La Meloni ci prova con Salvini. Noi le suggeriamo come fare

Suggerimenti a Fratelli d'Italia per costruire qualcosa di serio senza combinare (altri) danni

Nel centrodestra non si fa che parlare di altro: l’impresa di Salvini a queste elezioni. Il leader della Lega è considerato all’unanimità il vincitore della competizione (Renzi a parte), certificando quanto Il Talebano sosteneva già in tempi non sospetti… la speranza di una forza di contrapposizione al sistema PD passa dalla nuova Lega Nord, che tutti già paragonano al Front National di Marine Le Pen. E su Affari Italiani spuntano ipotesi di colloqui Lega Nord-Fratelli d’Italia proprio per capire se si possa costruire un’esperienza simile, raccontando di incontri già avvenuti con uno degli esponenti di spicco di FdI, Guido Crosetto. Dando dimostrazione che un fondo di verità c’è: nel marzo scorso, infatti, lo stesso Crosetto contattò proprio Il Talebano per favorire un’interlocuzione con Salvini, che avvenne in occasione della presentazione dell’Associazione Patriae a Roma. L’esperimento di Patriae (nato da un’idea partorita con Salvini e Pietrangelo Buttafuoco 9 mesi prima durante il convengo de Il Talebano, vedasi Salvini e Buttafuoco: un blocco unito in difesa dell’identità europea) aveva infatti catturato l’attenzione in molte aree della destra politica italiana, compreso in chi già aveva capito l’esito negativo del tentativo di riesumazione di Alleanza Nazionale.

IL FATTORE GENERAZIONALE DA SFRUTTARE. Nell’ottica di cui sopra, si può collocare positivamente anche la volontà di Giorgia Meloni di avviare una collaborazione con la Lega Nord. Innanzitutto per una questione generazionale: l’unico merito veramente attribuibile a Renzi è stato quello di far fuori le vecchie cariatidi del suo partito per sostituirle con una nuova e giovane classe dirigente. Lo stesso ha fatto la Lega Nord post-Bossi e lo stesso è bene che faccia tutta l’area di centrodestra (per usare un termine che non amiamo ma che adottano tutti)… un ripulisti di tutte queste forze sarebbe già un primo risultato positivo. In un sistema politico che rende praticamente inevitabili alleanze, soltanto l’eliminazione di mummie alla La Russa, Alemanno (e chi più ne ha più ne metta) può consentire di costruire alleanze progettuali sane e serie, che non si tramutino nel solito assistenzialismo clientelare volto ad ingrassare poteri e poltrone, come nella più sana tradizione di Alleanza Nazionale. E se già avevamo rivelato come il preannunciato flop di FdI non fosse in realtà così mal visto dai suoi giovani dirigenti, questa può essere l’occasione buona.

PRESUPPOSTI POLITICI PER UN ACCORDO. Salvini ha avuto l’indiscusso merito di intraprendere un percorso coraggioso di lotta alla mondializzazione capitalista in difesa delle identità e delle sovranità in chiave comunitarista. infrangendo vecchi schemi e vecchie logiche, aprendo le porte a nuovi ragionamenti e a nuove sintesi, individuando il nuovo nemico e di conseguenza i nuovi potenziali alleati. un coraggio premiato con un plebiscito di preferenze da Nord a Sud dell’Italia. Fratelli d’Italia invece – al di là di alcuni grotteschi tentativi di plagio/screditamento istigati dai soliti vecchi cialtroni (e si sa, il panico annebbia le menti anche dei normodotati) e di contraddittorie posizioni sulle battaglie del momento (ad esempio, Euro) – fino ad ora si è arroccata su posizioni ottocentesce, vedasi nazionalismi reazionari, ormai consegnati agli archivi dalla storia stessa. Se la Meloni e la sua fazione, cioè coloro che già hanno manifestato dei distinguo dalla vecchia e incancrenita guardia, sapranno abbandonare anacronistici schemi mentali/politici, allora si potrebbe effettivamente ragionare su un qualcosa di nuovo e attuale, che abbia al centro l’Europa (e l’Italia) delle Patrie, che sicuramente gioverebbe a tutte le parti in causa… popolo compreso.

Insomma, se la costituzione di un percorso politico stile Front National è nel medio periodo la strada maestra e se è vero che l’unico leader in grado di perseguirla è Matteo Salvini, è altrettanto vero che la Le Pen ci ha impiegato anni per arrivare allo sviluppo attuale; nel mentre, però, ci sono una situazione di emergenza da affrontare ed una deriva da contrastare. In questo contesto, ogni persona di buona volontà disposta a contribuire deve essere presa in considerazione da chi vuol far politica saggiamente. Anche chi ha commesso errori prima ma si è redento poi. Purchè dimostri di essersi redento.

Vincenzo Sofo

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1 Commento su La Meloni ci prova con Salvini. Noi le suggeriamo come fare

  1. Non conosco nello specifico l’evoluzione politica e culturale del FN, lo seguivo un po’ nei tempi in cui Almirante aveva concesso a Jean Marie Le Pen l’uso del simbolo e il problema dell’immigrazione in Italia non era minimamente paragonabile a quello francese (tanto è vero che la sua roccaforte, se non sbaglio, era Marsiglia) ma bisogna vedere se Marine Le Pen ha cambiato qualcosa di sostanziale o ha solo addolcito i toni, e il fatto che ci abbia messo tanti anni ad ottenere un significativo successo può dipendere non tanto dal movimento in sé quanto dalle mutate condizioni che lo possono aver fatto tornare “di moda”.
    Comunque al di là di queste considerazioni l’operazione di Salvini è stata indubbiamente condivisibile (la querelle nazionalismo/federalismo è una bufala perchè il concetto di patria ognuno lo declina poi a casa sua a modo suo) e sarebbe sensato ampliare in prospettiva l’accordo con i movimenti indipendentisti baschi, catalani, corsi, sardi, e in generale della zona del mediterraneo e costituire una federazione.
    Per quanto concerne la Meloni e soci concordo sul fatto che dovrebbero innanzitutto sbarazzarsi delle cariatidi alla La Russa, che li tengono legati a quegli schemi del nazionalismo ottocentesco che già a suo tempo erano nati morti.
    E potrebbero mantenere tranquillamente il loro amato slogan “Dio Patria e Famiglia”, basta che con un piccolo sforzo mentale si rendano consapevoli che “patria” non è un concetto geografico con un minimo sindacale di chilometri quadrati, ma un concetto spirituale vivo nell’intelletto, nella mente e nel cuore dei popoli, indipendente dalle frontiere e dalle recinzioni, e se spesso viene identificato con un territorio determinato lo è solo per mere questioni simboliche.
    Per quanto si possa pensare diversamente anche i popoli nomadi hanno una patria.

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  2. Da Pino Rauti a Matteo Salvini (ma un po’ anche a Giorgia Meloni) | IL TALEBANO

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