E’ TEMPO DI RIVOLTA. MA QUELLA VERA

Mi domando – razionalmente – quali siano le aspettative di chi preconizza un seguito popolare alle spontanee ribellioni di Napoli e dintorni di queste ore.La rivolta (quella vera) dei gilet gialli francesi che ha bloccato un’intera nazione, durata mesi con l’assalto a Parigi dei ministeri e repressa nel sangue non ha forse insegnato niente? Una protesta strutturata e presente ai quattro lati della Francia, più volte interamente bloccata, scatenatasi contro le riforme economiche ultraliberali di Macron, si è consumata nell’indifferenza generale dell’opinione pubblica internazionale, attenta a occuparsi solo dei temi scelti da chi gestisce la regia dell’informazione mondiale. Che tipo di speranze possono avere ora qualche centinaio (o migliaio) di giovani napoletani e campani che si oppongono a coprifuoco e confinamento di fronte ai milioni di pandementi, presenti in tutta Italia, terrorizzati ad hoc sulla pericolosità dei contagi dalla banda di Governo?

La strada scelta dalle elites mondiali dovrebbe essere evidente per tutti: resettare l’economia e la società (almeno in quella parte di mondo definita ‘Occidente’) per imporre nuovi modelli di riferimento.Ecco quindi, come, dopo l’imposizione del culto laico immigrazionista caro alle bande di arcobalenati ‘restiamoumanisti’, voluto allo scopo di importare mano d’opera a basso costo (l’esercito industriale di riserva come lo definiva Karl Marx) per cancellare gli antieconomici benefit garantiti dallo Stato Sociale – frutto di decenni di conquiste e sacrifici di tutti i lavoratori – arrivare la ‘pandemia’ giunta dalla Cina e con essa il pretesto per distruggere le basi dei rapporti umani alla base della socialità.Casualmente è proprio il ‘modello cinese’ quello usato per combatterlo, mentre le susseguenti, automatiche, ipotesi di complotto non fanno altro che intorbidare le acque.Dalle accuse ai cinesi di essere mangiatori di topi e pipistrelli a quella di rappresentare uno Stato ‘comunista’ abbiamo assistito a un florilegio di esternazioni – a ogni livello – di desolante superficialità.

Nella realtà la Cina rappresenta il vero pilastro mondiale del liberalismo economico, protetto da un regime para-dittatoriale, dove non possono esistere conflitti sociali e neppure limiti allo sfruttamento dei lavoratori, un po’ come l’esperimento avvenuto – più in piccolo – nel Cile di Pinochet negli anni 70/80. Qui tutto è lecito, purché ne accresca la produzione ipertrofica di merci a basso costo che invadono il mondo, così come l’accumulo di ricchezze nelle mani di pochi.Qui è nato il ‘confinamento’ su grande scala di milioni di individui, qui si sono viste le prime terrificanti immagini di morte, qui i primi crematori in azione per distruggere i corpi (e le prove) effetto dell’epidemia, qui l’esercito schierato per imporre comportamenti sociali indicati come pericolosi.

Conte e i paesi europei non stanno facendo altro che ripetere il ‘modello cinese’ per questa presunta ‘seconda ondata’, quando peraltro la vita in Cina è da tempo tornata alla normalità.L’obiettivo in Occidente non è, evidentemente infatti, distruggere un virus ma minare le basi della società.Del resto, come si dice, l’uomo è un ‘animale sociale’ che da sempre tende e riunirsi e ad accompagnarsi coi propri simili. Anche i più razionali vivono purtroppo, però, di comportamenti istintivi, radicati da millenni nel DNA e tra essi, il più forte è proprio il timore dell’ignoto in particolare quando è affrontato da soli. 

Attraverso la cinica strategia di isolarci e terrorizzarci nello stesso tempo non fanno altro che amplificare gli effetti di questi due aspetti, che entrano così drammaticamente in risonanza tra loro.Privati dei contatti sociali, terrorizzati da un’altalena di notizie via via sempre più ansiogene, lasciati nella mani dei notiziari TV, abbandonati da chi dovrebbe assumerne il ruolo di guida (dal Governo all’oppoFinzione, fino ai Presidenti di Regione) gli italiani, oltretutto aizzati gli uni contro gli altri, divisi tra ‘covidioti’ e ‘negazionisti’, possono ormai solo contare su loro stessi.

La vera rivolta – se mai verrà – dovrà partire da un preciso e ineludibile elemento: denunciare alla base gli inganni e i loro perfidi e interessati complici.Altrimenti i fuochi di rivolta verranno prontamente riassorbiti grazie al consolidato metodo praticato nei confronti del popolo sin dall’antica Roma: panem et circenses che oggi si potrebbe declinare in movida e Campionato di calcio e tutto finirebbe finché la rana non sarà bollita al punto giusto, anche se non ci vorrà più ancora molto.

Gianluca Castro

1 Commento su E’ TEMPO DI RIVOLTA. MA QUELLA VERA

  1. Buongiorno. Caro Gianluca, i mass-media sono poteri molto forti. Mi rendo conto, nel mio piccolo osservando e ascoltando le persone con cui, nella mia vita privata, ho a che fare, che sono troppo addomesticate dalla tv. Quando accenni che c’è un nuovo ordine mondiale ti guardano come se parlassi di complesse operazioni matematiche; gli entra da un orecchio e gli esce dall’altro. L’unico sistema per svegliare le persone è che, purtroppo, dovremmo trovarci tutti nella cacca. A quel punto, le persone toccherebbero con mano il cambiamento in atto. Grazie e buona giornata

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