Ultime notizie

L’ UNICITA’ DEL MESSAGGIO CRISTIANO. QUALCHE SPUNTO DI RIFLESSIONE

The Sermon on the Mount Carl Bloch, 1890

 

“Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Matteo 24:35)

 

Nel pensiero ebraico e greco del primo secolo, il “cielo e la terra” rappresentavano la totalità dell’universo fisico, l’apice della stabilità. Affermando che la propria parola sopravviverà alla fine del cosmo, Gesù compie un atto di autocoscienza divina. ​Gesù non si limita a dire che le sue idee sono “buone”, ma le pone su un piano ontologico superiore alla materia.

​Il mondo è soggetto all’entropia e al mutamento mentre la parola è il Logos, il principio ordinatore che preesiste e sussiste alla creazione. ​Dal punto di vista puramente razionale, la frase di Gesù può essere analizzata attraverso la lente della falsificabilità: se il Cristianesimo fosse scomparso nel I secolo, la frase sarebbe stata il delirio di un predicatore galileo, mentre la sopravvivenza e l’espansione del messaggio cristiano per 2000 anni, nonostante persecuzioni, scismi e secolarizzazione, conferiscono a questa “profezia” una validità empirica unica nella storia delle religioni.

​La domanda sorge spontanea: si tratta di una previsione lungimirante o di una conoscenza sovrannaturale?

​L’unicità del messaggio a differenza di altri leader del suo tempo è totale se poi si comprende che Gesù non ha costruito imperi militari o strutture burocratiche. Ha scommesso esclusivamente sulla trasmissione orale e scritta della sua parola. Il fatto che il Cristianesimo sia oggi la religione più diffusa al mondo (circa 2,4 miliardi di fedeli) suggerisce che le sue parole possiedano una “forza vitale” che trascende le contingenze storiche. Logicamente, è difficile attribuire al solo caso la precisione con cui un uomo in una provincia marginale dell’Impero Romano abbia previsto la rilevanza eterna del suo insegnamento.

​Fede o Divinità?

​La logica stringente ci pone davanti a quello che C.S. Lewis definiva il “Trilemma”: Gesù era un lunatico, un mentitore, oppure era davvero Dio (il Signore).

​Se accettiamo che le sue parole “non sono passate”, la conclusione più plausibile segue una linea retta:

​l’atto di fede in se stesso: se Gesù fosse stato solo un uomo, una tale affermazione sarebbe stata un segno di megalomania patologica. Ma la coerenza e l’impatto etico del suo messaggio smentiscono l’ipotesi della follia. Se la parola “tiene” dove il mondo “cade”, significa che quella parola proviene dalla stessa fonte che ha generato il mondo.

​”La stabilità della Parola di Cristo non è quella di un monumento di pietra, ma quella di una sorgente d’acqua che continua a scorrere mentre il paesaggio intorno cambia.” ​Il fatto che dopo due millenni siamo ancora qui a discutere, analizzare e vivere secondo quelle sillabe pronunciate in aramaico antico è, di per sé, la prova della loro natura “non passeggera”. La logica non costringe alla fede, ma rende la pretesa di divinità di Gesù l’unica spiegazione proporzionata all’eccezionalità della durata del suo messaggio.Se il cielo e la terra sono il palcoscenico, la Parola di Cristo si è dimostrata essere il testo che rimane scritto anche quando le luci della scena si spengono.

Fabrizio Fratus

Rispondi

Scopri di più da IL TALEBANO

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere