CHI E’ IL NOSTRO NEMICO? UNA RIFLESSIONE

Leggendo gli articoli pubblicati di recente su La Luce, il principale sito d’informazione degli Islamici in Italia, e soprattutto leggendo i commenti sulla pagina social, appare evidente una realtà di cui pochi possono sorprendersi: il mondo dei credenti in Allah in Italia guarda con preoccupazione alla possibile approvazione della legge Zan in Italia.

Le obiezioni sono abbastanza varie e di diversa natura, ma credo che siano riassumibili con due problemi di fondo: il timore di censure qualora uno, seguendo coerentemente la propria religione, esprima un giudizio negativo sull’omosessualità e i rischi che lo stato si intrometta tramite le scuole nell’educazione dei bambini, insegnando concetti eticamente contrari a quelli della religione di appartenenza.

Il timore che lo Stato, qui e in altri contesti, si sostituisca alla famiglia nella trasmissione di valori etici e religiosi è uno dei temi che maggiormente stanno a cuore alle famiglie islamiche in Italia, preoccupate di difendere la propria identità culturale e religiosa.

È evidente, tuttavia, il grande problema che sta alla base di tutto ciò: ovvero il difficile rapporto tra politica italiana e Islam. Nonostante i trascorsi mussoliniani con la Spada dell’Islam e le relazioni con il Muftì di Gerusalemme, la destra ha gettato alle ortiche un rapporto intellettuale e storico molto sviluppato per ritirarsi nella ridotta fallaciana, quella che vede nell’Islamofascismo il grande male per il mondo moderno laico e liberale (queste ultime tre parole difficilmente in passato sarebbero state accostate alla destra, ma d’altronde da questa parte la confusione ideologica regna sovrana), che ha negli Usa e in Tel Aviv i suoi più validi difensori.

Questo perché il dibattito ideologico si è ridotto a un’unica semplicistica tematica: l’immigrazione, cristallizzando la destra su posizioni antislamiche (con poche eccezioni) e la sinistra favorevole, sia per un generico immigrazionismo acritico sia per il consueto complesso culturale per cui per i progressisti tutte le culture sono degne di rispetto tranne quella cattolica e occidentale.

Da qui il sostegno politico elettorale che i Musulmani in Italia hanno garantito alla sinistra negli ultimi anni, almeno riguardante i settori del mondo islamico più organizzati in ottica politica.

È chiaro però che si tratti semplicemente di un accordo elettorale, fragile e legato a questioni riguardanti appunto l’immigrazione e la possibilità di accedere alla cittadinanza italiana, creando perciò un cortocircuito, riscontrabile in tutta Europa, di una sinistra che da una parte impone agenda Lgbt e laicismo e dall’altra importa potenziali elettorali avversi a tutto ciò.

La sinistra ha preteso di governare e gestire il mondo islamico in Italia per mera convenienza elettorale, senza però capire realmente questa realtà… anche perché paradossalmente manca proprio degli strumenti culturali per gestirla. In altre parole: la sinistra accetta acriticamente l’immigrazione islamica proprio perché, avendo una formazione laica o areligiosa non dà importanza agli aspetti etici e spirituali, che invece per l’elettorato islamico sono molto rilevanti.

Paradossalmente, ma non troppo per chi abbia un po’ di dimestichezza con autori come Celine e Buttafuoco, la visione spirituale della politica, la difesa della struttura familiare e della vita nascente, il valore di un’etica religiosa contrapposta al laicismo sono il terreno di incontro in cui Destra e Islam possono e devono stabilire una relazione.

Chiudo con un aneddoto personale, per quanto valore possa avere: quando a Istanbul ho visitato santa Sofia, ancora museo, un gruppo di turisti americani sentendoci parlare e intuendo che fossimo italiani hanno cominciato a cantare “Bella Ciao”.

Ora, chiaramente io preferirei una santa Sofia riconsegnata alla Cristianità, non c’è dubbio in questo, tuttavia mi sembra preferibile che sia una moschea piuttosto che saperla in preda a torme di turisti del tutto ignari della sacralità del luogo.

Quello che la destra non riesce a capire è che seguendo le fole fallaciane e l’esaltazione dell’Occidente laico contro il “medioevo islamico” non sta difendendo i nostri valori e la nostra tradizione, ma un Occidente che esporta banner arcobaleno, McDonalds e gente che, avendo perso il senso del sacro, intona canti discutibili in un edificio di culto millenario.

Andrea Campiglio

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