IL PROGRESSISMO UCCIDE PIU’ DEL COVID

Una delle malattie del secolo, da debellare, è quella di inglobare nella propria ideologia ogni aspetto della vita e, di conseguenza, politicizzare tutto. L’ultimo esempio è la questione lockdown. Ci si chiede spesso per quale motivo a “destra” si sia sempre contro una chiusura generalizzata e si dia precedenza alla tutela del sistema economico-industriale, mentre a sinistra vige un unanime invito a stare a casa e a tutelare la salute di tutti. Questione politica?

Molti, ancorati ad una visione novecentesca, e quindi ideologica, sostengono che la ragione di tale dicotomia sia insita in una destra che pone al centro della vita dell’uomo l’economia, in un’ottica quindi capitalista e individualista, e che si contrappone ad una sinistra più orientata al bene comune ed alle necessità essenziali della popolazione.

Inutile sottolineare la totale inconsistenza di tale tesi, volta invece principalmente a creare odio ideologico più che a fornire una reale spiegazione.

Diciamolo apertamente: destra e sinistra non c’entrano. La risposta può essere invece trovata riscoprendo la Tradizione. La visione individualista oggi imperante è infatti paradossalmente coesistente con l’attuale egemonia culturale, casualmente la stessa che obbliga ossessivamente ad una presunta responsabilità. Pertanto, delle due l’una: o siamo di fronte ad una inspiegabile contraddizione, oppure è proprio “l’impero del bene”, quello progressista, ad averci portato questa Weltanschauung. E così, il progresso, orienta la vita dell’uomo verso l’assuefazione al consumo di beni e servizi, portatori di godimento e considerati come unica ragione di vita. Così facendo, alimenta anche il nichilismo, e ogni scopo nella vita degli uomini si presta a scomparire. Si arriva perciò alla moderna concezione della morte: senza scopo, la morte, alla quale nessun essere umano è mai scampato, non viene più accettata. È un tabù dal quale si ha l’illusione di poter stare lontani. E pazienza se, per tenerla lontana si rinuncia a vivere, si distruggono i legami sociali e si accetta la distruzione del sistema economico che ci tiene in vita.

Chi invece è riuscito a rinsaldare il rapporto con la Tradizione, è ben conscio che pericoli e sofferenze sono parte integrante della vita, e che è dovere di ogni uomo non lasciarsi vincere dalle paure. Questo perché l’uomo è nato per perseguire, in contrapposizione alla visione nichilista, uno scopo ben più elevato rispetto alla propria vita terrena: il bene comune, sì, ma soprattutto quello delle generazioni future. Chi ha compreso a fondo “Il Signore degli Anelli” di Tolkien, potrà ben capire. E l’economia, al contrario di quanto qualcuno afferma, non è in primis elemento di arricchimento. È piuttosto funzionale al bene comune, così come lo è permettere ai ragazzi di frequentare fisicamente la scuola. È lì che si formano il carattere, la conoscenza, e le relazioni umane. Come si può immaginare un futuro composto da generazioni che non hanno completato il proprio sviluppo? Sarà un futuro governato da automi?

Siamo tutti consci che esiste un problema di sovraffollamento degli ospedali, che il Covid non sia da sottovalutare e che anche cercare di prevenirlo sia un atto volto al bene. Ma tre aspetti sono da considerare: il primo è che alcune prevenzioni solo Dio può garantirle realmente; il secondo è che vita non è sinonimo di sopravvivenza; il terzo è appunto l’imperativo di guardare al futuro dell’essere umano.

Niente destra, quindi, e niente sinistra. Solo progressismo nichilista contrapposto alla visione tradizionale della vita. E, si badi bene, Tradizione non è passatismo, ma eternità. Poi, che la politica si faccia promotrice dell’una o dell’altra tesi, è funzionale al gioco tra incapaci e comodi oppositori.

Siamo ben consci che la nostra sia solo una presa di coscienza: siamo infatti figli del nostro tempo e morire di Covid ci darebbe non poco fastidio, per usare un eufemismo. Lo eviteremmo molto volentieri. Ma una raccomandazione è doverosa: diffidate dagli individualisti che parlano di bene comune. La loro pelle verrà comunque sempre prima di quelle di un’intera generazione.

Lorenzo De Bernardi

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