Acqua ghiacciata: la nuova cura contro la SLA

Solo una donna capirà. Solo una donna (una soltanto) capirà fino in fondo.

La nuova moda, importata dritta dritta dagli Stati Uniti, si chiama IBC: in pratica, si nomina un amico, lo si forza a tirarsi addosso un catino d’acqua ghiacciata, si filma tutto, ci si burla da soli, si posta sui “social”, ci si fa pubblicità. Tutto qui.

Anch’io sono stato nominato, in un’uggiosa mattinata d’autunno (l’altro giorno, ancora agosto). Fallo, mi hanno intimato, va a vantaggio di una buona causa. In una buona causa si trova l’appannaggio di avvocati incapaci di guadagnarsi il salario con una complicata, ho risposto io. Ho così chiuso ogni spazio al dialogo.

Sta storia, poi, la tanto rinomata buona causa, non l’ho ancora capita: raffigura una sorta di catarsi a cui l’uomo ha l’obbligo di approdo. Solo il sottoscritto la valuta una grandissima troiata?

Chi di voi ha mai conosciuto un malato di SLA? Qualcuno, tra voi, ha un’anima così buona – o a tal punto giusta – da non abbisognar di nulla più di un catino d’acqua, allo scopo di mondarsi da ogni sua colpa?

O sono, al contrario, solo io a ritrovarmi con una valangata di misfatti, atti atroci sanabili soltanto con l’intimo fuoco di un lumino votato alla Madonna? (Ignorando i milioni di Padrinostri alla cui forzata sgranatura sarò obbligato dal vicario). Figo, il nostro mondo di santi, in cui l’unica colpa sta in una sommaria ignoranza di prognosi o travagli di malati di ogni morbo (da sanarsi con una catinata d’acqua).

Ma, io, i malati di SLA li ho visti (l’ultimo, il compagno di stanza di un mio amico, in Riabilitativa all’Humanitas), quindi sono sul punto di comunicarvi qualcosa di poco chic, ma i malati di SLA non hanno bisogno di nulla. Nulla di cui noi, con la nostra ipocrita carità, possiamo omaggiarli. Vivono tutti film i cui finali sono già stati scritti, scontri in cui il fato ha già stabilito i vincitori (non loro), antri profondi in cui non un raggio luminoso arriva agli occhi di chi vi dimora. Ma stanno lì, ci guardano, s’intristiscono, non piangono. Mai.

Paradossali, i loro occhi: vivi, non vi brilla alcun tipo di vitalità, globi abbandonati da ogni voglia di lotta, sguardi languidi di chi sa già l’ora, quando non il modo, in cui avrà luogo la sua dipartita. Quanto i loro occhi gradiranno la vista di ignobili sconosciuti lavati dal loro amico Marotta?

Ah, io, in tutto ciò, ho addirittura gradito la nuova moda IBC, solo l’unico scopo, in cui focalizzavo ogni mio atto votivo si trasfigurava in Giorgia Palmas in maglia bianca attillata a farsi inondar di litri d’acqua ghiacciata, mostrando, così, la sua aggraziata forma (la storia di prima, coi Padrinostri, lumini alla Madonna… l’ho scritta al solo scopo di far colpo su bigotti/radical chic).

Rimarrà, infatti, solo la pornografia soft, tra tutti i filmati di IBC con cui ci stanno inondando ogni giorno: tolti i pochi andati in mona o finiti in caciara, tra pochi anni da oggi, ogni stringa IBC digitata sul Gogolo ci sondurrà a filmati di attrici o showgirls dalla maglia bagnata ma prodiga.

Soft, ma in ogni caso pornografico, l’unico vantaggio, l’unico lascito donato da IBC a un’umanità imbastardita.

Ah, con sto articolo non voglio mondarmi di tutta la rabbia dal sottoscritto propagandata sul blog: l’aspro conflitto SLA vs malati di SLA mi trova, orgogliosissimo, tra i tifosi di Monna SLA, unica stroncatura di ‘sta nostra vita sbagliata a darci l’occhio languido di chi sa l’ora in cui non sarà altro dal Nulla.

Walter Quadrini

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