Se il timoniere è questo, noi remiamo

La paura fa novanta: sembra proprio così a vedere la reazione del “sistema” al potere davanti alla forza dirompente di Matteo Salvini. Il segretario della Lega Nord ha dimostrato la sua capacità nel comprendere le problematiche del paese e il comune sentire dei suoi cittadini. In meno di un anno ha rivoluzionato la politica del suo partito presentando un movimento attivo e dinamico con proposte forti e chiare. Fuori dagli schemi della liberal democrazia, oggi la Lega Nord è l’unico partito a avere un progetto di società differente da quello dominante in Europa e in Occidente. Questa verità mette in evidenza il teatrino del sistema democratico a cui tutti gli attori partecipano tranne Matteo Salvini. Lo scontro sino a oggi era tra chi doveva “gestire e amministrare” il potere. Con il neosegretario questo gioco potrebbe rompersi, e i suoi detrattori lo sanno bene. Mentre tutti propongono modelli economici ispirati al sistema capitalista la risposta da parte di Salvini è diversa, è ti tipo comunitarista; alla globalizzazione risponde con le microcomunità (localismo), al consumismo preferisce l’autoconsumo, a una società cosmopolita propone un modello identitario, alla libertà individuale contrappone la visione di popolo. Un uragano nella politica italiana. Oltre le posizioni ideologiche, il Salvini “nazionale” presenta punti specifici di politica concreta per dare nell’immediato soluzioni tangibili. Vuole uscire dall’Euro, fermare Mare Nostrum, cancellare legge Fornero e Jobs Act… Insomma, proposte decisamente contro corrente. Allo stato dll’arte, la Lega Nord, risulta essere l’unico partito con una progetto di società diverso, alternativo a quello esistente. Non solo negli aspetti economici ma anche nell’organizzazione statale e amministrativa, non più partito secessionista ma movimento per l’indipendenza delle Patrie, sposando così l’idea di indipendenza della Sicilia come del Salento, passando per l’autoaffermazione del popolo sardo. La formula delle patrie viene presentata anche a livello Europeo grazie all’idea forza per cui ogni popolo è padrone nel suo territorio.

Salvini fa paura, è realmente alternativo al sistema, mentre il Silvio nazionale si accorda con Renzi per difendere le sue aziende e per prendere tempo attendendo il pronunciamento dalla corte Europea sulla sua situazione giudiziaria, il segretario della Lega Nord cresce nei sondaggi arrivando a toccare oltre il 12%. Ma oltre al successo derivato da una concretezza che parla dei problemi della gente il neosegretario è pronto a lanciare un nuovo modello di “coalizione”, non più partiti uniti in uno schieramento contrapposto al centro sinistra ma la sua idea è quella di una confederazione di diversi soggetti che abbia come intento la difesa degli interessi dei popoli dello stato italiano. L’invito politico lanciato dal circolo Il Talebano a Giorgia Meloni è quello di essere partecipe a questo radicale cambiamento e di contribuire alla creazione di un grande asse politico di opposizione a Renzi di stampo comunitarista, sovranista e identitario. Un invito sincero che vuole porre la Meloni come referente reale del cambiamento in atto. Ad oggi, invece, la Meloni è sempre più la referente di vecchie logiche partitiche. Mentre Salvini ha lanciato un reale rinnovamento la Meloni si è ritrovata a essere a capo di un gruppo che ha avuto il solo scopo di salvare la “poltrona” a quanti non sarebbero stati ricandidati in Forza Italia da Berlusconi, purtroppo il tentativo ha funzionato parzialmente e è per questo che alle Europee è stato deciso dalla direzione di FdI di utilizzare il vecchio nome di Alleanza Nazionale per cercare di raggiungere il 4% necessario ad eleggere rappresentanti in Europa… Ma è stato il secondo fallimento ed è pesato fortemente al movimento, la non elezione di nessun parlamentare ha ridotto ancora di più le possibilità economiche e di sostentamento di tutto lo staff. Il risultato alle amministrative di Reggio è invece l’avviso del Game Over.

Dalla Lega Nord e da Matteo Salvini è arrivata un’opportunità per la classe dirigente valida e giovane per uscire dallo schema partitico e realizzare un sogno: la creazione di un grande movimento confederato con idee lontane dalla logica neoliberale, neocapitalista e di stampo reazionario. Un passaggio che necessità di coraggio? No, solo di capacità di comprendere cosa sta avvenendo e di non essere più complici della scomparsa di un mondo con tante idee e tanta voglia di riprendersi il proprio futuro.

La Lega Nord, comunque, non ha risolto i problemi con l’arrivo di Matteo Salvini, la mancanza di una dirigenza all’altezza del segretario come l’esasperazione di personalismi territoriali relega la nascente forza salviniana in una posizione particolarmente difficile. Da una parte un capo carismatico attento ai problemi delle persone e con un progetto ambizioso e realistico mentre altri dirigenti sono invidiosi e in cerca di maggiore spazio politico anche a scapito del partito stesso. Tra questi sicuramente il più noto e il sindaco di Verona Tosi. Durante la campagna elettorale per le Europee si presentava in mabito pubblico spiegando che uscire dall’Euro era impossibile perché i trattati non lo permettevano… Questa posizione ha manifestato la sua reale consistenza politica, cioè inesistente, bravissimo nell’amministrare ma incapace a essere referente politico dove contano le idee e la volontà di realizzarle. Tosi resta un amministratore con ambizioni da statista, quindi un forte pericolo per Salvini e la Lega.

Se il Matteo “giusto” ha iniziato a lavorare per la creazione di un forte movimento su tutto lo stato italiano non è perché è divenuto “nazionalista”, al contrario Salvini resta un indipendentista ma ha ben compreso che la realizzazione di un sistema federalista che sia a vantaggio di tutta la popolazione può passare solo attraverso l’alleanza con i diversi movimenti indipendentisti presenti sul territorio. Ecco allora il progetto di un’Europa dei Popoli in cui ci siano anche i rappresentanti delle popolazioni italiane. Un modello federalista in cui, a esempio una regione, si abbia la possibilità di decidere come organizzare la formazione, la sanità, la viabilità e lo stato sociale lasciando solamente la difesa militare allo stato. Un modello ben diverso da quello che Tosi ipotizza quando dice “io ero il primo in Lega a parlare di Italia”… Salvini parla di Italia, certo, ma di Sicilia e siciliani padroni a casa loro in uno stato italiano, lo stesso per i calabresi, i Lombardi, i veneti, i Sardi e così via.

La strada da percorrere della “nuova” Lega è ancora lunga ma Matteo Salvini ha le idee chiare e ha ben compreso che non è più tempo di ragionare per governare sulla base delle regole dettate da un Europa della finanza ma è il tempo di lavorare per cambiare l’Italia e l’Europa, il tutto al di fuori dei vecchi schemi destra e sinistra, “con chi ci sta”!

Fabrizio Fratus

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