PREVENIRE E’ MEGLIO CHE CURARE

“Se ci sono pazienti con solo modesta espressione di malattia è da considerare la gestione domiciliare, ammesso che questi possano essere monitorati e accuditi dai familiari.”

Quanto sopra riportato è uno dei diversi passaggi delle linee guida dell’OMS, scaricabile dal sito di FIMMG ((Sindacato e Associazione Professionale Nazionale dei Medici di Medicina Generale), tanto per ricordare che non è che sia tutto da inventare, procedure, suggerimenti e accorgimenti ci sono già e sono disponibili per la classe politica come per i sanitari, al di là dei ritardi e delle valutazioni di parte.

OMS precisa però che ci possono essere casi in cui gli ammalati possano stare a casa, cioè nei casi non gravi e questo è comprensbile, meno comporensibile l’accudimento da parte dei famigliari che potrebbero essere a loro volta contagiati, o non essere in grado per mancanza di cognizioni tecniche, una responsabilità che è di tipo sanitario e non deve essere addossata alle famiglie che spesso hanno uno o più anziani al loro interno e questi magari avrebbero diritto di essere seguiti…

L’emergenza da coronavirus ha messo in risalto carenze, tagli e mancanza di personale tali da far passare come norma il mancato ricovero, e non  si parla di paesi sperduti con bassi redditi,  ma di Paesi ricchi e attezzati (si pensava) ad affrontare qualsiasi sfida.

Le responsabilità ci sono e sono di tipo politico, mancanza di investimenti sul settore sanitario e sopratutto in Italia, interferenze incredibili di tipo politico, tanto che le nomine dei responsabili sanitari rispondono alla lottizzazione da parte dei partiti, più che alle esigenze della salute.

Torniamo alle cure domiciliari, visto che l’OMS entra nel merito:

“La cura presso il domicilio può essere presa in considerazione anche nel caso in cui il ricovero non sia possibile o risulti non sicuro (e.s. posti disponibili limitati e le risorse non sono in grado di soddisfare la domanda di servizi sanitari).”

La cura domiciliare potrebbe sostituire quella in ospedale per mancanza di posti letto, vuol dire dare per scontato che non  ci sono alternative!

Ci saranno alternative direte?

“Se tutti i casi moderati non possono essere isolati in strutture sanitarie, allora i casi con sintomatologia moderata e senza fattori di rischio potrebbero necessitare di isolamento in strutture non tradizionali, come alberghi riadattati, stadi o palestre in cui possono rimanere fino alla scomparsa dei sintomi e alla negativizzazione del test per COVID-19. “

Stadi, alberghi, edifici di grandi dimensioni aggiungiamo, possono sostituirsi agli ospedali?

Non pensiamo proprio perchè?

Se manca talvolta personale, posti letto, e strutture adeguate, come si può pensare di attrezzare ambienti non sicuri e non realizzati per scopi sanitari? Quali garanzie potrebbero dare agli ammalati e chi si assume la responsabilità in caso di aggravamento  e morte degli ammalati?

Se ci sono carenze di strumenti medici e di personale occorre ovviare con investimenti adeguati altro che “sbolognarli ” tanto per fare vedere che ce ne si occupa, senza invece fare la corretta prevenzione che potrebbe contenere ed evitare eventi di tali proporzioni e gravità difficilmente contenibili.

Fare check up almeno annuali, dovrebbero essere obbligatori, mentre si assiste un taglio per evitare costi. Se non si controlla la salute pubblica poi ci possono essere danni inevitabili, incontrollabili e fatali, il risparmio non va bene nel settore della salute.

Giuseppe Criseo per ilquotidianoditalia.it

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