IL BATACLAN COME METAFORA DI NOI EUROPEI

Ovvero tre considerazioni sugli attentati di Parigi

1. Le lacrime di coccodrillo

Ora è giustamente il tempo del dolore per le vittime parigine dell’islamismo feroce. Ma, tra coloro che si addolorano, ci sono in prima fila i sostenitori del mondialismo, dell’immigrazionismo, del “meticciato”, delle frontiere spalancate, dello ius soli. Quelli che ancora sognano un mondo alla Benetton (united colors) e che praticano costantemente il terrorismo intellettuale, la caccia alle streghe, la polizia del pensiero verso chi la pensa diversamente. Quelli che hanno sempre in bocca, quasi sempre a sproposito, le parole “razzista”, “xenofobo”, “omofobo”, “islamofobo” e via dicendo. Sono i “politicamente corretti”. Sono gli intolleranti sostenitori della cosmopolis egualitaria. Sono gli adepti dell’ideologia dominante. Coloro che fanno dell'”antirazzismo” non più la giusta stigmatizzazione del disprezzo verso chi ha un colore diverso della pelle, ma un’ ideologia irrazionale, rancorosa e paranoica, ostile all’ identità, alle radici e alle tradizioni dei nostri popoli. Un ‘ideologia paracomunista e ultracapitalista al contempo. E tutti costoro non impareranno la lezione: continueranno come sempre nel loro anelastico sostegno all’immigrazione, al meticciato, al multiculturalismo, al melangismo, al mondialismo. Il mondo alla Benetton ha partorito il terrore per le strade di Parigi. Continueranno a negarlo. Le loro sono lacrime di coccodrillo.

  1. Il nostro Nulla

Indovinate cosa si stava cantando al Bataclan quando le belve dell’Isis hanno fatto irruzione? Kiss the devil, “bacia il diavolo”, del gruppo rock californiano Eagles of death metal, che civetta con un “satanismo soft” (ammesso che il satanismo possa essere soft). Nel testo, troviamo: “Amerò il diavolo e la sua canzone”. Per il rispetto che si deve ai morti non dico cosa penso di chi assiste a concerti di questo tipo e del numero di neuroni che deve avere in testa; mi limito a constatare che se questi sono i valori della “civiltà occidentale” che si oppone all’Islam dei tagliagole, i tagliagole hanno già vinto. Combattere il fanatismo feroce e assassino con questa dissacrante superficialità è semplicemente assurdo. La verità è che l’americanismo senz’anima del consumismo folle, del dio denaro, dell’ultimo modello di telefonino, del rock e del rap, dell’american way of life e, proseguendo, del “proibito proibire” di sessantottesca memoria, della gender theory (quella mai dissacrata), del porno e della droga, dell'”utero e mio e me lo gestisco io”, della mentalità per cui nulla ha un valore e tutto ha un prezzo, ci ha uccisi dentro. I terroristi odiano e sono accecati dall’odio assassino. Ma sono qualcosa. Noi non siamo più nulla. Siamo i figli del Nulla che ci divora.

E la Chiesa? La Chiesa cattolica, si dirà. Già, la Chiesa: gli ultimi tre pontefici , compreso l’attuale, hanno pubblicamente pregato nelle moschee (e nelle sinagoghe, ma è un altro discorso). Il primo due volte nella grande moschea di Damasco, gli altri due nella grande moschea di Istanbul. Il primo dei tre, oggi canonizzato, ha addirittura baciato il Corano e benedetto l’Islam invocando pubblicamente la benedizione di San Giovanni il Battista sulla religione di Maometto – evidentemente non è servita a molto, NdR –. Gli unici due alti prelati che precedentemente si erano opposti frontalmente a questa ed altre derive, monsignor Lefebvre e monsignor de Castro Mayer, vennero, invece, scomunicati per violazione del diritto canonico. Può piacere o non piacere, ma questa è la triste realtà delle cose.

  1. La nostra sudditanza

Dopo aver constatato che il massimo della genialità è suonare Imagine dopo la strage – inno stesso del mondialismo – bisogna trattare l’aspetto geopolitico, certo non secondario. E avere il coraggio di constatare tutti i fallimenti del meraviglioso Occidente. Innanzitutto il concetto di “occidente” oggi ha un significato geopolitico e culturale che non corrisponde all’Europa (e meno che mai al suo nobile antecedente storico, la Christianitas) e che significa unione atlantica tra Europa e Stati Uniti d’America, con questi ultimi a fare la parte del leone dal punto di vista politico, militare (con le basi militari americane sul suolo europeo a ben 24 anni dalla fine della guerra fredda!), economico e culturale. Se, dal punto di vista spirituale, assistiamo al trionfo dell’americanismo senz’anima e della massificazione edonista che si porta dietro, dal punto di vista militare e politico l’Europa è completamente subordinata a Washington e ai suoi interessi, che certo non sono i nostri, come dimostra anche lo scandaloso sostegno dei vassalli europei al colpo di Stato fascista di Kiev nel 2014. Con le conseguenti sanzioni alla Russia che stanno danneggiando la nostra economia. Le “guerre umanitarie”, dalla Serbia nel 1999 alla Libia nel 2011, passando per l’Afghanistan nel 2001 e l’Iraq nel 2003, sono state decisive per distruggere l’equilibrio mondiale e tutte le forze di contenimento all’islamismo estremista, da Milosevic a Gheddafi, passando per Saddam. Anche il tentativo di abbattere Assad sarebbe andato a buon fine e senza l’intervento di Putin (2013) la Nato avrebbe bombardato la Siria. Bombardato chi? Non l’Isis, ma Assad, nemico mortale dell’Isis!
L’Europa si è allineata ogni volta agli Stati Uniti, a volte mettendoci del suo (le sciagurate iniziative di Sarkozy e Cameron in Libia) e favorendo così l’instabilità, la migrazione di massa e il rafforzamento dell’estremismo sunnita e wahabita. E noi siamo ancora qui a parlare di Occidente, di Nato e di atlantismo. Siamo nella morsa, altro che Occidente! Siamo nella morsa tra l’America, potenza del mare, del caos e della globalizzazione, e islamismo feroce.

Torniamo un attimo al Bataclan al momento dell’irruzione jhadista. C’è la band californiana, che canta: Amerò il diavolo e la sua canzone, Bacerò il diavolo e la sua lingua; c’è il pubblico parigino ed europeo, completamente decerebrato, che si accalca sulla pista da ballo; c’è il commando islamista che entra e inizia il massacro. Quell’attimo è la metafora perfetta della nostra situazione. Noi siamo quel pubblico. Noi come quel pubblico siamo colonizzati politicamente ed economicamente, ma anche culturalmente, mentalmente, spiritualmente dalla più deteriore sottocultura anglosassone. E siamo incapaci – perché non lo vogliamo – di fermare l’immigrazione di massa e il terrorismo. La strage del Bataclan è la metafora dell’Europa.

Martino Mora

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2 Commenti su IL BATACLAN COME METAFORA DI NOI EUROPEI

  1. tutto vero. se morire si deve, che si muoia almeno ascoltando della musica degna di noi. un converto di jordi savall, o di arvo paart. ma non della merda heavy metal

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  2. Bravo. Abbasso levi metal non degno.

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