LA FALANGE CRISTIANA E IL “PARTITO DI DIO”

Alleanze improbabili, in una terra magica, contro il nemico comune

Se in Italia ormai il futuro è un’incognita e sognare diventa un lusso per colpa di politiche economiche che ci massacrano strozzandoci con tasse esorbitanti (sempre se si ha la fortuna di avere un lavoro), in Libano il futuro è un missile che potrebbe colpire la tua casa da un momento all’altro, è la sparatoria che potrebbe farti cadere a terra all’improvviso. Le tasse al contrario sono bassissime, il lavoro c’è, “l’economia gira”. Tutto è vita, non c’è tempo per l’angoscia. Le donne agghindate cercano marito e gli uomini si godono la giornata con la vera consapevolezza che potrebbe essere l’ultima.

In questa cornice, Fabrizio Fratus incontra Nassib Wehbe, 51 anni, libanese cristiano. Ora lavora per il contingente italiano che fa da cuscinetto tra Israele e Libano. Nassib imbracciò il suo primo fucile a 14 anni e combatté nella Falange, milizia armata cristiana. In combattimento all’età di 16 anni perse anche una gamba (che distratto, NdR). Nassib è sposato, ha due meravigliosi bambini di nome Antonio e Maria e, mentre gioca con loro, decide di rilasciare una cruda intervista sulla realtà della guerra che coinvolge il suo Libano, sulle verità che spesso i mass media ci nascondono, su quanto i cristiani siano fondamentali affinché non regni il caos più totale.

Tu appartieni alla Falange, quando è nata e oggi con chi è alleata?

Si. Appartengo alla Falange fin dal 1978, nel pieno della guerra contro il Libano, come la maggior parte dei giovani cristiani di allora. Avevo 14 anni. Non era un fatto obbligatorio bensì volontario, dopo che la comunità cristiana libanese era minacciata della sua stessa esistenza. Il piano diabolico di allora contro il Libano, e specificatamente contro la sua comunità cristiana, era ribattezzato la Patria supplente. Il suo ideatore era Henry Kissinger, lallora ministro degli esteri statunitense (1973 1977). Il piano Kissinger (così anche conosciuto), dell’inizio degli anni 70 prevedeva di fare immigrare i cristiani dal Libano per darlo ai palestinesi al posto della Palestina. In questo modo Kissinger pensava di risolvere il problema del Medio Oriente fra israeliani e palestinesi. La Falange è un partito democratico sociale, un partito nazionalista libanese a tutti gli effetti, fondato nel 1934 dal cristiano maronita Pierre Gemayel. E un partito a maggiornaza cristiana, si, ma è anche un partito al quale hanno aderito e aderiscono ancora tanti musulmani di tutte le confesioni. Di musulmani falangisti posso citare i nomi di decine di martiri caduti assieme ai cristiani sotto la bandiera della Falange in difesa del Libano. La Falange ha dato al Libano due Presidenti della Reppublica, Bachir Gemayel (1982), assassinato con un attentato dinamitardo il 14 settembre 1982, nove giorni prima del suo insediamento nel palazzo presidenziale, e Amine Gemayel (1982-1988). Durante la guerra contro il Libano (1975-1990), la Falange ha offerto sull’altare della Patria ben 6000 martiri e migliaia di feriti. Oggi a capo della Falange è l’amico Sami Gemayel, un giovane di 36 anni, chè succeduto a suo padre Amine Gemayel nelle elezioni del partito in giugno 2015. Malgrado la sua età molto giovane a guida di un partito che ha 82 anni, Sami Gemayel è onesto, dinamico, molto attivo. Il partito oggi ha 5 deputati in parlamento e 3 ministri al governo. E posizionato nel mezzo fra tutte le componenti e le correnti politiche del Libano. Si avvicina o si allontana da questa o da quella corrente politica libanese in base alla posizione politica presa a favore o non all’indipendenza e alla sovranità del paese, agli interessi del popolo libanese.

Il Libano è diviso in gruppi religiosi, con chi i cristiani sono oggi alleati dopo le guerre passate?

Il Libano non è soltanto diviso in gruppi religiosi, cristiani e musulmani, ma si può tranquillamente affermare che il Libano che oggi conosciamo, fin dalla sua indipendenza nel 1943, è fondato proprio su basi religiose dove le alte cariche istituzionali del paese sono divise religiosamente fra le maggiori comunità religiose. Ad esempio il Presidente della Repubblica è cristiano maronita (cattolico orientale), il Presidente del Parlamento è musulmano sciita, il Primo ministro è musulmano sunnita. E così via per tutte le altre cariche dello Stato, sempre divise fra cristiani (maroniti, ortodossi, cattolici, assiri), e musulmani (sciiti, sunniti, drusi, alawiti). È un modello di Stato e di governo unico al mondo.
Questo, a volte, è stato un male per il Libano e per i libanesi e, a volte, un bene. E vi spiego il perché. In un paese con un modello politico religioso come il Libano spesso la persona si sente legata alla sua confessione religiosa più che al proprio paese, alla propria Patria. E così possono sorgere facilmente problemi politici interni, e anche scontri armati, religiosi e persino confessionali, per qualsiasi motivo o questione anche banale. Figuriamoci allora se vi è lo zampino di qualche potenza estera intenzionata a fare del male al Libano, cercando di giocare su queste corde religiose e confessionali.
Durante i secoli la comunità cristiana in Libano è stata sempre un fattore di pacificazione. Ha sempre adoperato per la convivenza pacifica e per avvicinare i punti di vista fra le altre componenti religiose in Libano e in Medio Oriente, malgrado abbia subito durante questi secoli delle atrocità. Tale dovrebbe rimanere la sua posizione, soprattutto in questo momento molto difficile per tutta la regione, dove alcune potenze straniere si sforzano per creare uno scontro confessionale su vasta scala fra musulmani sunniti e musulmani sciiti tramite alcuni gruppi di matrice islamica integralisita come l’ISIS e il fronte di Al Nusra.

In Italia su Hezbollah domina un pensiero negativo, tu cosa ne pensi? Cosa fa in sostanza questo partito in Libano?

È una posizione politica questa che non rispecchia la verità sulla vera esistenza di Hezbollah. Non è per cattiveria da parte dell’Italia, un paese che ha molto dato al Medio Oriente e soprattutto al Libano a tutti i livelli (politico, umanitario, economico, e anche civile). Il punto sta nella manipolazione di informazioni da parte di mass media, che demonizzano Hezbollah per vari interessi, non portando volutamente a conoscenza gli italiani riguardo al vero ruolo positivo di Hezbollah e ai suoi sucessi in Libano e nella regione.
Tanti libanesi negli anni 80, soprattutto cristiani, non si fidavano di Hezbollah e lo consideravano un partito iraniano in Libano di matrice integralista. Con il passare degli anni si è scoperto che Hezbollah è un partito nazionalista libanese fino al midollo. In generale gli sciiti libanesi non hanno altro paese che il Libano. Sono legati religiosamente all’Iran come lo sono i cattolici con Roma.
Nel 2006 avevo fatto uno studio sugli sciiti e specificatamente su Hezbollah, intitolato Hezbollah, la struttura e gli uomini, per conto dellex presidente del Libano Amine Gemayel. Ho scoperto che in 1400 anni di Islam gli sciiti in Libano, presenti nel paese fin dal settimo secolo dopo Cristo, non hanno mai perpetrato nessun massacro contro i cristiani. Anzi, gli sciiti venivano perseguitati e massacrati quanto i cristiani.
Dopo 18 anni di resistenza ad oltranza, di migliaia di maritiri e tanta distruzione, Hezbollah ha raggiunto il 25 maggio 2000 la più grande vittoria mai realizzata da nessun paese arabo: il ritiro incondizionato dallo Tsahal, l’esercito di difesa isrealiano, dai territori occupati libanesi del sud. Questa storica vittoria è stata regalata da Hezbollah a tutti i libanesi senza nessuna distinzione. Da notare che i collaborazionisti, i migliaia di libanesi che collaboravano con l’occupazione israeliana nel sud del Libano, non hanno subito nessuna persecuzione dal vincitore Hezbollah, il liberatore del Libano.

È vero che Hezbollah combatte in Siria contro l’ISIS? Come mai?

Hezbollah ha previsto il pericolo di questi gruppi e dell’ISIS non solo per la Siria ma per tutto il Medio Oriente e anche per tutta l’umanità.
In quattro anni, da quando Hezbollah ha cominciato il suo intervento militare a fianco dell’esercito regolare siriano del Presidente Assad, Hezbollah ha offerto circa 800 giovani martiri in Siria contro gli integralisti dell’ISIS e le sue organizzazioni affini. Quest’intervento militare di Hezbollah ha salvato il Libano e le sue comunità religiose, cristiane e musulmane, da una fine attroce simile a quella degli yazidi a Sinjar. Si sa che l’ISIS giustizia e crocifigge non solo cristiani e sciiti ma anche tutti quelli che non la pensano come loro anche se sono musulmani.
Hezbollah si trova pure al confine Libano Siriano per proteggere i villaggi libanesi e impedire all isis e al Fronte di Al Nusra di invadere i Libano e arrivare al Mediterraneo. Ha persino armato tutti i paesi e villaggi confinanti con la Siria, inclusi quelli cristiani, in modo che possano respingere militarmente qualsiasi attacco dell’ISIS.
Oltre all’alleanza che lega il Presidente siriano Assad e Hezbollah da molti anni l’ISIS fin dalla sua nascita ha sempre agito militarmente contro i musulmani sciiti, e ha sempre dichiarato pubblicamente la sua intenzione di sterminarli assieme a cristiani, alawiti e persino tutti i musulmani che sono contrari al suo pensiero e alle sue azioni. Quindi Hezbollah in questa atroce guerra difende se stesso, la sua gente, le altre comunità religiose, il Libano.

Cosa ci puoi dire del Libano e del suo futuro?

Non ci sarà nessun futuro per il Libano senza la sua comunità cristiana. Lo stesso vale anche per tutto il Medio Oriente. Non è immaginabile la Terra Santa senza cristiani, che oggi sono soltanto circa il 2% della popolazione, un numero in continua diminuzione. Così pure per l’Iraq, in seguito all’occupazione militare statunitense prima, e poi all’arrivo dell’ISIS. Lo stesso vale anche per la Siria, ove i cristiani da cinque anni fugonno in massa per non essere massacrati (e le loro donne e figli venduti).
A differenza della maggiore parte dei paesi musulmani del Medio Oriente, ad esclusione della Siria che la composizione della sua popolazione è molto simile a quella del Libano, nel paese dei cedri ci sono dei capi religiosi musulmani che hanno sempre vissuto accanto ai cristiani. Proprio da questi qui, in primis, e dai leader religiosi musulmani di tutta le regione, è richiesto oggi giorno e più che mai una fortissima e pubblica presa di posizione ripudiando la violenza e il fanatismo dei gruppi integralisti islamici a favore della convivenza interreligiosa fra Islam e Cristianesimo.
Diversamente non vedo nessun cristiano libanese disposto a subire la fine dei cristiani della Terra Santa, dell’Iraq e della Siria bensì li vedo tutti pronti ad abbracciare di nuovo il fucile e difendersi assieme ai loro compatrioti musulmani moderati contro l’integralismo e il fanatismo dell’ISIS e delle sue sorelle.

Stefania Bonfiglio per La Voce d’Italia

 

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