QUEL DIFFICILE EQUILIBRIO TRA PENSIERO E AZIONE

Criticità e potenzialità della Lega 2.0

Inutile negarlo: comunque la si consideri la Lega di Matteo Salvini si è conquistata il ruolo di soggetto politico più discusso del momento. Impossibilitata dal restarne indifferente, la galassia intellettuale si è divisa nei suoi giudizi, accendendo un dibattito, per il momento poco fecondo, fra sostenitori e critici. Se da un lato è inevitabile che il modo stesso di presentarsi da parte di Salvini crei spaccature anche nette, dall’altro risulta fin troppo evidente come la tentazione di prendere le distanze dalle posizioni popolari, emotive, talvolta becere del leghismo, porti a concentrarsi su singoli aspetti o affermazioni, aggravando le difficoltà di confronto.

Vi è un dato oggettivo: la Lega ha subito una trasformazione radicale, che l’ha portata in poco tempo dal minimo al massimo storico percentuale. Il primo punto fondamentale che quindi non dovrebbe sfuggire a chi voglia analizzare le potenzialità effettive di questo soggetto politico è il suo attuale stato di cantiere aperto. In un certo senso la Lega ha compiuto un balzo in avanti fin troppo rapido, conquistando terreno che al momento nessuno ha ancora potuto sfruttare appieno: insomma, dietro a Salvini – l’ariete di sfondamento politico – c’è un vero e proprio vuoto culturale. Almeno apparentemente. I semi infatti ci sono e hanno cominciato a germogliare, alcuni invero hanno già dato i frutti che sono sotto gli occhi di tutti, a partire dall’opposizione non solo alla moneta unica ma all’intero sistema di governance europea, fino all’abbraccio non banale della teoria del piano Kalergi come lettura del fenomeno immigratorio, passando per la lotta sovranista che vede la Lega alleata in Europa con il Front National e ammiccante verso Putin ad Est.

Questi passaggi non devono passare per qualcosa di scontato, ma anzi testimoniano come attualmente la lega sia disponibile ad interloquire e svilupparsi culturalmente. Ci troviamo di fronte ad un humus molto ampio che attende di essere coltivato: certo, c’è da sporcarsi le mani, bisogna avere il coraggio di dialogare con “gli impresentabili” del momento, ma a questo punto bisognerebbe chiedersi quale sia la nostra idea di lavoro intellettuale. Se cioè intendiamo restare fermi alla descrizione delle nefandezze della contemporaneità e raccontarci come dovrebbe cambiare il mondo, oppure cominciare a costruire fin da oggi un’alternativa ideale che però parta necessariamente dal potenziale delle situazioni reali che si presentano. Essere idealisti significa non appiattirsi sul reale, avere il coraggio di pensare a soluzioni radicalmente diverse rispetto a quelle della realtà che ci circonda, ma non può voler dire aspettare che compaia come d’incanto la risposta ideale a tutti i nostri sogni.

Un conto è la purezza delle idee, altra cosa è il ciclo vitale del divenire. Sarà certamente meno accattivante, ma è con l’imperfetta sfera del reale che dobbiamo fare i conti se vogliamo incidere sul mondo. Questo non vuol essere un incoraggiamento a scendere a compromessi o a non criticare ciò che reputiamo sbagliato, anzi esattamente il contrario: c’è un estremo bisogno di critica e di stimolo culturale. Ma, dal momento che, ad oggi, la Lega è il soggetto politico che porta avanti con maggiore forza il più vasto numero di battaglie condivisibili, avanzare delle critiche che si limitino – molto poco socraticamente – alla pars destruens tralasciando ogni attività maieutica, non solo è un esercizio sterile, ma anche controproducente.

Controproducente perché se lasciato a se stesso, questo grande contenitore di voti che molto probabilmente segnerà il futuro di medio termine della dinamica politica italiana, rischia di prendere derive di cui oggi irresponsabilmente ci laviamo le mani, mantenendo intatta la nostra purezza intellettuale. D’altronde se un uomo di cultura del calibro di Pietrangelo Buttafuoco – un islamico, come tutti ben sappiamo – ha sposato il progetto di Salvini è perché evidentemente ha visto qualcosa di più della semplice retorica sullo scontro fra civiltà, ha visto il potenziale per sviluppare e portare su binari ben diversi da quelli fallaciani le argomentazioni del nuovo corso leghista.

Evidenziare le criticità e gli errori della lega quindi non solo è un preciso compito che riguarda ogni intellettuale che voglia dirsi indipendente, ma anche qualcosa che può diventare molto produttivo se fatto sulla base dei giusti presupposti. L’errore veramente imperdonabile, di cui siamo responsabili di fronte alle generazioni future, sarebbe invece dimenticarsi che ad oggi sul panorama politico vi è solo una forza che possa credibilmente portare avanti le battaglie identitarie, sovraniste, comunitarie, che c’è solamente un partito ha speso parole chiare sull’ideologia gender e sulla difesa della famiglia. O partiamo da questi fatti per cambiare ciò che c’è da cambiare, o possiamo decidere in completa serenità che ai nostri figli ci accontenteremo di raccontare, una volta di più, “come sarebbe bello il mondo se..”.

Daniele Frisio per l’Intellettuale Dissidente

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1 Commento su QUEL DIFFICILE EQUILIBRIO TRA PENSIERO E AZIONE

  1. L’analisi di Frisio è sempre molto stimolante e quindi complimenti…Ad oggi la Lega di Salvini è l’unica possibilità nell’arco costituzionale per chi è arcistufo del pensiero unico sempre più incattivito sulle sue posizioni anti-comunitarie e unipolarizzanti…Speriamo che il cantiere Salviniano possa fungere da fucina ed incubatrice,come detto da Buttafuoco,per tutto un mondo che pare poco visibile ma che si è stancato di non aver voce in capitolo su nulla e per di più esser criminalizzato ad ogni piè sospinto.

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