HA VINTO L’EGOISMO, NON L’AMORE

Amor vicit omnia

“Love wins”. L’amore ha vinto. Chi ha avuto la sventura di aprire il proprio profilo Facebook o Twitter nella serata di venerdì 26 giugno o nella giornata di sabato 27, ha potuto trovare questa frase praticamente ovunque: bacheche di amici, di personaggi famosi, di grandi corporation. Una frase ovunque condita con l’immancabile colore arcobaleno, simbolo universale del gay pride.

L’occasione è stata la nota decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha imposto ai governi federali la celebrazione delle nozze omosessuali. Tanto è bastato per generare incredibili manifestazioni di giubilo. Da New  York fino a Milano, il riversarsi sulle strade del corteo dell’orgoglio omosessuale è stato inarrestabile. Un’esplosione di gioia universale e incontenibile.

Eppure, quella di venerdì è stata una giornata tutt’altro che positiva a livello globale. Abbiamo assistito impotenti alla morte di persone innocenti: di padri e madri di famiglia, di giovani coppiette sulla spiaggia, di fedeli che pregavano in una moschea. Di brava gente. Persone cancellate da una furia nera. Nera come la morte. Altro che arcobaleni e sfilate in tanga.

Ma l’Occidente, anzichè portare rispetto alla tragedia che ha colpito la Tunisia e la comunità sciita del Kuwait ha preferito esibirsi in una pagliacciata multicolore per celebrare invece un abominio farsesco, che ha reso la nostra civiltà ridicola agli occhi del mondo intero. Ridicola perché è ormai talmente chiusa in se stessa da non capire come i diritti dei gay, e più in generale i diritti dell’individuo, siano secondari rispetto a fatti ben più gravi, ad argomenti ben più importanti, che investono qualcosa di più delle frivole voglie dei singoli. Argomenti che riguardano la sopravvivenza di un’intera comunità, di un’intera civiltà.

L’arcobaleno gaio dell’individualismo assoluto ha ormai accecato tutto e tutti, in Occidente. Il cittadino è quotidianamente stordito con immagini di consumismo, nichilismo e semplice “stupidera”, sempre e rigorosamente sfoggiati sotto la grande bandiera della “libertà”, che non permette di guardare oltre il proprio naso. Bisogna essere liberi di sposarsi tra persone dello stesso sesso, bisogna essere liberi di migrare da un Paese a un altro, bisogna essere liberi di conseguire il massimo profitto, non importa a danno di chi. Bisogna essere liberi di lasciare il proprio partner o la propria partner in fretta e senza troppi intoppi, buttandolo via come si butta un preservativo usato. Bisogna essere liberi di bestemmiare e insultare le religioni altrui… “Bisogna essere liberi”. Questo è quello che ci dicono ogni giorno. Questo è quello che conta per la civiltà occidentale.

Siamo sempre più liberi individualmente e sempre più deboli come collettività.  Perché è inutile che ci giriamo in torno o ci prendiamo in giro. Lo sappiamo tutti che se mai qualcuno dovesse attaccarci dall’esterno, non resisteremmo un solo giorno. Dove sono gli ideali per cui morire, le tradizioni da tutelare, i valori da difendere fino alla morte quando ciò che conta è solo il proprio capriccio? Spenti, svaniti nel nulla.

“L’amore ha vinto”, ci continuano a dire. Ma L’amore non vince se due hipster barbuti potranno mettersi l’abito buono il giorno delle nozze. L’amore non vince se uomini ipertrofici possono girare truccati e in perizoma per il centro di Milano limonando e toccandosi i genitali in pubblico. L’amore vince se si sostengono i popoli che combattono il terrore portando loro supporto anzichè guerre e predazione di risorse. L’amore vince se i pensionati possono arrivare a fine mese dopo una vita di lavoro. L’amore vince se i giovani riescono a trovare un lavoro e a costruirsi un futuro. L’amore vince se una donna può mettere al mondo un figlio senza il timore di venire licenziata. L’amore vince quando un padre non è ridotto sul lastrico perché la moglie voleva “essere libera”.  Ecco, oggi non vince l’amore. Vince la “libertà”. Vince l’egoismo.

Cristiano Puglisi

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