LEONKAVALLO S.p.A: quando i compagni usano la lotta al denaro per fare denaro

La triste fine del Leoncavallo: da spazio autogestito a strumento di speculazione immobiliare

Il Comune di Milano ha compiuto un’operazione storica per la città. La questione Leoncavallo, lo storico centro sociale da una vita al centro di battaglie tra movimentismi e istituzioni, ha ora trovato una soluzione definitiva: Pisapia ha infatto deciso di acquisire l’immobile, concludendo una trattativa con il gruppo che fa capo alla famiglia Cabassi (molto nota nel settore) che prevede la cessione dello stabile di via Watteau al Comune. Una vittoria dell’amministrazione arancione, verrebbe da dire ai fan delle occupazioni, ma così non è: perchè, in cambio, Pisapia ha dovuto regalare alla società ben due edifici, tra i quali una ex scuola.

Pisapia dunque salva il Leoncavallo. Pisapia, in realtà, ammazza il Leoncavallo. O meglio, toglie di mezzo quella che era l’unica giustificazione comprensibile sottostante ad un’occupazione. Le esperienze dei centro sociali autogestiti nascono infatti con una motivazione politica: la denuncia dei danni recati dal mercato immobiliare ed in particolare dalle sue pratiche speculative, per le quali l’utilità sociale di un immobile (permettere ad ogni cittadino di avere un tetto sopra la propria testa) lasciano il passo al fine del profitto. Così avviene la proliferazione di nuovi uffici e appartamenti di lusso in città colpite dalla crisi, che restano sfitti e vuoti mentre centinaia di persone vivono sotto i ponti e ancor di più sono in attesa di alloggi popolari per poter dare alle proprie famiglie una casa dove vivere dignitosamente.

Il motivo alla base, è dunque sacrosanto. E infatti talvolta accade che gli stabili occupati vengano sistemati e messi dagli occupanti a disposizione di chi ha bisogno di un luogo dove dimorare. Altre volte, l’occupazione porta ad una riqualificazione di un ambiente, che da immobile abbandonato e degradato diventa centro di aggregazione e di iniziative culturali e sociali positive. Altre ancora, invece, purtroppo resta un ambiente degradato e sede di propagazione di modelli negativi e distruttivi.

Quel che è certo, è che con questa operazione il “Leonka” perde ogni possibilità di giustificazione. Gli autoproclamati paladini del sociale in lotta contro la speculazione del mercato, hanno da molto tempo scoperto che il business – in fondo – è molto più allettante di ogni nobile causa. E così il centro sociale (questo come tantissimi altri) non è diventato altro che un semplice locale della categoria “discoteche & night club”, la cui maschera nobile serve solo a sottrarre i profitti dalla famigerata imposizione fiscale. L’ultimo atto di questa degradazione è rappresentato proprio dall’operazione congiunta Leonka-Pisapia: mettere lo spazio al centro di uno scambio immobiliare commerciale che consenta sia ai compagni sia ai Cabassi di continuare a fare profitti. E al Comune di salvare capre, cavoli, consensi e interessi.

Ecco dunque la storia di uno spazio nato come simbolo di lotta contro il mercato immobiliare, che diventa oggetto di mercato immobiliare. E vissero felici e contenti.

Vincenzo Sofo

(tratto da La Padania)

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3 Commenti su LEONKAVALLO S.p.A: quando i compagni usano la lotta al denaro per fare denaro

  1. ci sarebbe anche lo stabile in via dei Transiti che fa veramente schifo….

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  2. Altre ancora, invece, purtroppo resta un ambiente degradato e sede di propagazione di modelli negativi e distruttivi…. scritto da voi…

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