GUADAGNARE SENZA LAVORARE: IL BUSINESS DELL’IMMIGRAZIONE

Tutti in torta al palazzo degli scafisti

Il business dell’immigrazione è una luculliana torta a più strati, servita nel Palazzo delle Tasse e degli Scafisti.

In cima c’è lo strato dei politici istituzionali, che assicurano le condizioni legislative, finanziarie e organizzative per il business, ossia che l’Italia, diversamente da altri paesi esposti (Spagna e Grecia) sia ben aperta ai clandestini e che ci siano molti soldi per la cosiddetta accoglienza, soldi che essi prendono agli italiani con le tasse e togliendo loro assistenza e servizi pubblici. Assicurano altresì, aiutati dai mass-media di regime, che ci sia la copertura moralistica e ideologica per quest’operazione, che non si dica quanto tutto ciò ci costa e che non può risolvere i problemi delle centinaia di milioni di africani colpiti da fame, guerre e pestilenze, ma può solo aggravare le nostre difficoltà. Inoltre, i politici istituzionali assicurano che non ci siano controlli ai confini terrestri in modo che moltissimi clandestini possono entrare per via di terra (da Slovenia e Austria); assicurano che le navi militari siano al servizio del loro business, ossia che li vadano a raccogliere davanti alle coste africane, che i barconi siano restituiti agli organizzatori delle traversate; provvedono a che le espulsioni non vengano eseguite, a che i clandestini possano fuggire dei centri di raccolta, a che vengano subito rilasciati se arrestati per qualche crimine, a che possano occupare aree delle città e delle campagne, intimidendo i residenti italiani e spossessandoli del loro territorio per condurvi le loro attività, di solito illecite.

Sotto lo strato dei politici istituzionali, abbiamo lo strato della bassa politica e dell’amministrazione pubblica, quella che gestisce la spesa pubblica, dà i permessi e le licenze, organizza gli appalti e le mangerie, attraverso le amministrazioni locali e le cooperative bianche e rosse. È lo strato colpito dagli ultimi arresti dell’indagine mafia capitale. È lo strato che raccoglie i voti per lo strato dei politici istituzionali.

Alla base troviamo lo strato che materialmente usa gli immigrati come lavoratori in nero sottocosto, come manovalanza criminale, come prostitute da sfruttare. È qui che sta la vera e propria mafia, quella che spara e che non fa mai mancare i voti a chi tutela i suoi interessi, e lo conferma alla guida delle amministrazioni utili e al seggio parlamentare. Quella che controlla tanti voti, che senza di essi in molte zone non si viene eletti e anche in parlamento è difficile mantenere la maggioranza. Resta da accertare chi organizza materialmente i viaggi e gli sbarchi, chi fornisce i 3, 4, 5.000 euro a testa a questa gente che ha un reddito mediamente sotto i € 100 al mese, per pagare il viaggio. Quindi c’è qualcuno che finanzia. Dall’Italia.

I tre strati sono articolazioni di un’unica organizzazione affaristica. E i loro membri sono tutti scafisti, mercanti di carne e ladri di diritti. A mo’ di ciliegina sulla torta, troviamo quel certo clero di sempre, trafficante e predicante, che fornisce il supporto religioso di questo business, e riceve in cambio il giusto obolo. Una notevole parte della popolazione è ancora abbastanza sensibile ai loro richiami “morali”, non conoscendo la storia oggettiva della Chiesa, che è quella di una agenzia politico-finanziaria, la quale persegue, sin quasi dalle sue origini, i suoi obiettivi mondani, dietro paludamenti di sacralità e storie di infallibilità del pontefice nominato dallo Spirito Santo, ma non ha alcuna particolare autorevolezza morale. Se la gente conoscesse la storia della Chiesa, non si lascerebbe impressionare, nemmeno da Papa Francesco.  «E’ privilegio antico di Santa madre Chiesa / il digerir la roba anche quand’è mal presa», scriveva il sommo Goethe.

In questi tre strati di torta, c’è lo spaccato di tutta la politica italiana, o meglio di quella cosa che chiama se stessa politica, e che anche noi ci siamo abituati a chiamare politica, ma che non è politica, bensì semplice affarismo, spesso criminale, sempre miope, mordi e fuggi, devastante per il paese, indifferente alle sue sofferenze. Il suo unico e trasversale progetto per l’Italia, è saccheggiarla. Su questo progetto, le larghe intese si formano con straordinaria facilità. Come quelle con la Merkel e i banchieri globali.

Ultimamente però Francia, Germania, Regno Unito, Polonia e altri paesi europei hanno dichiarato che non accetteranno ulteriori dosi di immigrati clandestini, i quali ovviamente sono un problema e un costo, non una risorsa (tranne ovviamente per chi ci mangia sopra). I paesi che li accolgono dovranno anche tenerseli, quindi l’Italia non potrà più farli entrare e poi lasciarli proseguire verso il resto d’Europa. Questa ferma e autorevole presa di posizione, assieme allo scandalo portato alla luce dalle recenti indagini giudiziarie in Italia sulla falsa solidarietà dell’immigrazione a porte aperte, conferisce forza e legittimazione all’analogo rifiuto di farsi carico di nuove masse di clandestini, proclamato dai governatori di Veneto, Lombardia e Liguria.

Re Enzi e il suo visir Al Fano ribattono che collocare gli immigrati è competenza del governo e non delle regioni: ma, stanti l’andamento delle indagini penali sulla politica e la posizione assunta dai paesi europei che contano, forse non possono permettersi uno scontro di questo tipo proprio ora.

Marco Della Luna

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2 Commenti su GUADAGNARE SENZA LAVORARE: IL BUSINESS DELL’IMMIGRAZIONE

  1. Nessun paese normale, né sviluppato né in via di sviluppo, vorrebbe mai riempirsi di centinaia di migliaia di negroidi, e questo non perchè tengano alla preservazione del proprio popolo fondante, ma per il semplice motivo economico: che risorsa produttiva possono rappresentare centinaia di migliaia di africani che neanche parlano inglese? Solo l’italia li vuole, per il solo guadagno delle mafie.

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  2. a questa analisi quasi perfetta manca solo il ruolo dei mass media. Ma sarà stata una svista

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