REFERENDUM GIUSTIZIA: ECCO PERCHÉ SCHLEIN DIFENDE L’ ULTIMO FORTINO DEL PD
Finalmente le maschere sono cadute. C’è voluto un referendum, c’è voluta la prospettiva che i cittadini potessero finalmente mettere le mani nel sacro ingranaggio di una magistratura troppo spesso politicizzata, perché Elly Schlein uscisse allo scoperto. E lo ha fatto nel modo più prevedibile: schierandosi a difesa dello status quo, diventando lo scudo umano di un sistema che da anni non risponde più alla legge, ma a un’agenda politica ben precisa.
Votare SÌ a questo referendum non è solo una scelta tecnica; è un atto di liberazione democratica. È il tentativo di recidere quel cordone ombelicale che, per decenni, ha trasformato una parte della magistratura nel “braccio lungo” della sinistra. Quando la segretaria del PD si scaglia contro la riforma, non lo fa per tutelare l’autonomia dei giudici, ma per proteggere l’ultimo vero potere rimasto in dote a una sinistra incapace di vincere nelle urne e rintanata nei tribunali.
Non è un mistero per nessuno: negli ultimi trent’anni, ogni volta che il centrodestra ha provato a governare, è scattata la ghigliottina giudiziaria. Una coincidenza? No, una strategia. Il PD ha delegato alle toghe il compito di fare opposizione, trasformando gli avvisi di garanzia in armi elettorali e le sentenze in manifesti politici. Oggi, Elly Schlein difende questa casta perché sa bene che, senza quel supporto “esterno”, il suo partito perderebbe la capacità di condizionare la vita pubblica oltre il proprio magro consenso elettorale.
Vedere la segretaria piddina ergere barricate contro la separazione delle carriere o contro la limitazione degli abusi della custodia cautelare è il trionfo dell’ipocrisia “radical-chic”. Lei, che parla di diritti civili e di garanzie, si ritrova a difendere un sistema correntizio, quello smascherato dal caso Palamara, che ha trasformato le carriere dei magistrati in un mercato delle vacche gestito dalle correnti vicine alla sinistra.
Difendere questa magistratura significa difendere un privilegio. Significa dire ai cittadini che un giudice può sbagliare sulla pelle di un innocente senza mai pagare veramente. Significa accettare che la politica si faccia nelle procure anziché in Parlamento.
Perché votare SÌ Il SÌ è l’unica risposta possibile per chi crede in una giustizia giusta, rapida e, soprattutto, imparziale. Votare SÌ significa riportare l’equilibrio tra i poteri dello Stato, impedendo che il magistrato diventi un attore politico che sceglie chi colpire in base al colore della maglia.
Il PD ha paura. Ha paura di perdere il controllo sui gangli del potere giudiziario. Ha paura che i cittadini scoprano che si può avere una giustizia che non guarda in faccia a nessuno, nemmeno a Largo Nazareno. Elly Schlein ha scelto la sua parte: quella della conservazione, della casta e delle toghe rosse.
Fabrizio Fratus

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