A FEDERICO GNECH. OVVERO: “FRAMMENTATO SARAI TU”

“Che parlino male o bene non importa, purchè se ne parli”, dice un vecchio adagio. E allora Il Talebano avrebbe di che gioire perché, nel bene come nel male, è sempre sulla cresta dell’onda dell’informazione “duepuntozero”. E così, dopo esserci presi dei “comunisti” da un noto organo liberista, degli “omofobi” dai vari progressisti nostrani che non hanno approvato il convegno sulla famiglia – patrocinato da Regione Lombardia – della settimana scorsa, ora nel nostro curriculum possiamo fregiarci anche dell’immancabile accusa di razzismo.

Tale Federico Gnech, che qualifica se stesso come “di sinistra senza dogmi”, parla infatti di noi in un articolo sul sito glistatigenerali.com dal titolo Il fronte interno dello scontro di civiltà. Secondo l’autore la nostra “rivistina online” sarebbe colpevole (e per dimostrarlo prende ad esempio un nostro articolo), scritto a margine della strage di Parigi del 7 gennaio scorso), di far parte di un minestrone comprendente (in rigoroso ordine di citazione) “l’antisemitismo consustanziale all’islamismo radicale quanto al nazismo” (con grossolano errore sintattico, NdR), “Marine Le Pen”, “il delirio complottista di alcuni parlamentari grillini”, “la destra identitaria e xenofoba”, “Matteo Salvini”, “Pietrangelo Buttafuoco”, e “il foglio neoconservatore diretto da Giuliano Ferrara”. Tale ed eterogenea rassegna comporrebbe un fronte di “frammentazione interna della società occidentale” nell’ottica dello “scontro di civiltà”.

Bene. Ora però, passati in rassegna i luoghi comuni dozzinali del nostro accusatore (e, verrebbe da dire, alla faccia del “senza dogmi”), veniamo al dunque e cerchiamo di rispondere, senza risultare pedanti. Innanzitutto se Gnech avesse letto l’articolo che ha citato si sarebbe accorto che in quel testo di “scontro di civiltà” neppure si parla. Anzi. La nostra posizione è esattamente opposta. Noi critichiamo tale posizione senza se e senza ma e diciamo (e con noi Buttafuoco nei suoi scritti) che la difesa “dura e pura” della società occidentale da bassa propaganda nei confronti di qualsiasi altra identità va esattamente nella direzione opposta a quella da percorrere. Nel nostro articolo citiamo anche il libro “Vie traverse” di Luca Steinman, che guarda caso spiega proprio questo. La frammentazione interna di cui Gnech parla non è generata dall’identità, ma dalla sua assenza. Frutto, questo sì, di quella magnifica e tollerante società “dei Lumi e della Rivoluzione” che evidentemente all’autore piace molto, ma della quale dimentica di dire come sia nata da un’orgia di violenza sanguinaria fatta di pubbliche decapitazioni. Proprio come lo Stato Islamico dell’Isis. Un comportamento intollerante che, a oltre due secoli di distanza, trova perfetta continuità nelle vignette blasfeme di Charlie Hebdo. Vignette che, quelle sì, vanno in tutt’altra direzione rispetto alla coesione sociale.

Capitolo Buttafuoco. Diciamo subito che un giornalista prestigioso, pagato per i propri articoli e il proprio pensiero, lavora per chi gli pare. Anche per “Il Foglio” di Ferrara. Ma arrivare ad accostare chi, come noi e come Buttafuoco, si batte per un deciso superamento di categorie come “destra” e “sinistra” (consigliamo la lettura del libro “Cabaret Voltaire”, proprio di Buttafuoco), all’ideologia “neocon” della becero-destra bigotta e liberista all’americana rappresentata (e qui il nostro ha perfettamente ragione) dal pensiero di Ferrara, significa non aver capito nulla dell’attuale panorama politico. E significa anche che, sebbene a parole il nostro autore si opponga alla frammentazione interna, sotto sotto la voglia di riunire un popolo che qualifica indistintamente come “di destra” sotto il medesimo ombrellone non riesce proprio a trattenerla.

Categorie come “destra” o “sinistra” servono oggi perfettamente al sistema per perpetrare se stesso nella sua foga distruttrice della civiltà, da frammentare appunto e da ricondurre a un cieco materialismo senza spirito, senza speranza e senza cultura. “Destra” e “sinistra”, nel senso inteso dall’articolo citato, servono a tenere a bada come polli d’allevamento gli elettori per costringerli a votare l’opzione “A” o l’opzione “B”, senza consentire alcuna alternativa. E la corsa alla legge elettorale degli ultimi giorni dovrebbe essere illuminante su quanto il sistema viva male un allontanamento da questo modello.

Ma noi non vogliamo questo. Noi non vogliamo essere ricondotti ne all’una ne all’altra fazione. Noi la società la vogliamo unire, altro che frammentare. E quell’unione non può che essere costruita su quella cosa che all’autore dell’articolo e a chi la pensa come lui insegnano a odiare in nome del progressismo: l’identità. Identità che, ci dispiace deludere il nostro critico, non ha nulla a che fare con svastiche, manganelli e busti mussoliniani, come lui è evidentemente stato programmato a ritenere e a ripetere come un disco rotto.

Piuttosto a frammentare la società ci pensa proprio chi è ancora convinto che il pericolo siano quattro sfigatelli brufolosi con le teste rasate perchè “pericolosi fascisti” da additare come “xenofobi e antisemiti” o piuttosto, sul fronte avverso, chi pensa che la colpa di tutto sia dei “negri”, degli “ebrei”, degli “islamici” o degli immigrati. Mentre questa gente si perde in tali masturbazioni mentali, il pericolo reale è, come cita l’Ayatollah Khamenei in una bellissima lettera aperta scritta due giorni fa “ai giovani occidentali”, chi cerca di mettere gli uni contro gli altri armati utilizzando pochi disperati per continuare a mantenere su questo mondo il proprio potere fatto di denaro, consumismo e corruzione morale. E questo sì che è un “fronte della frammentazione”. Un fronte di cui fanno parte tanto Charlie Hebdo e le Femen, quanto l’Isis e Al Qaeda. Guarda caso tutte realtà appoggiate da qualche miliardario apolide operante nel mercato globale.

Ecco è a questo fronte che noi ci opponiamo strenuamente. Perchè oggi, e qui ci rivolgiamo al nostro contestatore, la dicotomia politica non è più tra “destra” e “sinistra”, ma tra chi vuole programmare mentalmente gli esseri umani a pensarla in un certo modo, perchè gli fa comodo così, e chi invece come noi vuole tutelare la propria dignità e quella degli altri. Di chi sta in basso. Dei musulmani, dei cristiani, così come degli ebrei. Degli europei come dei migranti, che hanno tutto il diritto, gli uni come gli altri, di difendere la propria identità. Senza buonismi stupidi e utopici i primi e senza vignette irrispettose i secondi.

Cristiano Puglisi

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