Studenti vigliacchi (cit. La Russa)

di Barbara Leva

Osservando quanto mi accade intorno mi vengono in mente due film: Le vite degli altri, e Farenheit 451. Entrambi si rivolgono contro la dittatura, laddove la dittatura non è che forza cieca, priva di valenza politico – sociale, in aperta opposizione alla Cultura.

Nel primo film, si comprende come il teatro sia mezzo tramite cui passa la propaganda di regime, realisticamente infatti tutte le dittature favoriscono le arti al fine di essere legittimate, ma infine il teatro stesso e la scrittura sono potenti mezzi di sabotaggio. Il secondo presenta la lotta alla letteratura e la persuasività della televisione come metodi principali per placare un’opinione pubblica da annientare; questo film è tratto da un libro, ma la distruzione della parola scritta a seguito del suo riconoscimento in quanto mezzo primario per il risveglio delle coscienze mi pare meglio visibile tramite immagini.

Comunque, entrambe le opere manifestano il potere primario della Cultura espressa tramite le Arti come unico strumento in mano al singolo per strutturarsi quale essere pensante. E i regimi a loro volta vogliono intrappolare o porre alla loro dipendenza e guida questo strumento, potentissimo. Potente al punto che un solo libro può far crollare un regime.

Non racconto come terminano, però mi preme sottolineare come entrambe le situazioni contengano la conversione di fedeli seguaci della politica governativa a seguito dell’incontro intimo con quella Cultura che loro stessi avevano perseguito con ferma convinzione. E in entrambi i casi, la ribellione agisce sottovoce, perché la vera Cultura sottovoce esprime al meglio la sua potenza creatrice e distruttrice di ordini stabiliti in favore della dignità umana.

Poi arrivano le manifestazioni di piazza, dove in nome della Cultura si sfoga una rabbia indicibile, infuocata quanto le camionette delle forze dell’ordine. Prendono piede all’interno di una Repubblica democratica, per mano di studenti e lavoratori, e mi chiedo quanti libri effettivamente abbiano letto, quanti film di spessore visto e quanta musica di livello ascoltato, e quanti quotidiani e libri abbiano studiato e portato aconversazioni, non limitate alla ricezione ma aperte al dibattito conflittuale, anche, ma costruttivo.

Quanto, insomma, siano le loro menti a spingerli all’azione e non l’idea inculcata grossolanamente da qualcuno che certamente ha avuto certe esperienze e sa bene come rigirare a suo pro le menti labili, probabilmente tramite la promessa che la lotta certamente paga.  Mi viene quindi il dubbio che la necessità della Cultura sia sbandierata come metodo politico per ribaltare un regime che esiste per modo di dire, e non come soddisfacimento della volontà di arricchire le proprie menti. Queste, infatti, non possono essere sottomesse ad alcuna riforma, ma vagano libere verso la meta, unico obiettivo che pur di farsi raggiungere accetta il compromesso.

Quel compromesso che oggigiorno manca, e mi sussurra che di culturale in questa richiesta di Cultura ci sia poco, ma più probabilmente nulla.

La russa… Irina Sheik

1 Commento su Studenti vigliacchi (cit. La Russa)

  1. ELOGIO DELLA MEDIOCRITA’

    E’ curioso come, leggendo questo articolo, ci si imbatta nell’ormai diffuso atteggiamento di chi, all’imprevedibile guerreggiare nelle piazze, preferisce la comoda certezza delle proprie (indubbie) competenze intellettuali.
    Peccato che certe volte la Cultura (o almeno certa Cultura) avvicinandoci “all’ente in quanto ente” ci allontani da questioni ben più importanti. Elevandoci all’assoluto, all’infinito e forse pure oltre ci fa dimenticare il ben più concreto potere delle mediocrità. Già perché, può sembrare assurdo, ma nelle più grandi rivoluzioni, democrazie e persino dittature, la mediocrità del popolo ha giocato un ruolo fondamentale. E chissà perché le grandi personalità della storia non hanno mai potuto rinunciarvi. Nessuno, infatti, può immaginare che cosa sarebbe stato Napoleone senza il sostegno del suo popolo. Anche i cosiddetti “rivoluzionari di professione” avevano capito l’importanza del volgo, non a caso badavano bene a indottrinare i contadini nella Russia rurale di inizio novecento.
    Certo, avere uno stuolo di “pecoroni manipolabili” può essere molto pericoloso. Ma non vedo alternative. La Cultura, infatti, può essere insegnata, ma come trasformare un individuo acculturato in un essere realmente pensante? Aspetto suggerimenti. Per il momento mi arrendo all’ineluttabile esistenza della mediocrità.
    E poi capita anche, ogni tanto, che la mediocrità stia dalla parte giusta. Ovviamente, quale sia la parte giusta è puramente soggettivo. Tuttavia, chi difende così tanto il primato della cultura, non dovrebbe dimenticare come le otto ore lavorative, il diritto allo sciopero e molte altre conquiste sociali, siano state ottenute da una massa di “ignoranti e mediocri” che forse non aveva letto l’Anti-Dühring di Engels ma disponeva sicuramente di ottime ragioni per dire la propria.
    Di certo, non voglio giustificare l’estrema superficialità di chi si lascia strumentalizzare da facili incitamenti alla lotta; tuttavia, penso sia utile rimarcare la medesima superficialità e la medesima strumentalizzazione anche in coloro che a tali lotte hanno deciso di non prendere parte. La mediocrità e l’ignoranza, ahimè, sono trasversali, stanno nelle piazze come nei comodi salotti di casa.
    Eppure di tale mediocrità non possiamo fare a meno. Altrimenti rimarremo una schiera di idealisti chiusi nell’autocompiacimento narcisistico di idee che, per quanto valide, non potremo mai realizzare.
    Lo ammetto ho un debole per chi, pur spesso nella debolezza della propria teoria e nella precarietà dei mezzi a disposizione, ha scelto e prediletto la concretezza della lotta. Forse perché anch’io, dopotutto, ammaliato dal fascino della Cultura e dal potere seduttivo del Pensiero, sovente dimentico la necessità dell’azione. Ed è proprio questo che mi porta a dire: Viva la mediocrità! E viva le lotte di piazza! E gli “eletti” si leggano pure l’Anti-Dühring…

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