ALIENI, COMPLOTTI E PIRLATE

“Cosa ne pensi di Mauro Biglino?” Questa è la domanda che ormai sempre più spesso mi viene fatta quando dico che studio Filologia Biblica, complice anche una recente ospitata in radio nel programma di Fedez, che ha fatto sì che il personaggio divenisse noto al grande pubblico.

Faccio un breve riassunto per chi non lo conoscesse: Biglino è uno scrittore che si interessa di Bibbia. La sua impostazione prevede un approccio al testo il più letterale possibile, ritenendo che si tratti non di un testo religioso ma di un semplice racconto di fatti avvenuti. L’interpretazione teologica si è sovrapposta successivamente inserendo un significato nuovo e introducendo Dio dove non era presente. Da qui la provocazione di Biglino per cui è divenuto celebre: la Bibbia non parla di Dio.

Di cosa parla allora? Di Alieni. Il termine Elohim, ad esempio, non indicherebbe Dio come si è sempre sostenuto, ma una serie di essere superiori con delle conoscenze avanzate che sono sbarcati sulla terra nei tempi remoti. Gli antichi ebrei ne avrebbero raccontato la storia nella Bibbia e, secoli dopo, i teologi non capendo li avrebbero identificati con una divinità, travisando il concetto originale. Stesso discorso per la parola ebraica Ruach, tradotta normalmente con spirito, che invece indicherebbe un mezzo volante con cui gli Elohim si spostano.

Il problema è che spesso non è semplice contrastare Biglino: quando studi il testo biblico ti focalizzi sull’analisi dei versi, sul contesto storico e letterario, sulle possibili sfumature della traduzione, poi quando arriva uno che ti dice: “qui si parla di astronavi, dimostrami che non è vero” lo studioso medio si trova quantomeno spiazzato.

Già altri, qui e altrove, si sono occupati di confutare queste congetture nello specifico e analizzando il testo, per cui non ci soffermiamo su questo. Per chi volesse una prova empirica accessibile anche a quanti non hanno mai fatto studi di questo tipo, il mio invito è, ad esempio, a leggere la Bibbia sostituendo la parola astronave a spirito ogni volta (il termine ricorre decine se non centinaia di volte) e non solo nei pochi casi che Biglino prende in considerazione: in Genesi 1:2, ad esempio, si dice che lo spirito di Dio aleggia sulle acque, e qui il fantasioso esegeta piemontese si lancia in una serie di descrizioni di questo fantastico disco volante che vola sopra i mari. Non è però chiaro come, seguendo il suo ragionamento, si possa parlare di astronavi in Esodo 35:31 (“l’ha riempito dello spirito di Dio, perché egli abbia saggezza, intelligenza e scienza”) ma soprattutto in Numeri 5:14 (“qualora uno spirito di gelosia si impadronisca del marito…”). Penso sia evidente a tutti che in questi contesti di tutto si parli fuorché di alieni ed astronavi, e mi sono limitato semplicemente a fare un controllo sulle prime tre occorrenze della parola spirito in una normale Bibbia CEI.

Ma la riflessione che volevamo fare è su un discorso metodologico più generale: quella che è sbagliata in partenza è l’idea di Bibbia che Biglino vuole trasmettere ai suoi lettori. Come detto, tutto il suo approccio si basa su una interpretazione (a suo dire) estremamente letterale, senza elementi religiosi che sarebbero stati inseriti dai sacerdoti successivamente (ma quali sacerdoti? E quando? C’è stata una sorta di “congiura” dei sacerdoti che a un certo punto hanno travisato la Bibbia per instaurare una società in cui loro avessero potere, più o meno volutamente? E su cosa si basano queste ipotesi?). Il testo biblico sarebbe quindi un testo antichissimo, scritto esattamente come ci è giunto oggi, per tenere traccia di una serie di avvenimenti a cui stavano assistendo.

Ora: la Bibbia non è un unico libro ma un insieme di libri con datazioni molto diverse: il nucleo principale è stato messo per iscritto nella forma attuale solo nell’epoca del post esilio, cioè dal V secolo a.C., non esattamente un’epoca antichissima. Certo, erano ripresi storie e racconti di diversi secoli precedenti, però questi venivano modificati, adattati e interpretati, non tanto nei contenuti, che si cerca di tramandare fedelmente, ma a livello formale.

Quindi il testo su cui si basa Biglino è in realtà un testo fissato solo nel V secolo a.C.? Neppure questo. Come ama ripetere, si basa sul Testo Masoretico, che è il testo odierno della Bibbia Ebraica (in realtà se si volesse essere precisi ci sono diverse varianti di testi masoretici e la versione di Biglino -che lui spaccia per quella originale- è stata fissata solo nel XIX secolo dall’Università di Stoccarda, ma qui entriamo in sfumature per filologi). Il Testo Masoretico è il testo ufficiale delle comunità ebraiche ed è stato elaborato in quella forma solo nell’Alto Medioevo (IX-XI secolo) da alcune scuole di studiosi rabbinici nell’area di Tiberiade. Abbiamo sì qualche manoscritto più antico (Qumran, tra I a.C. e I d.C., comunque già un’epoca relativamente recente) che presenta un testo, a livello formale, per diversi aspetti differente da quello dei Masoreti.

Paradossalmente, i testi Biblici più antichi non sono quelli in ebraico, ma le traduzioni, in particolare quella dei Settanta. Quest’ultima è una traduzione fatta nel III secolo ad Alessandria d’Egitto dalla locale comunità ebraica, che traduce in greco la Bibbia. Questa versione sarà poi quella usata dai Cristiani e che è ancora il testo di riferimento delle Chiese Orientali.

Ora, confrontando il testo dei Settanta con quello Masoretico, di un millennio successivo, troviamo alcune differenze notevoli, a livello formale, per cui è ragionevolmente possibile concludere che il testo greco, se pur tradotto, sia più vicino all’originale rispetto a quello che Biglino legge. Ovviamente in questo testo non esiste nulla di quanto Biglino sostiene: gli Elohim sono tranquillamente tradotti con Dio e Ruach è tradotto come Spirito. E ovviamente i traduttori erano ebrei madrelingua.

Speriamo che questo riassunto di storia testuale non sia stato troppo complesso, la questione in sintesi è la seguente: Biglino per fare le sue supposizioni (che rimangono comunque assurde) dice di basarsi solo sul testo, che presenta come antichissimo e risalente a migliaia di anni fa, quando gruppi alieni pascolavano sulla terra. In realtà quello che ha tra le mani è un testo moderno, ricostruito nel XIX secolo e che si basa su manoscritti medievali. I testi e le traduzioni più antiche, e quindi più vicine all’originario, non supportano assolutamente, anzi smentiscono, le teorie di Biglino. Nessun traduttore greco o aramaico ha mai avuto dubbi sul significato da dare alle parole di cui lui stravolge il senso.

In ultima analisi, la trasmissione della Bibbia ha sempre badato alla continuità dei concetti, che erano trasmessi fedelmente, e non del testo che veniva tradotto, adattato e ampliato e sistemato. Stravolgere il contenuto in nome della forma come fa Biglino è la cosa più assurda e innaturale che si possa fare.

Eppure, Biglino ha successo. Ha successo nonostante quanto sostenga non abbia in alcun modo nessuna credibilità. Ha successo perché trova terreno fertile, ha successo perché mescola elementi di cospirazionismo (“ce lo tengono nascosto”), di marxismo (“la congiura delle religioni che da migliaia di anni stravolgono il senso della Bibbia per avere il potere e tenere sottomessi i fedeli”), di materialismo (“Dio non esiste e tutto è spiegabile razionalmente”), di voglia di riscatto e di rivalsa, perché la gente vuole sentirsi migliore degli altri (“io so la verità perché leggo Biglino, mica come quelli che vanno in chiesa e si fanno fare il lavaggio del cervello”).

La verità, un bene così prezioso che Biglino mette a disposizione di chiunque possa pagare pochi euro per acquistare un libro dalla brutta grafica.

Il problema non è Biglino, il problema sono quelli che per ignoranza, arroganza e rancore, sono disposti a crederci.

Andrea Campiglio

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