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LE INTERVISTE TALEBANE. ADOLFO MORGANTI

  In un mondo segnato da crescenti tensioni geopolitiche, dove le religioni giocano un ruolo centrale nelle dinamiche internazionali e la polarizzazione globale sembra inarrestabile, l'Europa appare sempre più assente come entità dei popoli, sostituita da un'Unione Europea percepita come mera appendice dell'atlantismo. In questo contesto, il dibattito pubblico spesso si riduce a un superficiale tifo da stadio, pro o contro le contingenze del momento. Identità Europea, con il suo impegno a ribaltare questa prospettiva, pone al centro la Tradizione e l'Identità dei popoli non solo come valori fondanti, ma come lenti interpretative per comprendere il nostro tempo. Per farlo, è essenziale confrontarsi con la storia delle religioni, la geopolitica e i grandi maestri del pensiero non conformista. È con grande onore che ospitiamo un'intervista esclusiva con Adolfo Morganti, una figura poliedrica e di spicco nel panorama culturale italiano ed europeo. Editore indipendente e non conformista, Morganti ha dedicato la sua vita allo studio e alla promozione dell'identità europea, della Tradizione e del Sacro, sfidando le narrazioni dominanti con un approccio profondo e controcorrente. Fondatore di case editrici come Il Cerchio e animatore di riviste di geopolitica come Domus Europa, Morganti si distingue per la sua capacità di intrecciare analisi storiche, spirituali e politiche, offrendo visioni alternative che privilegiano le radici culturali e identitarie dei popoli. La sua opera editoriale ha portato alla luce testi fondamentali su temi come il simbolismo religioso, la metafisica tradizionale e le dinamiche eurasiatiche, rendendolo un punto di riferimento per chi cerca un pensiero libero da ideologie mainstream. Studioso erudito, Morganti non è solo un divulgatore, ma un vero interprete della nostra epoca, capace di discernere le deviazioni del moderno dal nucleo autentico della Tradizione. La sua recensione critica alla globalizzazione atlantista e il suo impegno per un'Europa multipolare lo rendono un intellettuale scomodo, ma essenziale, in un'era di omologazione culturale. Al cuore di questa intervista vi è anche la figura di Julien Ries, uno dei più grandi studiosi della storia delle religioni tra il XX e il XXI secolo. Sacerdote belga, antropologo e storico delle religioni, Ries ha lasciato un'eredità monumentale attraverso opere come Il Sacro nella storia dell'umanità e la sua vasta produzione accademica, che esplora il fenomeno religioso dall'antichità ai giorni nostri. Nominato cardinale da Papa Benedetto XVI nel 2012, Ries ha rivoluzionato lo studio del Sacro, enfatizzando la sua dimensione antropologica e universale, distinguendo tra l'autentica esperienza mistica e le sue alterazioni moderne. Le sue ricerche, basate su un approccio interdisciplinare che unisce teologia, antropologia e storia, aiutano a comprendere come il Sacro sia un elemento costitutivo dell'essere umano, capace di illuminare le crisi contemporanee, dalle conflittualità mediorientali alle derive secolarizzate dell'Occidente. In questa conversazione, Adolfo Morganti ci guiderà attraverso l'importanza delle opere di Julien Ries, il discernimento tra Sacro autentico e le sue deviazioni, e il ruolo della rivista Domus Europa nel dibattito geopolitico attuale. Un dialogo che invita a riflettere sulle radici profonde dell'identità europea, oltre le superficialità del presente. Julien Ries è stato uno dei più grandi studiosi della storia delle religioni tra il XX e XXI secolo. Ci potrebbe introdurre all’importanza delle sue opere? Credo di poterlo fare grazie ad una frequentazione personale abbastanza lunga con lui, che ha profondamente segnato non solo il mio cammino di studioso, ma tutto il lavoro culturale ed editoriale che nei decenni si è radunato attorno alle sigle de Il Cerchio e dell’Associazione identità Europea. Julien Ries è stato veramente un raro testimone autenticamente cattolico delle temperie culturali del “secolo lungo”, capace di comprendere l’importanza delle ricerche a lui contemporanee in ambito storico-religioso per una rivelazione della profondità della Tradizione cristiana, e per una opportuna chiarificazione del senso autentico del “dialogo interreligioso” che vede impegnata (con esiti francamente assai oscillanti) una parte significativa della Chiesa Cattolica specie durante e dopo il Pontificato di San Giovanni Paolo II; e per una volta gli elementi salienti della biografia di uno studioso sono utili a restituirne l’autentica levatura. L’abbiamo conosciuto personalmente verso la metà degli anni ’80 in diverse edizioni del Meeting di Rimini; grazie alla sua curiosità verso i nostri sforzi ed alla sua esemplare disponibilità, dal 1986 al 1997 è cresciuta la sua collaborazione con I Quaderni di Avallon (poi semplicemente Avallon), il “quadrimestrale di Studi sull’Uomo e il Sacro” edito da Il Cerchio dal 1982 al 2007; come primo frutto importante di questa sintonia, nel 1988 abbiamo pubblicato per i tipi de Il Cerchio la prima edizione in lingua italiana, a sua cura e con sua Prefazione, del saggio di Georges Dumézil L’ideologia tripartita degli Indoeuropei: in tal modo è nato il “cantiere culturale” dedicato a Georges Dumézil che fino ad oggi continua a produrre traduzioni e saggi, fra i quali desidero citare proprio una preziosa introduzione di Julien Ries all’opera duméziliana, e per suo tramite all’intera riscoperta del Sacro nella modernità: Georges Dumézil e la Storia comparata delle Religioni, da me curata e tradotta, edita dal Cerchio nel 2025. Ricordo inoltre che nel 1987 Julien Ries ha ricevuto dalle nostre mani il Premio Internazionale di Cultura “Il Labirinto d’Argento” per l’insieme della sua opera di Antropologo e Storico delle Religioni. In sintesi, possiamo dire che Julien Ries, gesuita e Cardinale di Santa Romana Chiesa, che è stato allievo diretto di Mircea Eliade e tra i massimi studiosi dell’opera e del pensiero di Georges Dumézil, dalla fine degli anni ’60 è stato il grande diffusore in Europa – e quindi anche in Italia – soprattutto all’interno di un mondo cattolico sovente distratto ed approssimativo, del pensiero e del metodo di studio della religiosità umana che proprio Eliade, Dumézil e allievi hanno distillato in una vita di lavoro prodigioso ed inimitabile; questo ha permesso di restituire alla riscoperta del pensiero patristico che sta alla base dell’afflato al dialogo interreligioso successivo al Concilio Vaticano II un fondamento ermeneutico ed antropologico tanto solido quanto necessario per evitare sincretismi e ulteriori ondate di confusione.   La monumentale opera di Ries aiuta a discernere tra l’autentico significato del Sacro e le sue deviazioni o alterazioni. Non crede che sia necessario soffermarsi su questo aspetto?  Indubbiamente. La Storia delle Religioni non si limita a constatare la funzione assiale e primordiale dell’Homo religiosus e a comprovare l’unità principiale dell’esperienza religiosa dell’umanità, alla base di tutta la sua articolazione storica fino ad oggi ed oltre. Essa studia e comprende in profondità tutti i mutamenti storici del fatto religioso, procedendo dall’assioma eliadiano che il Sacro può essere rimosso, ma non cancellato dalla storia dell’umanità. Occorre qui ricordare come proprio Mircea Eliade, nell’ultima fase della sua attività di studioso e della sua vita, dal palcoscenico privilegiato dell’università degli Stati Uniti in cui insegnava negli anni ’60, di fronte alle prime avvisaglie del “gran rifiuto” delle giovani generazioni nei confronti della civilizzazione americana che poi diede vita alla “beat generation”, alla “corsa ad Oriente” ed anche alla diffusione di massa delle droghe, seppe cogliere in questi fenomeni sociali la richiesta di una rinnovata “domanda di Sacro” di cui seguì in dettaglio i rivoli, tanto prorompenti quanto contraddittori. Julien Ries frequentò Eliade proprio in quegli anni, ed assorbì in profondità questa intuizione: se nella storia dell’umanità il Sacro può solo essere rimosso e negato, ma mai distrutto, anche all’interno della fase calante del processo di secolarizzazione dell’occidente (che oggi, 60 anni dopo, esplode in tutte le sue contraddizioni) resta vitale una domanda di “senso” dell’esistenza che riempie anche le produzioni culturali che si autodefiniscono “materialiste”. Da qui il suo interesse per lo studio delle ideologie della modernità come pseudo-religioni, costruite attorno ad un’imitazione inconscia delle strutture portanti del fatto religioso; da qui una collaborazione con altri studiosi che per altre vie erano giunti alla medesima evidenza: il mondo della secolarizzazione ferve di un “bisogno religioso” frustrato e quindi spesso pervertito, ma inevitabile. Oggidì, al tempo di un’interessante alleanza fra fondamentalismi pseudo-religiosi tanto teoricamente in contraddizione fra loro quanto uniti in un terrificante progetto di dominio mondiale, non sfuggirà ad alcuno l’importanza di questo approccio sia in negativo, nella critica indispensabile alle falsità storiche ed antropologiche su cui si basa ogni fondamentalismo, che in positivo, nello sforzo comune della costruzione di una efficace alternativa.   Lei è uno degli animatori della rivista di geopolitica “Domus Europa”. Può spiegarci in cosa consiste? In effetti, uno sviluppo necessario della nostra opera di approfondimento delle modalità di sopravvivenza del Sacro in epoca liberale e post-liberale è stato il progetto Domus Europa. Esso nasce alcuni anni addietro, nel 2018, procedendo dalla constatazione di una progressiva riduzione degli spazi di libertà concreta all’interno della produzione scientifica italiana in ambito geopolitico: non si è trattato solamente di cambi di proprietà, ma più chiaramente di evidenti pressioni a ridurre il perimetro dei ragionamenti del povero Direttore e dei collaboratori ad una stretta obbedienza ai dettami del mainstream à tête americaine. Da qui la necessità di aprirci nuove strade. Domus Europa è quindi nato come un progetto di informazione indipendente, fortemente voluto dall’Associazione Identità Europea e diretto da Franco Cardini, dedicato all’Europa nella sua concretezza storica, culturale e spirituale. Vuole aiutare gli europei (e non solo italofoni) a conoscere meglio il “vecchio continente” con uno sguardo anche a quanto avviene fuori dai suoi confini, dando voce a tutte le identità del continente, ricordandone agli immemori storia e radici, e soprattutto inquadrando in maniera libera e critica (da liberi europei) le sfide dell’ora presente. Domus Europa si articola in una testata giornalistica in rete: www.domus-europa.eu ; una rivista cartacea di Studi monografici di geopolitica: I Quaderni di Domus Europa; una collana di saggi di approfondimento: I Saggi di Domus Europa; una pagina Facebook: https://www.facebook.com/domuseuropa ; un profilo Istagram: istagram@domuseuropa. La Rivista ed i Saggi, frutto di un progetto editoriale capace di minimizzare le spese e giungere regolarmente al pareggio dei conti, vengono distribuiti nelle librerie italiane tramite Messaggerie Libri, e dopo alcuni anni di “lancio” stanno aumentando numero dopo numero la quantità di copie vendute al “largo pubblico”. I canali “alternativi” di incontro diretto e personale con tutti coloro che ovunque in Italia si pongano domande in merito alle cause ed alle conseguenze degli spasmi che stanno sbriciolando tutte le pseudo-certezze dell’occidente allargato, costituiscono l’altro grande canale di diffusione della stampa di Domus Europa. Devo dire che la crescita della diffusione e quindi dell’eco del lavoro di Domus Europa ci viene confermato costantemente da un lato dal massiccio silenzio-stampa con cui in occidente si è usi cercare di silenziare tutti coloro che, nella loro scomodità, non sono facilmente aggredibili dalle canoniche macchine del fango, e nel contempo dalla massiccia campagna di boicottaggio nazionale che ha colpito il saggio di Franco Cardini, edito fra i Saggi di Domus Europa, intitolato Gaza. Nulla sarà più come prima (2024): a cui abbiamo reagito promuovendo una campagna di presentazioni nazionale che ha toccato 25 città, dalla Sicilia al confine svizzero (per informazioni: segreteria@identitaeuropea.it). Parallelamente i social ed il sito di Domus Europa ci consentono un dialogo quotidiano con un pubblico vasto e autenticamente trasversale, che ha smesso definitivamente di bere alla fonte dell’oblìo della propaganda occideentale. Paolo Guidone

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