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La Verità Rivelata (e Personalizzata): Quando la Bibbia Diventa un Menù à la Carte

Lo spirito cerca amore e non certezze

Frasi sulla verità. Tutte le verità sono già state dette, ma lo spazio per altre menzogne è infinito (Alessandro Morandotti).

Ah, la Bibbia! Quel libro sacro, fonte di ispirazione, guida spirituale e, soprattutto, terreno fertile per infinite interpretazioni. Perché, diciamocelo, se c’è una cosa in cui l’umanità eccelle, è nel trasformare un testo antico in un caleidoscopio di significati, ognuno più “vero” dell’altro. Immaginate la scena: un credente, con la Bibbia stretta al petto, declama con fervore la “verità rivelata”. Peccato che la sua verità sia inesorabilmente legata alla congregazione di appartenenza, un po’ come i colori di una squadra di calcio. E guai a mettere in discussione l’interpretazione ufficiale! Si rischia l’anatema, l’esclusione, o peggio, un sermone di tre ore sulla dannazione eterna.

E qui entra in gioco la nostra piccola parabola. Un uomo, giunto alle porte del Paradiso, chiede a Dio chi siano stati i primi a varcare la soglia dell’Inferno. La risposta divina è spiazzante: un martire, un sapiente e un benefattore. Come mai? Semplice: solo Dio conosce le vere intenzioni del cuore umano. Il martire cercava la gloria terrena, il sapiente l’umiliazione altrui, il benefattore la vanagloria.

La morale della favola? Che la verità è un concetto sfuggente, un’illusione ottica che cambia forma a seconda di chi la guarda. E che l’unico modo per evitare l’Inferno è essere “puri di cuore”, un’impresa ardua in un mondo dominato da interessi e ambizioni. Ma torniamo ai nostri credenti “illuminati”. Come fanno a essere così sicuri della loro interpretazione? Forse hanno un filo diretto con l’Altissimo? O forse, semplicemente, hanno scelto la versione della Bibbia che più si adatta alle loro convinzioni? La Bibbia stessa ci ricorda che la verità è un tesoro nascosto, un enigma da svelare. Ma forse, anziché cercare risposte definitive, dovremmo imparare a convivere con il dubbio, con l’incertezza, con la consapevolezza che la nostra visione è limitata, parziale, fallibile. In fondo, non c’è nulla di male nell’avere fede. Ma forse, un pizzico di umiltà e di autoironia non guasterebbe. Perché, diciamocelo, prendere troppo sul serio le nostre interpretazioni della Bibbia è un po’ come credere che la Terra sia piatta: un errore madornale.

Fabrizio Fratus

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