MILANO BURNING: LA STORIA, I LIBRI E LE FIAMME

Le radici dell'odio tornano in superficie

È il 2015 e Milano si trova alla vigilia di una data storica per la città. Mentre l’attenzione della metropoli è tutta concentrata su expo, la grande vetrina dell’esposizione universale, una comunità si stringe attorno al ricordo dei suoi caduti. Settanta anni dallo scempio di piazzale Loreto, quarant’anni dalla morte di Sergio Ramelli, il diciottenne assassinato a colpi di spranga da un commando di Avanguardia operaia.

Milano, città dall’anima inguaribilmente futurista, lo sguardo perennemente rivolto al domani, quasi non se ne accorge, forse vorrebbe dimenticarsene. Alcune morti, d’altronde, sono più scomode di altre: lo sanno bene anche gli attentatori che, come fantasmi dal passato, decidono di colpire alla vigilia delle importanti ricorrenze per sfregiarne la memoria. La libreria Ritter brucia, vengono danneggiate anche una sede sindacale UGL e una sede di Forza Nuova. Improvvisamente Milano si trova catapultata indietro nel tempo, incatenata ai demoni di una guerra civile che in Italia non ha mai smesso di covare sotto le ceneri.

L’obiettivo dell’attacco non è stato casuale: fin dai tempi della “Bottega del fantastico” Marco Battarra, proprietario della libreria, ha infatti voluto fornire un bastione di valore inestimabile per tutti coloro che non si sono mai potuti accontentare del racconto culturale imposto dal sistema in cui viviamo. Ciò che la Ritter rappresenta veramente per questi spiriti inquieti, è una fortezza fatta di libri, di storie e di simboli, al cui interno è possibile – fosse anche solo per qualche minuto – assaporare un mondo diverso, ricollegato ad una Tradizione altrimenti vissuta come troppo distante. Per questa ragione si è tentato di distruggerla, nell’illusione che la sua particolare magia fosse dovuta alla semplice dimensione materiale delle sue quattro mura. Addirittura impensabile per questi menomati dello spirito realizzare che il tesoro più prezioso della Ritter non sono la carta e l’inchiostro di cui sono fatti i suoi libri. I libri si possono distruggere, ma la fiamma che contengono, quella no. Quella fiamma non può certo essere bruciata: essa al contrario si alimenta dell’incendio e vi si rinvigorisce, così come colui che la custodisce.

In fondo, costui non è poi così diverso dal Montag protagonista di Fahrenheit 451: in un mondo dove i libri vengono bruciati per appiattire gli uomini su una cultura consumista insapore, finta e alienante, a Montag non resta altra scelta che rendere la propria vita una testimonianza dell’insegnamento in essi contenuto, nell’attesa che la luce possa tornare ancora una volta a splendere sulla tenebra. Vivere nella Tradizione significa proprio aver compreso di essere solo di passaggio in questo mondo, interiorizzando significati che ci trascendono, per poterne trasmettere il valore attraverso il tempo.

Nella Milano del 2015, poco visibile fra i bagliori della ribalta cittadina, c’è chi vive nella Tradizione e chi vive nel passato. A costoro non resta altro che prendersela coi morti per dimostrare a se stessi di essere vivi, condannati per sempre all’illusione di poter eliminare un’idea martoriando un cadavere, sfondando la testa ad un ragazzo, bruciando dei libri. Possiate voi vivere per sempre. Dedicato a Marco, affinché la fenice risorga ancora una volta dalle sue ceneri.

Daniele Frisio

Per chiunque voglia contribuire alla “ricostruzione” questi sono i dati:

Ritter s.a.s. c/o Banca Sella
IBAN: IT24G 03268 01602 052184686560
Causale: Soccorso alla Ritter

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1 Commento su MILANO BURNING: LA STORIA, I LIBRI E LE FIAMME

  1. Altro che l’Isis…altro che i nazisti quando bruciavano le opere di “arte degenerata”… Questi manovali criminali del pensiero unico,residenti in centri sociali finanziati dalle sinistre del capitale, sostenuti in tutto il territorio italiano ed europeo, sono gli AVVELENATORI DEI POZZI di oggi, sono i DEMONI di Dostoevskij che sempre con le stesse tecniche cercano di cancellare la memoria, di eliminare le diversità, e spargere l’odio verso qualsiasi cosa che non si livella verso i bassifondi dell’essere…

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