CONTRORIVOLUZIONARI O CONSERVATORI?

A  duecento anni dalla morte del grande profeta della Controrivoluzione, Joseph De Maistre (1753-1821), ritorna l’eterno dilemma: meglio tradizionalisti controrivoluzionari oppure  conservatori?

Se la scuola controrivoluzionaria ha nel conte  De Maistre (ma anche  nel visconte francese Louis De Bonald,1754-1840)  i sui primi maestri, quella conservatrice è stata fondata, idealmente, da Edmund Burke (1729.1797).

Entrambi acerrimi nemici della Rivoluzione francese (sin dall’89, anche Burke), il savoiardo De Maistre e l’irlandese Burke  possono sembrare molto simili ma sono  molto diversi. Il primo, come quasi tutti i conservatori, è uno storicista, il secondo, come tutti i tradizionalisti, un essenzialista. Il primo critica la Rivoluzione francese in nome della tradizione politica e civile del passato, interpretando il proprio mondo, quello anglosassone, come continuità storica. L'”ermeneutica della continuità” Burke la inventò due secoli prima di Ratzinger ma era, anche allora, una bufala.. Le Rivoluzioni inglesi avevano infatti cambiato il mondo britannico completamente. Erano stati proprio gli inglesi i primi a condannare a morte e decapitare  un re (Carlo I Stuart nel 1649) e costringerne un altro alla fuga (Giacomo II Stuart nel 1688).

Il secondo, De Maistre, era un essenzialista. Vi sono delle essenze, dei principi universali, e chi li nega è la Rivoluzione. Non importa se essa sia lenta o veloce, sempre di Rivoluzione si tratta. La Rivoluzione è un’epoca, non un evento o un insieme di eventi, e si tratta dell’epoca della modernità, interpretarla come continuità col passato, come fanno sempre i conservatori, condannare la marcia veloce e non vedere quella lenta, è fare il gioco delle tre carte.

Il conservatore erede di Burke simpatizza quasi sempre per il mondo anglosassone e il liberalismo, anche se in realtà Burke del liberalismo era critico. Ma soprattutto il conservatore è storicista. rifiuta gli strappi, le rotture improvvise, ma non parte da principi metastorici, cioè da essenze trascendenti con le quali interpretare l’evoluzione storica. Al contrario, il tradizionalista controrivoluzionario che ha senso storico e ama la storia, ma non è storicista, non confonde l’Eterno con la Storia e rifiuta la modernità (la Rivoluzione) tutta intera, perché ha negato quello che non è consentito negare. La modernità è rottura con la Tradizione, con la religione, con Dio, con la gerarchia, col senso aristocratico e comunitario, e non vi è purtroppo alcuna (apparente) continuità. E più passa il tempo e più si comprende la verità di questo assunto, che De Maistre, come De Bonald,  aveva già compreso più di duecento anni orsono.

Occorre rileggere De Maistre e De Bonald. Il secondo scrisse anche cose estremamente attuali contro quello che oggi chiameremmo “mercatismo”. E occorre rileggere anche Burke, perché anche Burke ha scritto cose vere. Ma soprattutto De Maistre e De Bonald, che sono tutt’altra cosa.

Martino Mora

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