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SOVRANITA’ ENERGETICA. LA VERA SFIDA È QUESTA

I numeri non mentono, ma sanno essere feroci. Il “surplus” Iva incassato dallo Stato grazie all’aumento dei prezzi è di circa 75 milioni di euro al mese (dati Sole 24 Ore). Una goccia nel mare, se pensiamo che tagliare le accise per soli venti giorni costa alle casse pubbliche la bellezza di 550 milioni. Fate due conti: lo Stato ci prova, mette sul piatto quello che può, ma la sproporzione è tale da far sembrare ogni intervento un cerotto su una ferita da arma da fuoco. E mentre il Governo raschia il barile per ridare dignità ai portafogli dei cittadini, i signori del petrolio si godono lo spettacolo dai loro uffici di vetro e acciaio. Ieri al distributore dell’Iper il gasolio era a 1,98 euro, contro i 2,04 di ventiquattr’ore prima. Sei centesimi. Vi sembra un taglio? Vi sembra una risposta alla fame di ossigeno di chi per andare a lavorare deve ipotecare lo stipendio? La verità è che i petrolieri hanno alzato le creste esattamente ventiquattr’ore dopo lo scoppio della guerra, con una reattività che nemmeno un centometrista olimpico possiede. Quando c’è da speculare, il “Grande Capitale” è un fulmine; quando c’è da restituire, diventa un bradipo burocratico. Davanti a questo scempio, verrebbe voglia di far resuscitare la “Buonanima” e procedere a una sana, vecchia socializzazione dell’impresa. Perché se lo Stato non riesce a dominare le multinazionali, allora lo Stato con ol popolo deve diventare il proprietario della risorsa. Punto.

Né col Capitale, né col Marxismo: c’è stato un tempo in cui l’Italia aveva capito tutto. Una “Terza Via” che non era né il liberismo selvaggio che ci affama oggi, né l’utopia grigia del marxismo. Era l’idea dell’Agip di mussoliniana memoria, portata avanti con genio e spregiudicatezza dal “capo partigiano” Enrico Mattei. Mattei aveva capito che l’energia è libertà. La sua Eni non era solo un’azienda, era un braccio dello Stato che sfidava le “Sette Sorelle” per dare all’Italia un futuro. Oggi, invece, siamo nani in un mondo di giganti cinici. Abbiamo ceduto tutto al mercato, convinti che la “mano invisibile” ci avrebbe protetti. E invece quella mano, oggi, la sentiamo solo quando ci rovista nelle tasche al distributore. In questo scenario, ci ritroviamo a gestire le direttive di una Von der Leyen che sembra vivere in un altro pianeta e a guardare con ansia i nostri “alleati” strategici. Sosteniamo tutti, certo, ma con la consapevolezza che domani mattina, se a qualcuno “gli girano le palle”, che sia a Bruxelles o nei caldi uffici del Medioriente, il mondo può ribaltarsi in un attimo. Casu deum fa, direbbero i vecchi: siamo nelle mani di Dio, o meglio, nei capricci di chi ha il rubinetto in mano.

Il Governo ha fatto quel che poteva, ma contro la forza d’urto del capitale globale la politica moderna è disarmata. Serve un ritorno alla visione strategica, serve il coraggio di dire che l’energia nazionale non può essere lasciata ai lupi della borsa. Serve, insomma, meno finanza e più sovranità. Perché finché il prezzo del pane dipenderà dall’umore di un petroliere che vive a migliaia di chilometri da qui, non saremo mai davvero liberi.

Fabrizio Fratus

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