IL SANGUE DI MODENA APRA GLI OCCHI AI PROGRESSISTI
Dopo i fatti di Modena, pubblichiamo un contributo dell’ amico Antonio Terrenzio.
La posizione del Talebano rimane quella espressa nel nostro precedente articolo ( link in fondo ).
La tentata strage di Modena ad opera dell’Italiano di seconda generazione Salim El Khoudri mette per la prima volta l’Italia di fronte al cortocircuito della società multietnica. Una macchina impazzita che corre a 100 all’ora nel centro della città e lascia sul selciato passanti ignari di un tranquillo sabato pomeriggio di primavera. Le immagini in video riprendono corpi volare per aria come birilli. Il bilancio è di 8 feriti, quattro in condizioni gravissime, con due donne con le gambe tranciate di netto. Italia sotto shock per immagini che eravamo abituati a vedere per protagonisti solo altri Paesi europei flagellati dal terrorismo fondamentalista di matrice islamista e che invece ci riportano alla realtà di un’Italia che adesso per la prima volta vive un attentato terroristico in piena regola. Dopo la tentata strage l’editore collettivo è subìto partito con l’opera di edulcorazione dei fatti. Il 31enne di origine marocchina sembrava avesse sofferto in passato di disturbi psichiatrici, e l’ipotesi terroristica è stata immediatamente esclusa dal circo mediatico-giudiziario per concentrarsi sulla salute psichica dell’attentatore che lamentava il fatto di essere disoccupato e di non sentirsi riconosciuto nel Paese in cui vive. Come se ogni giovane Italiano meridionale disoccupato fosse in qualche modo giustificato a colpire passanti a bordo di una macchina impazzita. Il depistaggio dell’informazione mainstream progressista che da La Stampa al Fatto Quotidiano ha cercato di scaricare assurdamente la responsabilità di quanto accaduto al Governo Meloni e ai tagli alle strutture sanitarie ha superato il limite dell’indecenza. Intanto il Gip Donatella Pianezzi ha scritto che al momento non ci sono elementi per ritenere che il gesto sia da attribuire ad una patologia e che El Koudri fosse incapace di intendere e di volere al momento del fatto. Ma non per la Procura di Modena che ha escluso la matrice terroristica e la premeditazione quando la dinamica dei fatti fa pensare esattamente il contrario, se solo la memoria va a quanto accaduto negli attentati di Nizza o de Las Ramblas a Barcellona, compresa l’origine etnica dell’attentatore. Nei momenti immediatamente successivi al raid, il profilo Meta del reo era stato appositamente oscurato probabilmente per qualche segnalazione delle autorità, ma ciò non è bastato ad accultare le convinzioni di El Kaudri, tramite il rinvenimento delle mail inviate all’Università di Modena con messaggi come”:Il vostro Cristo di m, deve bruciare”. Il classico identikit del banlieusard, dell’immigrato di II e III generazione che scarica la sua frustrazione di individuo sradicato che non riesce a trovare una collocazione nella società del Paese che lo ha accolto. Per quanto la sinistra progressista si sforzi di non vedere la realtà, questa le esplode in faccia ad ogni occasione con tutta la sua violenza. Il modello multirazziale si è strutturalmente dimostrato fallimentare. Violenze, aggressioni, risse, accoltellamenti e adesso anche attentati sulla folla sono oramai impossibili da derubricare a semplici episodi Isolati e all’incapacità del Paese ospitante di integrare popoli allogeni di origine magrebina e africana. L’ideale accoglientista è sempre stato convinto che bastasse un documento per regalare la cittadinanza, quando essa è invece frutto di legami etnici, culturali, linguistici che hanno bisogno di decenni se non secoli per sedimentarsi. Le città del centro-nord sono ostaggio di maranza che delinquono, aggrediscono e si comportano come padroni a casa di altri. La sinistra progressista per ottusità ideologica ed un malcompreso ideale di uguaglianza, di rispetto per le minoranze e per il diverso, ha finito per dimenticare i legami di prossimità e di solidarietà che ci legano innanzitutto a chi ci è più vicino, ovvero con chi condividiamo legami di sangue e origine. È evidente che la sinistra in tutte le sue varianti, da quella di palazzo a quella dei centri sociali, abbia un problema serissimo con il concetto di popolo, che è stato dismesso in nome di un cosmopolitismo astratto che nella messa a terra si traduce in disastri come la frammentazione ed il conflitto etnico. Adriano Segatori in un articolo molto penetrante parla del concetto di Bene sostituito a quello di Giusto. Il Bene inteso come Ideale astratto, basato sull’uguaglianza e per l’amore degli ultimi, dove per ultimi si intendono esponenti di minoranze etniche varie che devono essere giustificate per ogni azione commessa contro l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini italiani. Un cortocircuito cognitivo che ha avuto la sua espressione con i cinquemila “accoglioni” che hanno indetto una manifestazione contro l’odio nel “day after” dell’attentato a Modena. In questo racconto ideologico che stravolge la realtà, l’unica vera paura è che le destre facciano il pieno il voti nelle prossime elezioni, con Vannacci e Salvini a cavalcare l’onda emotiva del raid e delle città italiane ormai diventate ostaggio delle aggressioni di maranza o di immigrati irregolari.
Il futuro degli italiani e degli europei passa per la remigrazione
La tentata strage di sabato scorso segna come forma di allarme e come presa d’atto che il futuro dell’Italia e dell’Europa passino attraverso un programma di reemigrazione. Il problema della sicurezza e mancanza di volontà di integrazione con le violenze e gli abusi che quotidianamente riempiono le cronache, devono renderci consapevoli che un futuro nazionale e continentale passa attraverso un contenimento e un progressivo
rimpatrio di quei soggetti allogeni che si macchino di crimini di vario genere. Il concetto di cittadinanza in quanto tale, non può essere ridotto semplicemente ad un rilascio di un documento digitale per la gioia dei sinistri che vedono in ciò una manna elettorale a cui attingere e per assicurarsi la vittoria ad ogni appuntamento elettorale. In Paesi come la Francia, Gran Bretagna o Svezia, la situazione appare oramai compromessa ma emergono comunque segnali di risveglio identitario e la reemigrazione non è più un tabù. Oramai la maggioranza dei cittadini autoctoni stanno rigettando totalmente la propaganda woke ed immigrazionista fregandosene bellamente di essere etichettati come razzisti o fascisti. Tommy Robinson, attivista e leader del movimento britannico antimmigrazionista, ha espresso un motto che dovrebbe essere assunto da qualsiasi militante identitario:”I don’t care about your labels” (non mi interessa delle vostre etichette”). Il passaggio culturale necessario è proprio fregarsene dell’etichette e sfondare la cappa del politicamente corretto che ci fa temere di assumere posizioni politiche di rottura dell’ordine ideologico dominante. La sinistra usa un manganello morale ed il ricatto dell’antifascismo per sabotare qualsiasi iniziativa di riappropriazione del proprio destino comunitario. In questo senso la sinistra con i suoi intellettuali bolliti e militanti ossessionati da un antifascismo psichiatrico, sono i primi nemici da combattere perché organici all’ideologia globalista che vuole cancellare i popoli e le nazioni bianche. Per questi sguatteri del finanz-capitalsimo è lecito parlare di autodeterminazione solo riguardo popoli come quello palestinese, la cui causa viene sfruttata solo per creare una rivoluzione colorata contro in Governi ritenuti “fasci”, e magari favorire l’ingresso di qualche governo tecnico che finisca l’opera di spolpamento della sovranità e di quei settori strategici dell’economia ancora in mano dello Stato.
Ritornando alla necessità di rimpatriare clandestini o anche immigrati di II e III generazione che non mostrino rispetto e gratitudine per il nostro Paese, questo deve essere un tabù da sfatare. Altrimenti il futuro dell’Italia sarà segnato da episodi come quello di Modena che potranno riverificarsi. Una situazione quella della immigrazione sregolata e della cittadinanza facile che serve ad alimentare anche un clima di degrado cognitivo, di isolamento e di rifugio nel privato, di rassegnazione verso l’impossibilità di cambiare le cose tipiche delle società liberali caratterizzate da un nichilismo sociale che impregna tanto gli Italiani quanto gli immigrati. Ma non possiamo dimenticare di essere noi i responsabili del destino della nostra nazione. La vera partita dei popoli europei e di quello italiano si gioca sulla necessità di mantenere la propria identità etnica e culturale prima di diventare minoranza a casa nostra e di subire un processo di snaturamento etnico-identitario che nell’arco di qualche decennio apparirà irreversibile e che non sarà indolore come il politologo Guillaume Faye aveva già previsto quando nei suoi libri parlarva di “apocalisse etnica”.
A Modena l’Italia si è svegliata, e a parte quegli idioti irrecuperabili di sinistra, ormai la realtà di ciò che ci aspetta è sotto i nostri occhi.
Antonio Terrenzio

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