STORIA DI UN PAIO DI RAY-BAN, DI UNA VALIGETTA, DI UN COMPUTER E DI UN’AGENDA di FRANCO CARDINI

Lunedì 7 giugno scorso, al Giardino Scotto di Pisa, si è parlato del medievista pisano Marco Tangheroni e di un suo celebre libro, Navigazione e commercio nel Mediterraneo medievale, recentemente riedito dal “Corriere della Sera”. Marco, che se n’è andato cinquantottenne nel 2004 dopo il calvario di una vita passata per un quasi quarantennio in dialisi, ha insegnato in tre università italiane e in alcune europee, ha scritto decine di libri e centinaia di saggi e articoli, è stato preside di facoltà, direttore d’istituto, candidato sindaco e consigliere comunale della sua città.

Marco era un cattolico serio, un vero credente, senza isterismi e senza incrinature. Uno che accettava la sua malattia senza lamentarsi, senza ostentare la sua forza d’animo, e che solo una volta io sentii dire semplicemente “Sono stanco”.

Eravamo in tanti a rendergli omaggio il 7 scorso, a Pisa. E io ero molto felice, per quanto la giornata fosse cominciata male. Per colpa del covid, non ho più un abito estivo che mi contenga: vari mesi in casa hanno appesantito la mia già ragguardevole mole. Mi sono dovuto adattare a un bell’abito grigiazzurro di lana invernale. E, come se non bastasse, gli occhiali da sole. Sono – come dice un mio malevolo antifan –, un vecchio vanesio e vaneggiante. Vado pazzo per i Ray-Ban, ma gli occhiali (come gli ombrelli, i berretti, le sciarpe, i guanti) li perdo di continuo. Con quegli occhiali da sole, sono al venticinquesimo paio: da mezzo secolo, uno almeno ogni due anni. Questi erano splendidi, lenti blu mare, last edition, alquante centinaia di euro. Al mattino, in albergo, ho smontato e rimontato ripetutamente e sistematicamente i miei bagagli sciorinando paternostri doppi a sant’Antonio, che mia nonna sosteneva infallibili. Macché. Mi sono rivolto anche a Marco: lo faccio di tanto in tanto, anche perché qualcuno mi ha assicurato che funziona. Non sarà santo, però…

Bene. Lo so che non ci crederete. Al mattino dopo, in albergo, apro la valigetta del computer e nella tasca interna i miei Ray-Ban sono là dove debbono stare. Ma io la valigetta l’avevo svuotata e riempita di nuovo ieri, più volte, e non bevo né ho le traveggole.

Non basta ancora. Trasferta genovese dopo Pisa, ritorno la mattina successiva a Firenze. Scendo a Pisa per la coincidenza: mattinata afosa, valigia pesantissima. Falsa sosta al binario 5, quindi corsa al binario 10 dove sta per partire il mio treno. Sul predellino, mi accorgo di aver lasciato la valigetta con il computer, le bozze di un libro da correggere e l’agenda su una panchina del binario 5. Corsa folle dopo aver affidato la mia valigiona a una coppia di marocchini, lui tatuato, lei arcivelata, entrambi non italofoni. Trascino a passo di bersagliere il mio corpaccio, 110 chilogrammi (e 80 anni), e intanto ripeto: “Marco, accidenti, fa’ qualcosa anche te! In fondo, sei nella tua stazione!”.

L’ha fatto. Pensilina gremita di homeless, di fricchettoni, dei soliti poveri cristi che affollano le stazioni. Valigia nera di eccellente cuoio, nuova fiammante, gonfia di cose presumibilmente costose. Aspettava lì, fedelmente, come un cane barbone. L’acciuffo, torno con il cuore in gola al binario 10, recupero la valigia dai sempre più perplessi marocchini, li ringrazio e li saluto di corsa, salto sul treno per Firenze. Non sono mica miracoli, certo, ci mancherebbe. Ma se avessi perso quella valigetta sarebbero sfumati anni di lavoro. So che c’è qualcuno che sta raccogliendo episodi del genere in quanto vorrebbe seriamente adire l’autorità ecclesiale per un processo di canonizzazione. Siamo solo agli inizi, ma io non ho dubbi.

Intendiamoci. In quanto cattolico, sono tenuto a reputare i miracoli una cosa possibile. Dio è Signore dei cieli e della terra, del cosmo e di quella natura che noi gente di Abramo riteniamo si possa definire “il Creato”. Ma la Sua potenza assoluta su ogni cosa che sta al di sopra delle norme naturali, per noi cristiani – e sappiamo bene che per i nostri fratelli ebrei e soprattutto musulmani le cose stanno altrimenti – ha un limite, che Dio si è liberamente autoimposto dettando le regole naturali con la creazione e impegnandosi a ordinariamente rispettarle. È evidente che, se vuole, può derogarvi e addirittura stravolgerle, perfino resuscitando i morti: e questo è il miracolo. Ma ne fa di rado: e, per noialtri cattolici, è la Chiesa che può e deve stabilire volta per volta dove ci sia effettiva deroga divina all’ordine naturale (i “prodigi” demoniaci sono tutt’altra cosa: sono frodi camuffate da una perfetta conoscenza delle regole naturali, ma non miracoli).

Dio mi guardi pertanto da ritenere che il fortuito ritrovamento di un paio di occhiali e il recupero di una valigetta siano miracoli. Ci sono millanta motivi di ritenere che si tratti di coincidenze del tutto naturali, anzi ovvie anzi banali.

Eppure per me, povero cristiano, lo erano. Io ho pregato per questo. Io ci credo.

Sancte Marce, ora pro nobis! Tangheroni, santo subito.

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