ISLAM: TUTTO QUELLO CHE LA MELONI NON SA

E poi ce la menano con la storia dei pregiudizi sulle bionde

Alcuni recenti avvenimenti di politica internazionale quali l’acuirsi del conflitto in Siria, l’ascesa dello Stato Islamico, l’attentato contro la sede del giornale satirico francese Charlie Hebdo che è costato la vita a dodici persone, la strage consumatasi a Susa in Tunisia e il rapimento dei quattro italiani in Libia hanno riportato in auge la famigerata tesi dello “scontro delle civiltà”.

Secondo gli assertori di tale postulato l’Islam non sarebbe altro che “la religione della spada” e quindi i musulmani avrebbero una predisposizione naturale ad essere aggressivi e intolleranti verso i seguaci di altre fedi. La dottrina professata dal Profeta Muhammad inoltre, sempre a detta di costoro, sarebbe un corpo estraneo all’Europa che ne minerebbe le radici.

A tal proposito l’onorevole Giorgia Meloni, Presidente del partito Fratelli d’Italia, ha espresso la sua contrarietà alla proposta partita dal movimento Noi con Salvini di candidare a governatore della regione Sicilia il noto intellettuale Pietrangelo Buttafuoco, convertitosi di recente alla fede islamica. Ha scritto Meloni sulla sua pagina facebook:

Leggo che Matteo Salvini vorrebbe Pietrangelo Buttafuoco governatore della Sicilia. Non so se si tratti di una proposta reale, ma ho una cosa da dire sul tema. Pietrangelo Buttafuoco è senza dubbio un validissimo intellettuale e una icona della destra, lo considero un mio amico, ma in estrema sincerità non credo sia una buona idea candidare alla guida della Sicilia una personalità che ha deciso di convertirsi all’Islam. Ognuno è libero di professare la religione che vuole, ma credo che in questi anni l’Italia e l’Europa debbano rivendicare le proprie origini greche, romane e cristiane davanti a chi vorrebbe spazzarle via. Non vorremmo dare un segnale di resa ai fanatici che rimpiangono il passato dominio arabo e musulmano sulla Sicilia. Se la Lega Nord e Matteo Salvini vorranno avere il primato di candidare un convertito all’Islam, per quanto ottimo scrittore e intellettuale, a governatore della Sicilia, Fratelli d’Italia non potrà essere della partita.

Il fatto che simili affermazioni non vengano pronunciate dall’uomo della strada, ma da un politico di primo piano che ha rivestito in passato il ruolo di Ministro per la gioventù del Governo Berlusconi IV, impone una riflessione su cosa sia la dottrina islamica e se veramente essa rappresenti una minaccia per l’Europa come sostiene qualcuno (e sui criteri di selezione del governo Berlusconi IV, NdR).

In generale, quando si parla di Islam, bisogna aver presente che esso non è un blocco monolitico ma è diviso al proprio interno in due grandi branche: gli sciiti e i sunniti (le cui differenze teologiche sono notevoli) a loro volta frammentati in un numero inverosimile di sotto-sette che, per ragioni di spazio, non sto qui ad elencare.

Mettere sotto un unico cappello cose fra loro molto diverse come l’ISIS, Al Qaeda, I Fratelli Musulmani, Hamas, Hezbollah, i talebani, l’Iran e l’Arabia Saudita non può che generare confusione nel cittadino medio, il quale potrebbe persino essere portato a pensare che Teheran sia uno degli sponsor dello Stato Islamico quando invece ne è uno dei principali bersagli.

Quanto al fatto che quella islamica sarebbe una dottrina intrinsecamente ostile alle altre confessioni religiose, si tratta di una teoria smentita sia dalla storia che da numerosi versetti del Corano.

In esso vi è scritto infatti: «Non c’è costrizione nella religione. La retta via ben si distingue dall’errore» (Corano, 2:256) oppure: «Allah non vi proibisce di essere buoni e giusti nei confronti di coloro che non vi hanno combattuto per la vostra religione e che non vi hanno scacciato dalle vostre case, poiché Allah ama coloro che si comportano con equità» (Corano, 60:8) o ancora: «Se il tuo Signore volesse, tutti quelli che sono sulla terra crederebbero. Sta a te costringerli ad essere credenti?» (Corano, 10:99)

Secondo molti orientalisti la prescrizione del pagamento della aj-jizya, tassa specifica per i non-musulmani che sono esentati dal pagamento della zakāt, rappresenterebbe una prova della diseguaglianza tra il cittadino musulmano e tutti gli altri individui che vivono nella società islamica.

Autorevoli studiosi hanno risposto a questa superficiale interpretazione, ricordando innanzitutto che l’Islam codifica la relazione fra Stato e cittadini non-musulmani sulla base di un contratto (ʿahd): è per questo che  vengono definiti ahl adh-dhimma (i protetti) o al-muʿāhidun (o anche ahl al-ʿahd, coloro che sono legati da un contratto.) I musulmani devono rispettare totalmente i termini di tali accordi, obbligo confermato da due testi, tra i tanti: «Siate fedeli ai vostri contratti, ve ne sarà chiesto (nel giorno del Giudizio)» (Corano, 18:34) e «Chi è ingiusto con un non-musulmano legato a un contratto (muʿāhid), che l’umilia, che gli fa sopportare più di quello che può sopportare, o che gli espropria i suoi beni contro la sua volontà testimonierò contro di lui nel giorno del Giudizio» (ḥadīth).

In tale quadro di coesistenza e di rispetto la tassa ha una funzione ben precisa. L’Islam infatti ha prescritto l’imposta al-jizya ai cittadini non-musulmani in cambio della protezione militare offerta dall’esercito (musulmano) che deve sorvegliare il loro paese e difenderli, poiché i musulmani non sono obbligati a prestare servizio militare. Se, invece, dei non-musulmani entrano nell’esercito e si impegnano a difendere il paese, allora non dovranno più pagare al-jizya.

Si tratta, dunque di una «tassa militare», che ha solo la funzione di realizzare la giustizia tra i cittadini di una nazione, gli uni che combattono e gli altri che pagano un compenso finanziario per la loro protezione.

Anche nel corso della storia ogni qualvolta l’Islam abbia raggiunto posizioni di potere si è sempre dimostrato tollerante nei confronti delle altre fedi. Durante l’Impero Omayyade i cristiani godettero di un tale rispetto che un loro famoso santo Giovanni Damasceno (Yuhanna ibn Mansur ibn Sarjun 675 – 749 d.C.) assunse il rango di Ministro del Califfo. Nella Spagna, sotto il dominio musulmano, si affermò la cultura dei cristiani mozarabi mentre nell’India della dinastia Moghul, indù e buddisti vennero equiparati alla «gente del Libro» (Ahl al-Kitāb) ed ebbero modo di fruire dei vantaggi connessi a tale posizione sociale. Al giorno d’oggi nella Repubblica Islamica dell’Iran, Ebrei, Cristiani e Zoroastriani non solo, come recita la costituzione, sono liberi «di svolgere i propri riti e di regolamentare lo stato civile e l’istruzione religiosa secondo la loro religione» (articolo 13) ma hanno diritto di eleggere i loro rappresentanti nel Majiles, il parlamento di Teheran.

Quanto all’affermazione secondo la quale l’Islam sarebbe una religione extraeuropea, essa è semplicemente priva di fondamento. Popoli come i bosgnacchi, gli albanesi, i baschiri, i tartari del Volga, i ceceni e i daghestani di fede musulmana sono europei esattamente come i francesi, i tedeschi, gli spagnoli e gli italiani. L’Europa infatti non è solo giudaica, cristiana, greca, romana e germanica ma anche islamica.

Il modo migliore di combattere il terrorismo di matrice islamista non consiste affatto nel chiudere le moschee o schedare gli imam – cosa che non farebbe altro che favorire l’ISIS – ma saper distinguere tra un Islam tradizionale, che ha una lunga storia di tolleranza alle sue spalle, e la sua versione wahhabita importata dall’Arabia Saudita, la quale invece poggia su radici relativamente moderne e a cui si ispirano organizzazioni come Al Qaeda o lo Stato Islamico.

In un’intervista rilasciata al quotidiano Libero, in cui gli veniva chiesto come gli stati europei dovessero combattere la minaccia rappresentata dal terrorismo jihadista, Aleksandr Dugin, politologo russo vicino al Cremlino, ha risposto: «La Russia ha utilizzato una strategia delle divisioni tra un Islam tradizionale, euroasiatico, un islam politico, artificiale e antitradizionale, antisufista. Facendo questa divisione noi siamo riusciti a separare due rappresentazioni appoggiando l’islam tradizionale, garantendo molte libertà ai capi tradizionali. Detto ciò, i musulmani tradizionali hanno ricevuto più di quello che immaginassero. Anche il potere, la libertà di introdurre le leggi islamiche nella società, come nella Cecenia; ma il prezzo era quello di lasciare l’islam radicale, politico, atlantista. Questa è la doppia anima dell’islam, esistono correnti tradizionaliste e correnti pro-americane e pro-saudite che sono pericolose».

Una corretta conoscenza della religione islamica è il presupposto fondamentale per garantire la sicurezza dei nostri cittadini e nel contempo tutelare la libertà religiosa. Fomentare l’islamofobia, come viene fatto in certi ambienti di destra, non potrà far altro che gettare ulteriore benzina sul fuoco facendo in tal modo il gioco del Califfato.

Gabriele Repaci

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5 Commenti su ISLAM: TUTTO QUELLO CHE LA MELONI NON SA

  1. Horacio Teodoro Parenti // 29 luglio 2015 alle 16:14 // Rispondi

    Un artìculo magistral Tambièn en la derecha tradicional hay gente culta e inteligente.

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  2. Bastian Venier // 30 luglio 2015 alle 10:56 // Rispondi

    Io non capisco questa dannata caratteristica europea di guardare sempre “fuori” per trovare le proprie radici e il proprio futuro. Prima considerazione: l’Islam non è certo un monolite ma è un modo che in moltissime circostanze si è esteso con la spada e a nulla valgono le ricostruzioni agiografiche della Spagna o della Sicilia islamica, certo la religione maomettana fa parte delle radici europee ma siamo sicuri che ciò sia un dato auspicabile e sfruttabile per il futuro ? ok il cristianesimo è crollato in Europa quindi dobbiamo cercare di islamizzare la nichilista Europa (come sostiene Buttafuoco nel suo recente lavoro), possibile che non ci sia una terza scelta tra un neo con piegato a 90 verso Washington e un filo-islamico ? possible che nessuno vada a riscoprire le radici pagane europee ? possibile che dobbiamo sempre guardare al mondo semitico per trovare un’identità e non guardiamo al nostro passato ? Omero, Virgilio, Pitagora, Platone, Aristotele… francamente non riesco a stare né dalla parte dei residuati bellici dell’ MSI né dalla parte di chi dopo la parentesi cristiana sogna una parentesi islamica descrivendo in modo altrettanto acritico di un islamofobo la religione meccana.

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  3. L’articolo è interessante e veritiero nel distinguere le due tipologie di Islam, che a mio avviso sono riconducibili alla corrente Sunnita e Sciita…però da qui a dipingere l’Iran come la patria della libertà e della tolleranza ne passa.

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  4. Ma piantatela con questo Islam. Io non li digerisco e provo una naturale antipatia quando li vedo, li sento parlare. Sono cristiano è tale voglio rimanere e di questa gente non ne voglio sapere nulla. Li sento lontani mille miglia e non ci voglio avere nulla a che fare. Con quei ridicoli camici , quei turbanti, quei veli, quel linguaggio incomprensibile, quelle idee medievali, quelle preghiere a culo per aria, quelle nenie spacca timpani, quelle barbe da caproni, quegli occhi spiritati, quella religione che fa vomitare. Basta, io sono di destra e mi sento un italiano, un europeo è un occidentale. Ricacciamoli nel deserto, fra i cammelli. Con le buone o cm le brutte.

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