ECCO I CHARLIE D’ITALIA, CHE VOGLIONO CENSURARE IL CONVEGNO SULLA FAMIGLIA

Questo sabato a Milano, un convegno che è diventato un caso nazionale. Perchè tutti vogliono impedirlo

Sono tutti rientrati da Parigi, i nostri eroi ci Charlie d’Italia, strenui difensori della libertà d’espressione e di pensiero. Chi fisicamente e chi solo con il cuore, tutti all’ombra della Tour Eiffel ad urlare che la libertà di esprimersi non può mai essere messa in discussione. Poi fa nulla se in quel corteo da Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo messo in pietosa scena da decine di governanti, molti Paesi rappresentati non certo sono un buon esempio (a partire dall’Italia, che nel ranking della libertà di stampa è un bel po’ indietro, superata da paesi come Nigeria, Botswana e Giamaica).

Dei Charlie nostrani – dicevamo – a Parigi c’era innanzitutto Renzi, garante del celebre DDL Scalfarotto che mira a reprimere accusando di omofobia chiunque si opponga ai matrimoni e alle adozioni omosessuali o rivendichi il ruolo della famiglia naturale… proprio come accade in Francia, dove potente (con tanto di arresti) è stata la repressione, persino nei confronti di chi esibiva il logo della Manif Pour Tous. In Italia, invece, ad essere oggetto di costanti aggressioni sono le Sentinelle In Piedi, a causa delle loro pericolosissime e omofobissime manifestazioni, che consistono in un sit in di un’ora in piedi a leggere un libro in silenzio.

I Charlie d’Italia, distolta l’attenzione dai fatti di Parigi, sono tornati sull’ultima battaglia per la libertà di espressione: la censura di un convegno organizzato da Regione Lombardia dal titolo “Difendere la famiglia per difendere la comunità”. Repubblica, uno dei principali Charlie nostrani, ha immediatamente avviato una possente campagna denigratoria accusando la Regione di convegno omofobo e attribuendo a Maroni dichiarazioni tipo “i gay vanno curati”; ovviamente mai dette, così come ovviamente il convegno non affronta il tema dell’omosessualità, ma – per impedire la libertà di espressione – questo e altro fanno i Charlie nostrani. Così, tutta la sinistra è scesa in campo per invocare la censura e l’annullamento del convegno in questione, con tanto di mozioni nelle sedi istituzionali. Un festival del boicottaggio che ovviamente non si sono lasciate sfuggire le lobbies LGBTI (altri rinomati Charlie), in prima fila negli attacchi all’assessore leghista alle Culture Cristina Cappellini – organizzatrice dell’evento – e a Maroni. Tentativo fallito, un po’ per la fermezza di questi ultimi, un po’ per la contropetizione fatta per chiedere alla Regione di non annullarlo, che ha raccolto oltre 20.000 firme. Ma per il giorno del convegno, sono già state annunciate contromanifestazioni all’esterno del palazzo della Regione.

Giusto per inciso, il tema reale del convegno (che trovate CLICCANDO QUI) è la tutela dell’istituzione famiglia in quanto nucleo portante di ogni società; famiglia attualmente sotto attacco da tutta una serie di azioni che mirano a distruggere ogni forma di comunità per lasciare l’individuo isolato, solo con se stesso e trasformarlo da essere umano a consumatore. Non più una rete di relazioni umane, bensì una rete di beni e oggetti. Da qui nascono le campagne di istigazione alla guerra tra generi, da qui l’istigazione alla guerra tra omosessuali e eterosessuali, da qui le proposte di annullamento delle identità sessuali (ebbene sì, già divulgate nelle scuole). Quanto sia considerato scomodo portare alla luce certe tematiche, è dimostrato non solo dalla campagna di boicottaggio di alcuni media, sinistra e lobbies LGBTI, ma anche dalla portata che ha assunto la questione: un convegno culturale sulla famiglia, sul quale – stando ai dati di Google – sono stati scritti oltre 15.000 articoli tra giornali e blog in giro per il mondo, New York Times incluso.

Così, sabato pomeriggio a Milano qualche centinaio di persone parteciperà a un convegno sulla famiglia e qualche centinaio di persone manifesterà contro un convegno sulla famiglia. Da che parte staranno i Charlie, giudicatelo voi.

Vincenzo Sofo

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