IO STO CON LA BEFANA

È subito diventata virale la letterina rogatoria scritta da Tommaso Z. al premier Giuseppe Conte, per supplicarlo di avere un occhio di riguardo nel voler concedere un lasciapassare – o salvacondotto, come si diceva un tempo – per Natale, al povero Santa Claus.  Non entrerò nel merito se simile epistola sia stata realmente vergata dalla penna di un pargolo che neanche frequenta le elementari, corretta nella sua estensione grammaticale certamente, ma inquietante per ciò che essa sottende; oppure frutto di un “brainstorming” notturno voluto dall’immancabile Rocco Casalino, altissimo stratega della comunicazione governativa. Piuttosto, il piccolo Tommaso mi ha riportato alla mente un altro bambino – coloro che hanno, come il sottoscritto, edificato la propria formazione culturale sui film di Mario Monicelli, lo ricorderanno – il tristissimo e odiosissimo figlio del giornalista Giorgio Perozzi. Ligio ad ogni regola imposta, al limite del collaborazionismo più sfrontato, metodico, regolare, Luciano Perozzi, detto Lucianino, si contrappone per integerrima osservanza e integrità morale, al capocronista della Nazione di Firenze che è suo padre, con atteggiamenti che rasentano la più bieca forma di delazione e mostrano la sicumera oltraggiosa di coloro che si reputano superiori agli altri. Insomma, una maestosa, imponente e gargantuesca figura di colui che certamente in futuro avrà un grande avvenire di “leccaculo” e di fedele portaborse.

Potremmo ricordare poi che Babbo Natale sia una figura del tutto postmoderna, anzi contemporanea, creata ad arte – si fa per dire – dalla Coca Cola Company che, infatti, ne ha preteso i colori rosso e bianco e che come tale non apparterrebbe all’immaginario natalizio italiano, rappresentato invece da Santa Lucia in alcune regioni, dall’episcopale San Nicola in abiti sacerdotali azzurri e oro e infine dallo stesso Gesù Bambino, ma soprattutto dalla Befana. Sono loro che portano i doni in ricordo della nascita del Salvatore e di ciò che fecero i Re Magi giunti dagli Orienti.

Ma tutto questo non possono saperlo né il piccolo Tommaso Z. (invece Lucianino Perozzi l’avrebbe saputo) né Conte, anche perché nessuno dei due ha mai forse visto il dipinto della Cavalcata dei Magi di Benozzo Gozzoli a Palazzo Medici Ricciardi, nella città di Firenze. Altra “americanata” infatti è la presenza di “latte caldo e biscotti” che il preoccupato Tommaso preparerebbe per un infreddolito Santa Claus…forse questi avrebbe preferito un punch caldo o un bel grappino, ma il politically correct esige che si sia sobri; del resto Babbo Natale non potrebbe guidare una slitta ancorché trainata da renne se superasse il tasso alcolico consentito. Benché egli certamente entri attraverso il camino con la mascherina regolarmente indossata e forse anche con il referto del tampone d’ordinanza che lo dichiara negativo.  Lui sì, ma le renne? E gli elfi che impacchettano i regali ai bimbi buoni come Tommaso e Lucianino? Saranno mica positivi asintomatici?

Inoltre a mio immodesto parere, vorrei mi confortassero gli esperti nel campo, perché Babbo Natale avrebbe una sua “autocertificazione“ e la Befana no? Forse perché la Befana un tempo era “fascista”? Perché sarebbe una vecchia strega? Se così fosse ciò sarebbe una evidente prova di sessismo nei suoi confronti. Comunque sia l’infanzia del primo ventennio del Ventunesimo secolo è decisamente differente, mutante quasi, rispetto quella che fu la nostra di dinosauri novecenteschi, figli di una rivoluzione culturale e sessuale anarcoide, che certamente non avrebbe mai scritto una simile email, né una più semplice lettera, ma forse, al più, con lo spray nero – o rosso a seconda delle appartenenze politiche – qualche richiamo con il “K” all’allora primo ministro, e saremmo diventati crescendo come John “Bluto” Blutarsky o Simpson Day in Animal House di John Landis, mentre oggi rischiano piuttosto di essere come Doug Neidermeyer e nessun governo, mai, avrebbe osato impedirci un Toga Party!

Dalmazio Frau per opinione.it

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