a tutto e che ha consentito al FN di accogliere al proprio interno – tramite il Front Bleu Marine – anche attivisti e amministratori che erano sempre stati di sinistra. In Italia, ad oggi, questo sentimento non c’è: Non c’è mai stato il fervore nei confronti della nazione Italia perché l’unificazione è un fatto ancora recente e comunque controverso, mentre il nostro è storicamente il Paese dei Comuni e dei campanilismi. Inoltre la contrapposizione tra destra e sinistra è nell’immaginario collettivo italiano troppo presente e troppo forte, come dimostra il fatto che – nonostante siano passati oltre 70 anni dalla Seconda Guerra Mondiale – ancora parliamo di fascisti e comunisti. Salvini ha avuto la giusta intuizione decidendo di creare un contenitore esterno alla Lega, idea sul modello francese che su Il Talebano abbiamo caldeggiato: Considerate però le caratteristiche del Paese e dell’elettorato potenziale, bisogna valutare se non sia più opportuno modificare l’approccio affinché da contenitore per un’area geografica limitata diventi un contenitore per un’area politica. In sintesi, qualcosa estendibile a tutta Italia e rivolta alla cosiddetta “destra”.

Marion Le Pen è stata vostra ospite a Milano. Che differenza corre tra zia Marine e nipote? E soprattutto, concettualmente con chi vi sentite più affini?

Marine mantiene delle posizioni un po’ più liberali e “concordatarie” mentre Marion è puramente identitaria, tradizionalista, comunitarista. Da “talebano” mi trovo in perfetta sintonia con la seconda, ma d’altronde anche i ruoli sono differenti: Marine Le Pen si sta proponendo come prossima Presidente della Repubblica Francese in un contesto molto difficile per il Front National, che è fortemente ostacolato ed emarginato dal resto dello scacchiere politico e dai media. E’ dunque normale, anche strategicamente parlando, che per cercare di rompere questo muro debba porsi in modo più moderato.

Errori, mea culpa, considerazioni o critiche sull’ultima tornata elettorale meneghina. Parisi era l’uomo giusto?

Parisi, dopo essere stato scelto come portavoce di una coalizione della quale la Lega era la componente principale, ha deciso di condurre tutta la sua campagna elettorale prendendo le distanze dalla Lega e dalla destra, credendo che snobbando il popolo e rincorrendo le élites moderate della città potesse vincere. Peccato che così si sia proposto come copia di Sala e dunque i salotti hanno preferito l’originale, anche perché in quanto candidato di Renzi e della sinistra era comunque più consono al sistema di potere radical chic meneghino. Per contro, risultato di questa campagna è stato che il nostro elettorato – in particolare quello nuovo proveniente da destra che avrebbe votato Lega per la sua prima volta – per punire il voltafaccia di Parisi ha deciso di non andare a votare. La sensazione è che il centrodestra abbia utilizzato Milano per fare lo sgambetto a Salvini, motivo per cui è ora necessario che proprio da Milano parta la sperimentazione per il superamento del centrodestra.

(Di Andrea Lorusso, tratto da PugliaIn)

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