Vallanzasca, delinquente d’altri tempi

di Andrea Vellante

Arriva Vallanzasca. Oddio, non v’allarmate, il bel Renè è ormai reso inoffensivo da più di 30 anni di galera e da un proiettile infilato nel sedere che lo rende zoppo. La sua storia è arrivata al cinema, complice quel vecchio volpone di Michele Pacido.

E immediatamente si accende la polemica. Di cui non fa certo parte il sentimento di odio nei confronti di questo personaggio espresso dai familiari delle sue vittime. Sacrosanto ed indiscutibile. Ci riferiamo invece alla polemica politica e al dibattito sociale/morale, scatenata da chi vorrebbe che questo film non fosse proiettato perchè diseducativo, per il pericolo di alimentare un mito negativo. Perchè non arrestare Francis Ford Coppola per aver girato Il Padrino?

La storia di Vallanzasca invece può essere utile, perchè talvolta anche dalla delinquenza si può trarre una morale. Perchè, è a suo modo lo specchio della società (della sua parte peggiore magari). Ma se si analizza, si scopre anche qui una decadenza morale. Vallanzasca, non dimentichiamo, ai suoi tempi diventò una star amatissima dagli italiani… perchè, pur nella sua brutalità, manteneva un suo stile, un suo codice, una sua etica, un suo onore. Emblematica è la vicenda della ragazza – Emanuela Trapani – che fu sequestrata da Vallanzasca e che si innamorò di lui… o delle fans che affollavano il carcere per vederlo. Un bel contrasto con la criminalità dei giorni nostri, tecnologica, artificiale, senz’anima.

Una volta avevamo il bandito che ti si presentava davanti e ti rapinava. Ora abbiamo gli affaristi che i soldi te li sottraggono senza neppure metterci la faccia, con una semplice e legale speculazione finanziaria. Una volta avevamo il Vallanzasca consapevole che per giocare a guardie e ladri, necessario era accettare il fatto che esistessero le guardie. Ora abbiamo quelli che pur di farla franca delegittimano la legge. Una volta avevamo i Fioravanti e le Mambro, che una volta arrestati si assumevano la responsabilità di tutti i crimini commessi. Ora abbiamo i Battisti che pur di non rinunciare alle spiagge brasiliane millantano pericolo di morte. Una volta avevamo la mafia dell’onore e del rispetto, ora abbiamo pentiti o pseudotali che per qualche mese in meno di galera sputtanerebbero pure la loro madre. Insomma, la nostra società è riuscita a peggiorare persino il suo lato peggiore. 

Non ci si faccia neppure prendere dall’entusiasmo, chiedendo grazia e perdono per Vallanzasca e soci: il posto per i delinquenti è e resta il carcere (magari valesse anche per quelli che ancora passeggiano liberamente). Ma anche tra i malfamati c’è differenza di stile e di sentimento… come sanno tutti quelli che seguivano le gesta di Lupin e Robin Hood.

1 Commento su Vallanzasca, delinquente d’altri tempi

  1. i Fioravanti e le Mambro, che una volta arrestati si assumevano la responsabilità di tutti i crimini commessi????? Ma che film hai visto??? Mambro e Fioravanti hanno ammesso le loro responsabilità solo quando le prove contro di loro erano schiaccianti e innegabili (entrambi sono stati arrestati in seguito a conflitti a fuoco, quindi era ben difficile negare colti sul fatto), in alcuni casi hanno ammesso i loro crimini dopo anni (vedi l’omicidio Amato) e comunque non hanno mai confessato nulla di cui non fossero accusati, guardandosi bene dal fare luce su quegli anni.Per non parlare poi della strage di Bologna, per cui sono stati condannati insieme a Gelli e uomini dei servizi segreti: il silenzio sui mandanti di quella strage ha valso a Mambro e Fioravanti una libertà impensabile per chi come loro aveva 9 ergastoli (e invece hanno scontato solo 16 anni in carcere, meno della metà di Vallanzasca, per dirne uno, il quale comunque aveva ucciso molte meno persone di quei due vigliacchi stragisti)

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