Ecco perchè la Lega dei Popoli di Salvini non è ancora ufficialmente partita

Ora Giorgia scelga tra passato e futuro. L'analisi del Talebano su Il Tempo

In molti si stanno domandando per quale motivo il nuovo progetto annunciato da Matteo Salvini non sia ancora stato presentato ufficialmente. Da Nord a Sud sono moltissime le persone, i circoli, le associazioni, e i movimenti pronti a aderire al progetto del segretario della Lega Nord. Anzi, hanno già aderito «alla cieca» ancor prima di sapere che forma prenderà, basandosi esclusivamente sulla fiducia nel leader del Carroccio. Un dato che denota da un lato il clamoroso vuoto presente a destra e dall’altro la credibilità che «l’altro Matteo» si è saputo conquistare in questi mesi.

Ma il cammino è ovviamente costellato anche di ostacoli, su tutti il rischio dell’invasione di molti riciclati. Quelli che Salvini vuole evitare come la peste. Per fuggire da questo pericolo, chi si occupa della gestione del nuovo progetto deve rivolgersi innanzitutto a facce nuove e giovani, a chi fino ad ora è stato tenuto in disparte proprio dalle ex prime linee che ora tentano il riciclo.

Vi è però un secondo aspetto da tenere in considerazione: la costruzione del nuovo fronte identitario non può più essere mirata – come si poteva pensare in origine – all’acquisizione di un’appendice dalle regioni extrapadane, poiché i sondaggi mostrano come ormai Salvini sia diventato un referente per tutto il Paese, con un potenziale elettorale oltre al 20%, però non sufficiente per capitalizzare elettoralmente l’interesse. La natura del voto al Nord è infatti diversa da quella del Sud: se nel Settentrione la popolazione esprime un voto in relazione all’opinione su partiti e candidati, nel centrosud (dove vige il fenomeno del cosiddetto familismo amorale) questo tipo di scelta è in parte minoritaria rispetto al voto in qualche modo «contrattato», dalla richiesta di voti per parenti o amici al più strutturato voto si scambio. Puntare solo sul voto di opinione sarebbe dunque un rischio, per cui si rende necessario individuare sui territori realtà sane che diventino referenti di fiducia in grado di fare filtro e costruire. Soprattutto in un momento di confusione pre-parto dove molti tentano operazioni di autoproclamazione come portavoce territoriale di Matteo Salvini, così da usare il nome del leader per egemonizzare le zone di attività.

Infine c’è la questione Fratelli d’Italia: ormai implosa a causa di flop elettorali a catena e vicende capitoline, si sta facendo sempre più consistente – soprattutto tra i giovani – la frangia che ha deciso di rompere con i vecchi vertici per sposare il progetto salviniano. Meno chiara sembra la posizione di Giorgia Meloni: se la mano tesa da parte di Salvini le fornisce la possibilità di dare alla propria base militante un futuro, il legame personale con Fabio Rampelli la mette in forte difficoltà: tagliare con i vecchi capi per salvare la base e costruire un nuovo progetto in ticket con Salvini (magari puntando al Campidoglio) o salvare i membri del proprio feudo facendo però affondare il partito?

Tutte nodi che hanno rallentato fino ad ora l’avvio formale del nuovo fronte identitario di Salvini, che però a breve dovrebbe finalmente essere lanciato. Anche perché, nel mentre, alcune realtà culturali e politiche hanno già iniziato i lavori di tessitura della rete a supporto del «Capitano».

Vincenzo Sofo (tratto da Il Tempo)

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